L’Azione Cattolica e la Settimana sociale 2013

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di Franco Miano – Sedici convegni pubblici in tutta Italia, dialogando con le persone, i territori e le istituzioni locali sul tema al centro dell’assise torinese: Famiglia, speranza e futuro per la società italiana. Il contributo di riflessioni e idee che l’AC offre alla prossima Settimana sociale a partire dal suo quotidiano impegno culturale ed educativo a favore della famiglia

La 47a Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà a Torino dal 12 al 15 settembre, trova nell’Azione Cattolica un’attenzione vivace e propositiva. Un’attenzione manifestatasi concretamente in un percorso significativo, realizzato attraverso sedici incontri, uno per regione, nei quali il tema della Settimana, “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”, è stato trattato con sfaccettature diverse.

Un percorso di preparazione e traduzione, nella linea della continuità

Sono sfaccettature che hanno colto la famiglia in rapporto al territorio, all’educazione, allo stile di sobrietà, alla formazione alla cittadinanza, al bene comune, all’Europa, al Concilio, alla scuola, alla cultura e allo sviluppo, in un’ottica di corresponsabilità con la Chiesa e la società. Si è voluto in tal modo, così come era avvenuto in vista della precedente Settimana, che la riflessione si legasse alle esigenze e alle attese del territorio, da un lato, e che l’approfondimento sulla problematica fosse ampiamente diffuso, dall’altro.

L’impegno dell’Azione Cattolica in occasione della prossima Settimana sociale, dunque, si colloca nella linea di una tradizione consolidata. L’Associazione, cioè, sulla scia del beato Giuseppe Toniolo che delle Settimane fu l’ideatore, ha sempre posto particolare attenzione a tali iniziative, non soltanto nella preparazione e nella partecipazione ad esse, ma anche nella traduzione dei loro esiti. Si tratta, quindi, di un’attenzione rivolta non unicamente alla Settimana che si svolgerà a Torino e alla problematica della famiglia; si sono avute e si hanno a cuore, piuttosto, le Settimane nella loro globalità e l’insieme delle questioni da esse affrontate nel tempo. Tutto ciò rafforza e valorizza la specifica preparazione in vista della 47a Settimana.

L’Azione Cattolica e la famiglia: un impegno costante e quotidiano

L’impegno di AC per la famiglia non interessa soltanto quest’anno particolare, né ha carattere di straordinarietà, ma è costante e quotidiano. Ciò risulta evidente a partire dal nuovo Statuto (cfr art. 9) fino al Documento della XIV Assemblea, che invita a “riconoscere, valorizzare e sostenere la soggettività della famiglia, nelle sue diverse stagioni e condizioni di vita, quale luogo primario di annuncio del Vangelo, di accoglienza, di educazione alla vita e alla fede e di responsabilità ecclesiale e civile” (II,3).

La proposta dell’AC, nella sua interezza, è per la famiglia. La scelta profetica dell’unitarietà va infatti vista anzitutto come la volontà di costruire in associazione uno stile familiare. Quello stile con cui l’Azione Cattolica ha ripensato se stessa a partire dal Concilio. Si intende certamente, cioè, dare centralità alla persona, guardandola, però, non come entità isolata, ma in un contesto relazionale. Da qui la volontà e lo sforzo di costruire un’associazione intergenerazionale, in cui il dialogo tra persone di età diverse viene vissuto, sperimentato e valorizzato.

Accanto a questo stile familiare, che connota tutta l’AC, vanno considerate le tante attenzioni e iniziative specifiche dedicate alla famiglia. Basti pensare agli itinerari dei gruppi di famiglie e coppie, ai percorsi dell’ACR insieme ai genitori, ai cammini per i fidanzati e gli sposi, ai molteplici incontri che si promuovono, agli eventi ecclesiali a cui si partecipa, ai percorsi di spiritualità attivati, alla riflessione culturale, ai tanti momenti di incontro tra generazioni diverse, all’attenzione per i temi della cittadinanza e dell’affettività, ai numerosi progetti ideati e realizzati, al rapporto con l’Ufficio famiglia della Cei e con il Forum delle associazioni familiari, ai tanti testi prodotti per sostenere i diversi cammini. Si comprende così che la struttura unitaria dell’AC aiuta a mettersi davvero in ascolto delle famiglie e della famiglia. Si tratta inoltre di itinerari non estemporanei, ma sostenuti da una ricerca di carattere ampio e da un’elaborazione approfondita, che si traducono in una proposta formativa impegnativa, efficace, attenta ai segni dei tempi e ai mutamenti del linguaggio. Tale impegno, concretizzato anche grazie all’Area Famiglia e vita, dovrà ancor più e meglio risaltare, in futuro, come una dimensione portante della vita associativa (cfr relazione XIV Assemblea).

