Documenti di riferimento

Versione stampabileVersione stampabile
La dimensione internazionale dell’impegno apostolico dei laici trova la sua radice nella stessa cattolicità della Chiesa e nella sua dimensione universale. La Chiesa universale, ogni Chiesa particolare, ogni battezzato e tutti insieme siamo chiamati ad annunciare Cristo morto e risorto nel nostro tempo, a ogni persona, a tutte le genti.
 
La nostra apertura alla dimensione internazionale trova quindi il suo fondamento nel Magistero della Chiesa Cattolica e nelle scelte di base dell’Associazione.
 
In questa sezione riportiamo alcuni documenti dell'Azione Cattolica e della Chiesa fondativi della nostra attenzione alla dimensione internazionale del nostro impegno.
 
DALLO STATUTO
 
Art. 6
2. L’ACI promuove l’impegno alla corresponsabilità nella missione della Chiesa universale; collabora alla crescita dello spirito ecumenico.
 
Art. 8
1. L’ACI, nelle sue diverse articolazioni, partecipa all’attività delle organizzazioni internazionali cattoliche.
 
Art. 24
4. (L’Associazione nazionale) studia e delibera le linee e gli obiettivi e cura gli impegni comuni per l’attuazione dei fini dell’Azione Cattolica Italiana in ordine ai temi che hanno dimensioni nazionali e internazionali.
5. Aderisce al Forum Internazionale di Azione Cattolica.
 
 
DALLE ASSEMBLEE NAZIONALI
 
 
XIII Assemblea Nazionale
Cittadini degni del Vangelo
Ministri della sapienza cristiana per un mondo più umano
 
Dal Documento Finale
Ci impegniamo a coltivare la dimensione internazionale dell’AC, sostenendo le attività del FIAC in quanto ampliamento della cura del legame associativo.
 
 
XII Assemblea Nazionale
Dare ragioni di vita e di speranza
La missione dell’Azione Cattolica, in parrocchia e oltre
 
Dal Documento Finale
 
In un mondo globalizzato e interdipendente vogliamo sottolineare la fraternità che ci lega alle Chiese di altre terre e alle associazioni di AC di altri Paesi.
Proponiamo i gemellaggi - nelle forme che sarà possibile organizzare in futuro - come esperienze di incontro, di scambio, di solidarietà; per sperimentare una Chiesa che nei vasti orizzonti del mondo sa respirare i problemi dell'umanità e contrastare la tentazione di chiudersi nelle proprie piccole cose.
 
XI Assemblea nazionale
Con lo sguardo fisso su Gesù
Volto da contemplare. Volti da incontrare
 
Dal Documento finale
 
Sappiamo che non possiamo dirci cristiani se non riconoscendo in questi volti il Volto; se non assumendoci la nostra parte di responsabilità verso le gravi questionidi cui questi volti sono il simbolo e che fanno l’agenda del mondo all’inizio del millennio.
3 - Al primo posto mettiamo la questione della pace.
I drammatici fatti che hanno accompagnato gli ultimi mesi ci hanno dato la percezione della fragilità degli equilibri del mondo. Ci passano davanti agli occhi le immagini delle torri gemelle che crollano; della guerra in Afghanistan; delle violenze in Sudan; della guerra in Terra Santa; degli scontri sociali di Argentina e Venezuela… e poi quelle delle tante guerre dimenticate e che non fanno più notizia, ma che continuano ad essere fonte di morte e di sofferenza per tanti popoli, per tante persone indifese. E si affacciano gli interrogativi: quello che riguarda il commercio delle armi; quello che riguarda la distribuzione delle risorse e lo sviluppo dei popoli. Sentiamo la rabbia dei poveri crescere davanti al potere di pochi. La questione della pace porta con sé anche quella del rispetto del diritto dei popoli a vivere, ad autodeterminarsi, ad avere un futuro.
In questi mesi abbiamo sentito levarsi soprattutto la voce di Giovanni Paolo II a parlare di pace: la profezia che la Chiesa continua ad esprimere ci responsabilizza e ci chiede di essere anche noi, come AC, operatori di pace.
 
