4 luglio, festa liturgica del beato Pier Giorgio Frassati

La coerenza tra fede e vita

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di Roberto Falciola* - La storia di Pier Giorgio Frassati (Torino, 1901-1925) è racchiusa in soli ventiquattro anni di vita. Pochi, si può dire. Ma se si riesce a immaginare ventiquattro anni spesi intensamente minuto per minuto, si intuisce quanta ricchezza si sia sprigionata in essi. Ciò spiega l’attrazione esercitata dalla sua figura su ormai parecchie generazioni di giovani, nello scorrere di un secolo, a partire dai ragazzi della Gioventù Cattolica degli anni Trenta per arrivare ai pellegrini delle recenti GMG, dopo aver assunto una dimensione internazionale tale da essere forse più conosciuto e amato all’estero che in Italia.
Anche nell’incontro con i giovani di oggi, Pier Giorgio Frassati si impone in modo affascinante. È indubbio che, nei quasi trent’anni trascorsi dalla beatificazione del 20 maggio 1990, Frassati abbia conosciuto un’ulteriore riscoperta e un allargamento della notorietà.
La coerenza tra la fede professata e la vita vissuta è necessità e nodo cruciale di sempre per il credente. Ma oggi è tema che si pone talvolta con accenti angosciosi, specie per i giovani, spesso lasciati soli e senza strumenti anche nelle comunità più valide e ricche di risorse.

La vita di Pier Giorgio Frassati è una provocazione notevole, perché dimostra, con la stessa evidenza di un teorema matematico o di un esperimento scientifico, che essere giovani cristiani fedeli, coerenti, felici, realizzati, gioiosi è possibile. Che la vita di un giovane cristiano non è legarsi a un palo e tapparsi le orecchie per resistere alle numerose e suadenti sirene che nel nostro mondo cercano di accalappiarsi la sua anima, ma è invece un’esplosione di libertà, capace di travolgere, sconvolgere, provocare, reinterpretare i canoni correnti, vivendo secondo ciò che si sente essere giusto, volgendo tutta la persona alla Verità come il girasole si volge alla luce.
L’eroicità di Pier Giorgio si è dispiegata nella «normale» vita quotidiana all’interno di un contesto familiare e sociale in realtà abbastanza fuori dal comune.
Pier Giorgio infatti era figlio di Alfredo Frassati, di stirpe biellese, proprietario dell’influente quotidiano «La Stampa», senatore del Regno d’Italia e poi ambasciatore a Berlino. Famiglia di alta borghesia, dunque, status conquistato mediante il severo esercizio di virtù quali il dovere, l’onore, l’onestà, il rigore morale, la schiettezza, il coraggio imprenditoriale, la sagace visione politica.
Pier Giorgio cresce, con la sorella Luciana più giovane di un anno, in questa famiglia che in un clima educativo rigido, come è stile dell’epoca, gli insegna la fedeltà in alcune norme etiche che troveranno poi la loro più piena espressione nella sua vita cristiana.

Dio si fa strada in Pier Giorgio in modo misterioso. In famiglia riceve le prime scintille della fede dalle parole della madre, Adelaide Ametis (il padre è liberale ed agnostico), ma la religiosità un po’ formale che da lei traspare si trasforma nel figlio nell’esplosione irrefrenabile della grazia di Dio.
Dio cattura Pier Giorgio sin dall’infanzia, lo guida a scoperte decisive (la comunione quotidiana, all’Istituto Sociale dei Gesuiti a tredici anni), e Pier Giorgio si lascia condurre fiduciosamente su strade che portano lontano.
Pier Giorgio vive le dimensioni che anche oggi sono caratteristiche dell’età giovanile: la famiglia, lo studio, l’amicizia, il tempo libero, l’aprirsi progressivo ai problemi del mondo, la ricerca di un progetto di vita in cui si possa dispiegare la libertà che sente urgere prepotentemente dentro di sé. Attraversa quindi le tensioni e gli entusiasmi di ognuno, ma lo fa in modo che lascia stupiti e desiderosi di imitarlo.
Sono note anche le sue molteplici appartenenze alla variegata realtà ecclesiale: è iscritto all’Azione Cattolica, alla FUCI, alle Conferenze di San Vincenzo, all’Apostolato della Preghiera e ad altre associazioni, a ventuno anni entra nel Terz’Ordine domenicano.