In una dimensione prospettica e propositiva

Se l’impegno per la famiglia è una costante per l’Azione Cattolica, esso assume certamente maggior forza in vista della Settimana sociale, ponendosi in una dimensione prospettica e propositiva, anche sulla base di quanto emerso dai sedici convegni regionali.

Un impegno a livello culturale

Un impegno anzitutto di carattere culturale, teso alla promozione della famiglia, della vita, dell’educazione: un orizzonte di problematiche strettamente congiunte tra loro, che si continua ad approfondire.

È quindi necessario uno sforzo ulteriore in tal senso, soprattutto in un momento storico in cui tali realtà e dimensioni sono trascurate, se non screditate, a causa, come pone in evidenza il Documento preparatorio alla 47a Settimana sociale, della “frammentarietà dell’esperienza contemporanea” e dalla “pretesa autosufficienza umana”, che portano l’uomo a “concepirsi come una monade” (cfr n. 4). Va invece considerato che è proprio “l’amore tra uomo e donna che genera la comunità”, di cui la famiglia stessa è modello (cfr nn. 8 e 12).

Impegnarsi, dunque, per costruire o ricostruire una cultura che tenga in giusta considerazione la famiglia, la vita e l’educazione finisce per divenire una modalità per edificare la comunità e favorire la comunione. La famiglia – afferma ancora il Documento – è “custode della vita”, per costruire una civiltà “in grado di difendere la vita dei più deboli, dei nascituri, dei più poveri e degli ammalati”, così che essa non si condanni alla disumanizzazione e finisca per rinnegare i suoi principi democratici (cfr. n. 13). La famiglia costituisce “il germe e il modello di una società in cui vige il primato della relazione intersoggettiva (…); è un noi organizzato e vissuto stabilmente, sulla base di una comunione di amore e di vita, di insieme di relazioni, teso a conseguire il bene comune dei coniugi e il bene comune del noi coniugale allargato, cioè la società parentale, la società degli uomini e delle donne chiamate a vivere insieme nella pace, nella giustizia e nella solidarietà” (n. 8).

Un impegno a livello educativo

Occorre dunque impegnarsi per porre in luce la centralità famiglia nell’orizzonte educativo, incentivando la responsabilità genitoriale e sostenendo l’esercizio della funzione educativa in famiglia, “creando forme di sostegno alla genitorialità e spazi di ascolto e dialogo tra genitori e figli” (cfr n. 18). Pur assumendo e conservando la sua centralità educativa, la famiglia è però chiamata a porsi in una efficace e viva interazione con altre realtà, quali la scuola, la comunità e la molteplicità di forme e realtà che oggi incidono sul piano educativo, costruendo autentiche “alleanze”, che conducono alla crescita della persona, e quindi della società.

Nella prospettiva di un impegno a livello educativo, non va dimenticata, inoltre, la capacità dell’Associazione in quanto tale di tessere i fili di una serie di relazioni educative. L’impegno educativo ha sempre rappresentato e continua a rappresentare un elemento caratterizzante per l’Azione Cattolica a tutti i livelli sia nel senso dell’attenzione al valore cardine dell’educazione nella famiglia, a scuola, nella stessa vita della Chiesa, nella vita della società pur nella complessità delle sue trasformazioni, sia nel senso dell’impegno per un adeguato accompagnamento dei soci attraverso cammini formativi che sappiano guidare ad una piena presa di coscienza del senso stesso della propria vita, del proprio posto nella storia, del proprio contributo da dare alla società (cfr relazione XIV Assemblea).

Un impegno a livello politico

Per costituirsi, vivere, testimoniare, essere significativa nel tessuto ecclesiale e sociale, la famiglia ha però bisogno di adeguate politiche fiscali, lavorative, economiche ed abitative, di servizi e di condizioni che agevolino la sua esistenza, di cura dell’habitat, di attenzione ai problemi della mobilità e alla qualità della vita. Un welfare, in sostanza, che dia “una reale cittadinanza sociale alla famiglia (…), esplicitandone la vocazione sociale e rendendola un fatto visibile e pubblico, socialmente, politicamente ed economicamente rilevante” (cfr Documento preparatorio alla 47a Settimana sociale n. 22). È quindi necessario far sì che tutto ciò sia reso possibile, individuando e proponendo alcuni percorsi possibili.