4 - Nella prospettiva della pace vogliamo leggere il cammino dell’Europa. L’introduzione dell’euro rappresenta simbolicamente il passaggio verso un’Europa meno divisa e ci provoca a cercare le ragioni dell’unità europea oltre la dimensione economica: nella cultura, nelle comuni radici cristiane, nell’esigenza di una solidarietà necessaria ad affrontare insieme le sfide del tempo che cambia e per dare una risposta dignitosa alle domande dei poveri. Come italiani abbiamo scelto di promuovere la costruzione di questa Europa ed ora auspichiamo che l'attuale impegno nella preparazione della Carta costituzionale rappresenti un significativo passo in avanti dalla unione della moneta a quella della cittadinanza.
 
5 - Ci sentiamo impotenti di fronte al nuovo esplodere del terrorismo, in Italia e a livello internazionale. La sua cieca violenza si alimenta di ogni forma di violenza diffusa nella società. Vorremmo ripetere qui ciò che abbiamo detto al Presidente della Repubblica: che siamo certi che “il terrorismo potrà tornare ad essere sconfitto se sapremo dare un’interpretazione alta della nostra democrazia, capace di continuare a tener vivo il confronto sui problemi, senza che questo alimenti processi di intolleranza.” Sappiamo che per questo è necessaria una nuova mobilitazione delle coscienze e un più alto e vigile senso civile.
 
Dal Documento finale ACR
 
[…] Vorremmo raccontare l’esperienza che abbiamo fatto anche agli altri ragazzi che partecipano alle Associazioni cattoliche sparse nel mondo.
 
 
X Assemblea nazionale
Testimoni di speranza nelle città dell’uomo
“Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto ed ascoltato” (At 4,20)
 
Dal Documento finale
 
Sempre sulla via del dialogo e dell’apertura, l’AC oggi è chiamata ad avvicinare la complessità del contesto interculturale e interreligioso, ponendosi come soggetto attivo e partecipe. La prospettiva del cammino giubilare ci chiama a metterci al servizio, da laici, perché maturi il frutto dell’unità tra tutti i cristiani, della cooperazione tra le Chiese, del dialogo tra le diverse religioni e si realizzi un incontro più fecondo tra la Chiesa e il mondo.
Tale servizio si gioca per noi:
- nel tener viva la capacità di ascolto, confronto e discernimento con le culture del nostro tempo;
- nell’essere aperti al dialogo interreligioso e nell’avviare scambi ecumenici con le altre confessioni cristiane;
- nel promuovere e sostenere una mentalità di accoglienza e di condivisione e nello sperimentare forme di servizio, di cooperazione e di annuncio nella composita realtà delle nostre città dove è sempre più ampio il numero di persone e famiglie di altra provenienza;
- nel sostenere l’impegno missionario della propria diocesi promuovendo, in particolare, la formazione di laici che siano disponibili a servire la crescita delle comunità cristiane nelle Chiese sorelle e in terre di prima evangelizzazione.
In questa prospettiva è importante continuare a crescere dentro una visione internazionale dell’AC sorretta dall’impegno delle nostre associazioni. A queste ultime, in particolare, si chiede di sviluppare l’esperienza dei rapporti internazionali promossi dal Forum Internazionale di Azione Cattolica in un’attenzione ordinaria, capace di allargare gli orizzonti e il servizio dell’Associazione verso una visione universale di Chiesa.
 