Le sue giornate si dipanano tra lo studio dell’ingegneria mineraria al Politecnico di Torino (condotto con molto impegno perché sentito come dovere e preparazione al lavoro), le relazioni amicali, la vita associativa, la formazione personale (in primo luogo attraverso la Parola di Dio), la preghiera, la messa, l’attenzione alla situazione politica (il figlio del Frassati noto liberale è iscritto al Partito Popolare!), e soprattutto un’incessante quanto nascosta opera di dedizione ai poveri.
Lo «studente che corre sempre», come viene chiamato da alcuni compagni, è talmente quotidiano e umile, schivo da proclami, da ruoli di rilievo, da gesti clamorosi, che solo dopo la sua morte apparirà con nettezza che non è solo un «bravo ragazzo». È un uomo che nel pieno della giovinezza, con una maturità che stupisce, ha consacrato ogni istante a restituire a Dio il dono della vita ricevuto gratuitamente, ha accettato di condividere le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del suo tempo, ha saputo sciogliere tutti i legami che lo tenevano avvinto alle leggi del mondo per accettare poi di legarvisi, con la libertà dei figli di Dio, affinché il mondo sia santificato.
La sua fedeltà al Vangelo è di una semplicità disarmante; la sua capacità di accogliere il comandamento dell’amore come sigillo della vita quotidiana fa sì che si sviluppi nel suo cuore un’apertura alle necessità dei fratelli tale da provocare un dare quasi senza limiti. La collezione di testimonianze della sua fede e della sua carità è realmente impressionante per vastità, profondità e altezza delle vette raggiunte.

Nel frattempo, è un giovane che gusta e assapora la bellezza del creato (con l’ormai celebre passione per la montagna, che oggi ricordano in modo originale i Sentieri Frassati istituiti dal CAI nelle varie regioni italiane) e le diverse forme dell’arte, che sperimenta novità destinate a pervadere la vita comune (il telefono, l’automobile), che vive con intensità la dimensione dell’amicizia (come non ricordare la Società dei Tipi Loschi, che unisce i ragazzi e le ragazze della FUCI in un legame ludico e spirituale ad un tempo?).
Sono, questi ultimi, alcuni dei fattori che permettono ai giovani di oggi di percepire il messaggio di Pier Giorgio non solo come autentico, ma come particolarmente efficace e convincente. Pier Giorgio ha vissuto la giovinezza dedicando il proprio tempo alle attività che i giovani di oggi fanno a loro volta (lo studio, lo sport, le amicizie, il tempo libero,…) con a disposizione mezzi che, se per lui erano frutti del "privilegiato" status altoborghese della famiglia, oggi sono comuni a tutti (l’auto, il telefono, i viaggi, l’accesso alle notizie del mondo…).

Un altro dato che affascina oggi i giovani è la testimonianza dell’integrazione personale: Pier Giorgio è un uomo che, attraversando le prove piccole e grandi della vita, tiene insieme la sua persona e porta in ogni situazione, in ogni problema, in ogni dimensione dell’esistenza la ricerca intatta della fedeltà a Gesù Cristo. C’è il dolore, ma non c’è mai il tentennamento; c’è la tentazione, ma non c’è mai il cedimento, il buttar via qualcosa di sé; e tutto ciò senza sacrificare nulla del proprio essere giovane, ma godendo della vita fino in fondo. È una cosa che inevitabilmente impressiona i giovani che vivono il nostro tempo della frammentazione della cultura e di sé.
Infine, dalla sua figura proviene un forte messaggio vocazionale. Per un giovane cresciuto nella Chiesa postconciliare, trovarsi di fronte Pier Giorgio significa incontrare (finalmente, si potrebbe dire) un’incarnazione vera e viva del modello di cristiano che sin da piccolo gli è stato trasmesso. Un incontro che dice, più di ogni teoria, che vivere da giovani cristiani in un mondo complesso è davvero possibile, non è un sogno fasullo o un ideale mal riposto.