L’ottica da assumere non è certamente quella assistenzialista. “Diventa fondamentale – afferma il Documento al n. 17 – un ‘approccio promozionale’ nei confronti della famiglia, proposto come criterio essenziale per la progettazione e la realizzazione di politiche sociali e familiari realmente sussidiarie. Secondo tale prospettiva le risposte che il sistema politico e sociale deve attivare di fronte ai bisogni delle famiglie non devono porsi nell’ottica esclusiva di ‘risolvere i problemi’, ma devono in primo luogo cercare di ‘rimettere in moto’ il sistema famiglia, considerandolo non come destinatario passivo di prestazioni, ma come partner attivo di un percorso di aiuto in cui sia il portatore di bisogno (la famiglia, da sola o, meglio ancora, associata ad altre famiglie) sia il prestatore di aiuto (servizi, enti locali, governo centrale) progettano e realizzano insieme percorsi di uscita dalle condizioni di mancanza e di bisogno”. In tal modo, le famiglie acquisiranno “una consapevolezza più forte del loro ruolo sociale e della loro responsabilità pubblica, nonché della loro soggettività di fronte all’agire degli altri sottosistemi (politico, amministrativo, economico” (n. 22), in un interscambio vitale e arricchente tra famiglie e società.

Una solidarietà interfamiliare

Se invochiamo forme e modalità di supporto alla famiglia, non vogliamo però limitarci a formulare richieste e a sollecitare interventi. Come famiglie di AC e come comunità ecclesiale, infatti, ci mobilitiamo in prima persona per essere e sempre più divenire rete di reciproco sostegno tra famiglie.

In questo compito l’Azione Cattolica è facilitata, perché può mettere in campo un’articolata presenza sul territorio, che consente di conoscere i problemi delle singole realtà familiari e di affrontarli con forza e discrezione allo stesso tempo. Ogni gruppo di AC è quindi chiamato a operare per accrescere una solidarietà che parta dall’ascolto, dalla vicinanza cordiale, dall’attenzione costante e affettuosa, dall’immediatezza dell’accoglienza, dalla capacità di essere vigili sulle situazioni di difficoltà che spesso vive chi ci sta accanto, forse senza renderle manifeste per pudore e riservatezza. “E strategico – afferma il Documento al n. 17 - valorizzare le forme associative e solidaristiche tra famiglie, a partire dalle esperienze più informali di mutualità e di auto-aiuto, a livello di vicinato e di comunità locali, fino ad arrivare a dimensioni associative di livello nazionale e sopranazionale, in cui le famiglie esprimono anche autonomi progetti culturali, sociali e politici”.

Una solidarietà semplice e naturale, ma proprio per questo efficace, perché esercitata da famiglia a famiglia, con il tramite di quella “famiglia” che l’Azione Cattolica e la Chiesa rappresentano.

Il miracolo dell’amore

L’attenzione alla famiglia e alle famiglie trae origine e allo stesso tempo trova linfa vitale nella riscoperta del valore profondo dell’amore, che si esplicita nel matrimonio e nella coniugalità. È il “miracolo dell’amore” che, con la sua forza propulsiva, è capace di trasformare le persone, la vita, la realtà, perfino la storia.

“Il miracolo dell’Amore – afferma il Documento al punto 1 – consiste nella grandezza e nella bellezza della relazione interpersonale, che ci avvicina a Dio stesso. Amore è stato scritto con l’iniziale maiuscola proprio per simboleggiare che nell’amore umano è iscritto il mistero stesso di Dio, che «è Amore» 1Gv 4,8”. L’amore, dunque, va visto non come una dimensione edulcorata della vita, ma come una forte passione che coinvolge tutti, che impegna in una relazione positiva, generosa, serena verso l’altro e gli altri. L’amore ha un carattere rivoluzionario ed è strettamente collegato alla responsabilità e all’educazione (cfr relazione XIV Assemblea). Il miracolo dell’amore non va quindi inteso in senso retorico o falsamente romantico. Esso sta a indicare, piuttosto, l’importanza di legami capaci di sostenere la vita delle città e di cui, oggi ancora più di ieri, si avverte particolare il bisogno. La logica cristiana dell’amore va a beneficio non di un ambito ristretto, familiare o ecclesiale, ma dell’intera società. Tutto questo si è sempre potuto constatare nella storia della Chiesa e del Paese, la cui vita è stata ed è sostenuta da tante famiglie che, pur tra problemi e ostacoli, continuano a sperimentare la bellezza dei legami e a combattere quella logica iperindividualistica che rappresenta uno dei mali più forti del Paese (cfr tavola rotonda Le famiglie nella città, Milano, 13 gennaio 2013).

(Questo articolo è pubblicato sulla rivista Dialoghi (n. 2/2013), il trimestrale culturale dell’Azione Cattolica Italiana)