IX Assemblea nazionale
Il Vangelo della Carità per una nuova società in Italia, verso il terzo millennio
“Perché il mondo si salvi per mezzo di Lui” (Gv. 3,17)
 
Dal Documento finale
 
La quotidianità del nostro essere Chiesa è dentro al rapporto vitale esistente tra la Chiesa universale e la Chiesa particolare: questo ci pone in una dinamica di comunione missionaria aperta al mondo, fino ai suoi confini, desiderosa di incontrare persone, popoli, culture, religioni…Per i membri del popolo di Dio, per le Chiese e anche per l’AC vale l’invito dell’Apostolo a mettere a servizio degli altri il dono che abbiamo ricevuto “da bravo amministratore della multiforme grazia di Dio” (1 Pt 4,10).
La fedeltà al nostro essere Azione Cattolica richiede oggi una disponibilità sempre più grande a promuovere itinerari formativi, a sostenere esperienze, a favorire occasioni di incontro nello spirito dello scambio dei doni e della cooperazione tra le Chiese. E’ necessario infatti aiutare ogni cristiano e ogni comunità ad essere consapevoli della propria responsabilità sulle vie della promozione umana, del dialogo con le culture e con le religioni, dell’ecumenismo, dell’aiuto ai fratelli e alle sorelle nella fede in difficoltà.
 
 
VI ASSEMBLEA NAZIONALE
Laici in stato di missione
 
Dal Documento Finale
 
L’AC nel riaffermare la scelta prioritaria di servizio alle Chiese particolari […] si apre alla dimensione universale ed ecumenica […]
L’apertura alla dimensione nazionale ed universale (intorno, ad esempio, ai grandi temi della pace, dello sviluppo, del rapporto nord-sud e così via) deve essere mediata associativamente attraverso le strutture centrali e regionali che si fanno carico di favorire la circolazione di idee, di fornire indicazioni bibliografiche, di creare dibattito, di consentire – ove possibile – convergenze unitarie su posizioni significative.
(L’AC) promuove l’educazione al valore della pace attraverso iniziative associative; coopera per la costituzione di commissioni «diocesane Giustizia e pace»; stimola l’attenzione ai problemi internazionali e la realizzazione di iniziative ecumeniche; sviluppa la consapevolezza del senso della solidarietà e dell’accoglienza nei confronti dei lavoratori e studenti stranieri …
 
 
III ASSEMBLEA NAZIONALE
Per la civiltà dell’amore

Dal Discorso del Presidente (Mario Agnes)
 
L’ACI è sempre stata impegnata nel lavoro internazionale. In questo triennio abbiamo sentito crescere questa esigenza come bisogno di allargare i nostri orizzonti, di confrontarci con altre esperienze di apostolato dei laici e di impegno ecclesiale, e di collaborare con le nostre capacità ad una presenza delle associazioni cattoliche anche a livello europeo e mondiale.
La nostra esperienza di questi anni ci conferma che una presenza valida e una riflessione attenta non possono più limitarsi ai confini nazionali. I problemi divengono sempre più universali e, in questa ampiezza, dobbiamo tutti impegnarci a considerarli e a viverli. Crediamo veramente che dobbiamo sforzarci di cogliere anche in questo più ampio sguardo la nostra missionarietà.
 
 
II ASSEMBLEA NAZIONALE
Un rinnovato impegno verso tutti i fratelli
 
Dal Messaggio di Paolo VI all’AC
 
Lo Statuto parla inoltre della collaborazione che l’AC deve dare alle «diverse associazioni, opere e gruppi di apostolato cattolico», nonché «all’attività delle organizzazioni internazionali cattoliche». È evidente che il servizio alla Chiesa locale, non che precludere, accresce invece e rende più consapevole la sensibilità e l’impegno verso i problemi della Chiesa universale, sul cui vasto ritmo pulsante il vero membro dell’AC si pone volenterosamente al passo. Nulla è da dimenticare di quanto forma nel mondo il tessuto connettivo della presenza dell’apostolato laicale: se ciò è sempre stato un dovere imprescindibile del cristiano impegnato, lo è specialmente oggi, quando la ricchezza e le celerità dei mezzi di comunicazione sociale favoriscono al massimo la reciproca conoscenza e presentano in tutta la loro urgenza i problemi pastorali e sociali di carattere universale. Questa partecipazione alle esigenze di tutto il fronte dell’apostolato mette in luce quel carattere comunitario dell’AC, che è anch’esso, secondo il concilio, una sua nota caratteristica: «i laici agiscono uniti a guisa di corpo organico affinché sia meglio espressa la comunità delle chiese e l’apostolato riesca efficace». È questo il modo di vivere, oggi, quella «comunanza fraterna» quella koinonia che fu alle origini il segno più evidente della Chiesa, e che deve far riconoscere i cristiani generosi nelle mutazioni e nelle contraddizioni del mondo di oggi.
 