In relazione a questo aspetto, emergono molte attuali «provocazioni» circa l’identità cristiana dei giovani laici. Per Pier Giorgio il legame tra carità, impegno sociale e impegno politico era del tutto naturale e consequenziale. Non era per lui concepibile dare attenzione al povero senza contemporaneamente mantenere costante l’attenzione alle dinamiche sociali e agli avvenimenti storici, al dibattito di idee e alla progettazione politica in corso nel Paese e nel mondo. La fede, continuamente alimentata dalla preghiera, dalla vita sacramentale, dal rapporto con la Parola di Dio, era per lui un potente fascio di luce da orientare su ciò che lo circondava per individuare quelli che chiamiamo oggi i segni dei tempi: il discernimento laicale in azione.
Questo aspetto della testimonianza frassatiana sembra però oggi colpire meno la fantasia e l’attenzione spirituale dei giovani cristiani rispetto, per esempio, alla frequenza delle adorazioni notturne o alla fondazione della Società dei Tipi Loschi, aspetti che appaiono più immediatamente «replicabili» oggi (sono nate di recente alcune esperienze di amicalità cristiana di stampo frassatiano). Non potrebbe essere altrimenti, probabilmente, perché la ricerca di sé e di un radicamento è talmente primaria per i giovani contemporanei da costringere forse a rimandare a un «domani» più o meno vicino discorsi di impegno e civiltà.
Ma, nel contesto attuale, il messaggio di Pier Giorgio ha una carica davvero contemporanea, affermando uno stare nel mondo a tutto tondo che fa sì che il cristiano si senta «al suo posto» non solo in famiglia, sul lavoro, nei rapporti affettivi, ma anche dentro la cultura e la storia del suo tempo. Un discorso serio sulla laicità e sul discernimento cristiano, innestato su un fondamentale percorso di spiritualità, potrebbe forse essere una delle dorsali di un’efficace pastorale giovanile oggi, e trovare in Frassati un testimonial eloquente.
Tanto più che da Frassati giunge anzitutto un esempio di stile, di un modo di stare nel mondo da cristiani; non viene certamente l’invito a cercare potere o posti di preminenza (non fu mai capo né presidente di nulla) ma ad essere attenti, vigili, partecipi, con uno stile di forza e di pacatezza insieme che potrebbe costituire ispirazione per un pensiero e un’azione politica in un tempo burrascoso quale il nostro.

*Vice postulatore della causa di canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati, presiede l’Opera diocesana P.G. Frassati di Torino. Redattore editoriale e scrittore. È responsabile dell’Ufficio Stampa e Comunicazioni Esterne di Effatà Editrice.

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Piccola antologia frassatiana

Con la violenza si semina l’odio e si raccolgono i frutti nefasti di tale seminagione, colla carità si semina negli uomini la Pace, ma non la pace del mondo, la Vera Pace che solo la Fede di Gesu Cristo ci può dare affratellandoci gli uni cogli altri.
(Dagli appunti per un discorso sulla carità).

E tanto più in questo momento grave attraversato dalla nostra Patria, noi cattolici e specialmente noi studenti abbiamo un grave dovere da compiere: la formazione di noi stessi. Noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i più belli anni della nostra vita, come purtroppo fa tanta infelice gioventù, che si preoccupa di godere di quei beni che non arrecano bene.
(Dal discorso ai soci del circolo della Gioventù Cattolica «Milites Mariae», 30 ottobre 1922).

Da oggi voi siete entrati a far parte della grande famiglia della «Gioventù Cattolica Italiana»; tenete alto il posto che il Signore nella Sua Bontà ha voluto assegnare a voi.
(Dal discorso all’inaugurazione del circolo dei giovani di Azione Cattolica a Pollone, 29 giugno 1923).

