Riforma costituzionale (e referendum)

L’importanza di conoscere e partecipare

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di Andrea Michieli* - Il 2016 è un anno importante per la nostra Repubblica. Anno di ricorrenze e di impegno per il sistema democratico: si celebrano infatti il settantesimo anniversario della scelta repubblicana, compiuta con suffragio universale nel referendum il 2 giugno 1946, e l’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente (25 giugno). Accanto a questa rilevante eredità che la storia ci consegna, in questi mesi saremo chiamati a tre importanti appuntamenti elettorali: il referendum sulle trivellazioni (17 aprile), le elezioni amministrative di giugno e il (probabile, ancorché non ancora certo) referendum di revisione costituzionale del prossimo autunno.

Su quest’ultimo e sulla riforma della nostra Costituzione, il dibattito si è già acceso da tempo con toni più o meno pacati, con ipoteche politiche che gravano sulla possibilità di entrare nel merito della riforma che attende di essere deliberata in seconda lettura alla Camera (per approfondire i punti della riforma si leggano gli articoli Luci e ombre della riforma costituzionale e Luci e ombre del rinnovamento istituzionale). Ci sono buone ragioni per votare in una direzione o in un’altra, assecondando o meno il progetto riformatore: più difficile oggi, dopo un calo sempre più significativo della partecipazione al voto, preservare quel “tesoro in vasi di coccio” che è il coinvolgimento alle sorti della nostra democrazia delle persone e della società nella sua interezza.

L’Istituto «Vittorio Bachelet» e la Presidenza di Azione Cattolica, nel solco di una lunga tradizione di impegno sui problemi della partecipazione democratica, proprio in questo momento storico hanno pensato e proposto un seminario «I chiaroscuri della riforma costituzionale» svoltosi venerdì 11 marzo a Roma. Come ha messo in luce il presidente nazionale Matteo Truffelli, l’obiettivo del seminario era quello di «seguire l’evoluzione del percorso delle riforme» e di «fornire elementi di giudizio per poter scegliere in maniera consapevole su un tema decisivo come quello della modifica delle regole costituzionali»: non quindi quello di fornire le risposte, ma di dare gli strumenti per un voto informato. Voci di autorevoli giuristi hanno scandito l’approfondimento della riforma mettendone in luce limiti ed elementi di pregio. Il professor Marco Olivetti (Università Lumsa) ha esposto le modalità attraverso cui la riforma intende superare il bicameralismo paritario o perfetto, modificando le funzioni delle Camere e, in profondità, il procedimento legislativo; sulla riforma del titolo V (sulle nuove competenze di Regioni e Comuni) si è soffermata la relazione di Renato Balduzzi, membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Alle due relazione principali sono seguite le puntualizzazioni di Ugo De Siervo e di Cesare Mirabelli, presidenti emeriti della Corte costituzionale. Il professor Gian Candido De Martin, presidente del Comitato scientifico dell’Istituto, nelle conclusioni ha messo in luce come nel dibattito siano emersi tutti chiaroscuri di una riforma che ha pregi e difetti e che divide i costituzionalisti. Tutti i relatori si sono trovati d’accordo nell’esprimere alcuni limiti nella formulazione del nuovo testo e nel sostenere la necessità di un accurato percorso attuativo che non sarà marginale rispetto all’efficacia delle disposizioni. La necessità di leggi attuative che chiarifichino elementi fondamentali della riforma (per es. le norme sulle elezioni dei componenti del Senato delle autonomie o i regolamenti parlamentari sulle modalità attraverso cui attuare il nuovo procedimento legislativo) fa sospendere il giudizio su una riforma che rimane a metà del suo possibile compimento.

Il seminario ha costituito l’inizio di un percorso di riflessione sulle riforme istituzionali che può essere letto sotto un duplice profilo: da un lato, dinnanzi alle scadenze elettorali, quello di creare luoghi di riflessione plurale e non di fornire risposte immediate; e, d’altro canto, quello di fornire gli strumenti, proprio in un momento di forte disaffezione e distanza dalla politica, perché il voto non diventi una stanca liturgia, ma un momento di vera cura delle sorti del Paese. Un percorso di riflessione che dunque rinnova l’impegno dell’Azione Cattolica a spendersi per il bene delle persone, delle comunità e della città nella sua globalità e che ha trovato, poche ore dopo il seminario, un’icona nei volti dei più di mille studenti delle scuole superiori che si sono confrontati sulla partecipazione a Montesilvano durante la Scuola di formazione del Movimento Studenti.

In quest’anno, di importanti ricorrenze e di appuntamenti elettorali fondamentali per le nostre istituzioni, la speranza è che proprio a partire dai più giovani, dalle scuole e dai luoghi di formazione si possa creare un ampio dibattito sui temi del rinnovamento della Costituzione e che, parafrasando le parole di una nota poesia di John Donne, ogni cittadino non si chieda «mai per chi suona la campana» poiché essa suona per ciascuno di noi.

*Componente del Comitato Esecutivo dell’Istituto Vittorio Bachelet e del Centro Studi AC

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