XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

Ponti di memoria, luoghi di impegno

Versione stampabileVersione stampabile

Il 21 marzo si svolgerà a Messina e in contemporanea in tanti luoghi d’Italia la XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Nel primo giorno di primavera, simbolo di rinascita, la rete di Libera, di cui fa parte l’Azione Cattolica, gli enti locali, le realtà del terzo settore, le scuole e tanti cittadini, assieme alle centinaia di familiari delle vittime, si ritroveranno per ricordare nome per nome tutti gli innocenti morti per mano delle mafie, creando in tutto il Paese un ideale filo di memoria, quella memoria responsabile che dal ricordo può generare impegno e giustizia nel presente.
Vi proponiamo la bella testimonianza di Francesca Vannini Parenti del Comitato Addiopizzo e co-fondatrice, insieme a Dario Riccobono ed Edoardo Zaffuto, di Addiopizzo travel, progetto di turismo etico e responsabile a sostegno di chi ha detto no alla mafia.

Fare memoria è una di quelle attività in cui cerchi di cimentarti fin da bambino, se sei nato in una terra di mafia. Ti senti dire quotidianamente che la mafia è forte, che sono loro ad aver bruciato quel negozio, che quando un giorno cercherai lavoro devi stare attento alle lusinghe della mafia, tanto che impari presto a capire che arriverà un giorno in cui dovrai scegliere e far vedere dalle tue azioni da che parte stai.
E poi ti raccontano delle vittime. Storie antiche o storie recenti, impari presto anche a riconoscere i nomi di chi non c'è più, di chi è stato reputato troppo scomodo per continuare a vivere.
Per chi come noi si è formato negli anni Novanta, a questo si aggiunge lo shock di quella stagione maledetta del 1992, quando un autostrada prima e una via di Palermo poi saltarono in aria portandosi via due magistrati, il meglio che questa terra aveva prodotto in termini di onestà e rigore morale.
Da quel momento la memoria diventa un dovere, mancare alle manifestazioni, ai concentramenti, ai forum come ai sit-in diventa impossibile, perché lontano da quelle piazze ti senti di tradire quella memoria che ti hanno insegnato a coltivare.
Però...
Però con il tempo non ti basta più la sola dimensione partecipativa, quella che dura l’arco di poche ore e ti lascia emozioni forti, perché l’indomani ti ritrovi a riflettere sempre sulla stessa domanda: “cosa posso fare io concretamente per contrastare la mafia? C’è qualcosa, un’azione quotidiana, una pratica, che ci possa distinguere, gli onesti dai paramafiosi, gli impegnati dai disinteressati? E' sufficiente esserci nei momenti di cordoglio per decretare il nostro essere contro?
Quando nel giugno del 2004 abbiamo detto che Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità avevamo appena cominciato a costruire una strada per rispondere a quella inquietudine, a quella domanda.
Per noi di Addiopizzo, creare una strategia innovativa di contrasto al racket, basata sul consumo critico ovvero la scelta responsabile di dove effettuare gli acquisti, impegnandosi a scegliere prodotti e servizi da imprenditori coraggiosi e onesti, è stato il modo di onorare quotidianamente la memoria di chi non c'è più. Ci è servito a dare valore al sacrificio di Libero Grassi, imprenditore che non si volle piegare al pizzo e che venne ucciso nel 1991, in una Palermo silente e ostile, dove parlare di pizzo era un tabú.
Ed è servito a dare anche agli altri l’opportunità di fare una azione concreta di antimafia: gli oltre 10mila cittadini palermitani che hanno firmato il Manifesto del cittadino/consumatore, e si impegnano a sostenere con gli acquisti chi denuncia il pizzo, si sentono parte di un cambiamento che a Palermo sta avvenendo per davvero. Dal 2007 oltre 200 imprenditori hanno deciso di denunciare i propri estortori, uno scenario che ha dell’incredibile se paragonato al numero di denunce registrate precedentemente, cioè zero.
Oggi, che sono passati oltre 10 anni dalle prime attività, lo spirito è rimasto lo stesso. La nostra pratica di memoria è indissolubilmente legata al fare: alle attività di assistenza alla denuncia, all’educazione alla cittadinanza attiva nelle scuole, alla costruzione di spazi fruibili dalla società civile nei pezzi di città sottratti alla mafia, alla cura del bene comune. Affinché questo esercizio del ricordo non si fermi solo nei nostri cuori e nelle nostre menti, ma diventi solidarietà concreta e sforzo per una società migliore.
Oggi, che la società è avvezza all’antimafia e non è più da eroi di frontiera partecipare e dire di essere contro, siamo convinti che le sole parole non bastino più a definire la nostra appartenenza alla parte giusta della barricata. I tempi sono cambiati, e di proclami e prese di posizione non sentiamo più il bisogno.
Quello che ancora oggi manca per rendere sistemico e duraturo il cambiamento che si è avviato, è una instancabile pratica quotidiana che faccia diventare normale ciò che ancora non lo è. Una pratica che, ispirata dalla memoria, porti la classe politica a misurarsi con i bisogni e i diritti delle persone, gli imprenditori a misurarsi con le sfide del mercato in modo onesto e consapevole delle responsabilità sociali del fare impresa, le forze dell’ordine e la magistratura a misurarsi con l’impegno possibile per garantire sicurezza. E porti noi, la gente, a misurarsi con i propri sogni.
(Francesca Vannini Parenti)

 

Articoli che potrebbero interessarti

La “concordia nazionale” ritrovata

25 Giu 2016
di Andrea Michieli* - Siamo abituati a vedere oggi quel miracolo di unità che è il patto costituente come una conseguenza ineluttabile della fase storica del secondo dopoguerra. Eppure...

Una società in terre incognite

13 Mag 2016
di Mario Brutti* - Il ritratto di una società italiana incapace di riprendere in modo vitale il processo di sviluppo interrotto da quasi un decennio, e quanto sia difficile di fronte a ci...

Quando la condivisione si fa risorsa

6 Mag 2016
di Fabio Cucculelli* - Coworking, co-living, smart work, sharing economy, crowdfunding, bartering, social street, banche del tempo (tradizionali e digitali) sono dei termini che negli ultimi anni si...
Warning!
You are using an outdated browser
For a better experience using this site, please upgrade to a modern web browser.
Get Firefox
Get Internet Explorer
Get Safari
Get Chrome
Get Opera