Come prepararsi al grande trapasso e quando? Siccome uno non sa quando la Morte verrà a prenderlo, è grande prudenza ogni giorno prepararsi per morire lo stesso giorno; quindi d’ora in poi cercherò di fare tutti i giorni un piccolo preparamento per la morte, per non dovere trovarmi impreparato in punto di morte e dovere rimpiangere gli anni più belli della gioventù, sprecati dal lato spirituale.
(Dalla lettera ad Antonio Villani, 19 luglio 1923).

Tu mi domandi se sono allegro; e come potrei non esserlo? finché la Fede mi darà forza, sempre allegro! ogni cattolico non può non essere allegro: la tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici; il dolore non è la tristezza, che è una malattia peggiore di ogni altra.
(Dalla lettera alla sorella Luciana, 14 febbraio 1925).

Ogni giorno di più comprendo quale grazia sia essere cattolici. Poveri disgraziati quelli che non hanno una Fede: vivere senza una Fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere ma è vivacchiare.
(Dalla lettera a Isidoro Bonini, 27 febbraio 1925).

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Nell’ambito della Sesta settimana nazionale dei “Sentieri Frassati” 2018 ancora in corso, vi segnaliamo gli appuntamenti in programma il prossimo fine settimana. Il 7 e 8 luglio si svolgerà il consueto trekking di due giorni sull’intero “Sentiero Frassati” della Campania, organizzato congiuntamente dall’Azione Cattolica Regionale Campania coadiuvata dall’Ac diocesana di Teggiano-Policastro, dalla Sezione di Salerno del Cai, dalla Sottosezione “Pier Giorgio Frassati” della Giovane Montagna, dal Comune e dalle Comunità Parrocchiali di Sala Consilina (rif. don Antonio 347.4978709 – Emiliano 331.8341814 - iscrizioni entro il 4). L’appuntamento è alle 17,00 del sabato presso il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte a Padula, dove ad accogliere gli escursionisti ci saranno tra gli altri il vescovo di Teggiano-Policastro mons. Antonio De Luca, custode del sentiero, e la Presidente diocesana dell’Ac Olga Manolio. Cena comunitaria tra le vie del centro storico di Sala Consilina e successiva salita in notturna al Santuario di San Michele, dove si pernotterà con sacco a pelo. Il cammino proseguirà al primo mattino di domenica con l’ascesa verso la Cappella della Madonna di Sito Alto.

A questo appuntamento si aggiungono due novità, entrambe previste per sabato 7 luglio. In ricordo del centenario dalla fine della Grande Guerra, l’Azione Cattolica della diocesi di Trento (0461.260985 - segreteria@azionecattolica.trento.it), Vita Trentina e Montagna Giovani lasciano per quest’anno una delle tappe del proprio Sentiero Frassati e invitano tutti a percorrere un breve tratto del “Sentiero della Pace”, dall’Ossario di Castel Dante a Rovereto (ritrovo alle ore 9) fino alla cima Zugna lungo sentieri che passano tra trincee e postazioni, meditando su quanto scriveva lo stesso Pier Giorgio Frassati: «Con la violenza si semina l’odio e si raccolgono poi i frutti nefasti di tale seminagione, con la carità si semina negli uomini la Pace, ma non la pace del mondo, la vera Pace che solo la Fede di Gesù Cristo ci può dare affratellandoci gli uni con gli altri».

Fuori dal proprio “Sentiero Frassati” anche l’Azione Cattolica della Basilicata, che ha scelto di percorrere, in memoria di Pier Giorgio Frassati, le strade di ogni diocesi della regione, a rotazione, quale richiamo ai giovani e non solo che quel modello di vita va incarnato in tutto il proprio territorio, per ogni sentiero di vita. Appuntamento a San Severino Lucano alle 10:30 per poi mettersi in cammino alla volta del Santuario della Madonna del Pollino, dove alle 16 ci sarà la Santa Messa presieduta da mons. Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi di Tursi-Lagonegro. Buon cammino a tutti!