 
I ASSEMBLEA NAZIONALE
Forza e via di speranza nella società di oggi
 
 Dal Discorso del Presidente (Vittorio Bachelet)
 
Il concilio, chiamando tutti i membri del popolo di Dio, ciascuno secondo il suo proprio ministero e carisma, a corresponsabilità totale nella costruzione e missione della Chiesa, ha dato un senso tutto nuovo ad un’associazione laicale che, come l’AC, si fa carico appunto non delle sole esperienze locali, ma queste responsabilizza e fa confluire anche nella costruzione di tutta la Chiesa. Certo, molte prospettive sono cambiate: l’apostolato non è compito esclusivo della gerarchia e del clero, partecipato ai laici solo da uno speciale «mandato», ma è missione di tutto il popolo di Dio, cui anche i laici partecipano come cristiani, secondo i carismi che sono loro specifici.
Ma proprio per questo prende nuovo significato – accanto alle tante altre – un’associazione laicale che assume come propri i problemi della Chiesa nella sua globalità, educando i cristiani laici a portare la loro esperienza a contributo dell’apostolato e dell’impegno pastorale di tutto il popolo di Dio, maturandone il senso di responsabilità, lo spirito di comunione, l’impegno missionario.
[…] È ancora prematuro pensare ai problemi che si porranno a livello europeo, anche se si comincia a delineare un Forum europeo dei comitati per l’apostolato dei laici nelle diverse nazioni del continente. E val la pena di sottolineare, seppur di sfuggita, la necessità di un nuovo impegno dei nostri rapporti con associazioni di altri paesi, e nella formazione di una consapevolezza delle nuove dimensioni europee e mondiali di tanta parte dei nostri problemi.
 
 
 

DOCUMENTI CONCILIARI

 

Dalla Lumen Gentium:

 

13. L'unico popolo di Dio è universale
Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciò questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio creò la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52)

[…] Questo carattere di universalità, che adorna e distingue il popolo di Dio è dono dello stesso Signore, e con esso la Chiesa cattolica efficacemente e senza soste tende a ricapitolare tutta l'umanità, con tutti i suoi beni, in Cristo capo, nell'unità dello Spirito di Lui.In virtù di questa cattolicità, le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescono per uno scambio mutuo universale e per uno sforzo comune verso la pienezza nell'unità.

33. L'apostolato dei laici […] Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non può diventare sale della terra se non per loro mezzo. Così ogni laico, in virtù dei doni che gli sono stati fatti, è testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa « secondo la misura del dono del Cristo » (Ef 4,7).

 

Dalla Gaudium et Spes

1. Intima unione della Chiesa con l'intera famiglia umana.
Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore.
La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.
Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.
2. A chi si rivolge il Concilio.
Per questo il Concilio Vaticano II, avendo penetrato più a fondo il mistero della Chiesa, non esita ora a rivolgere la sua parola non più ai soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini. A tutti vuol esporre come esso intende la presenza e l'azione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Il mondo che esso ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi dell'uomo, delle sue sconfitte e delle sue vittorie …
4. […] E mentre il mondo avverte così lucidamente la sua unità e la mutua interdipendenza dei singoli in una necessaria solidarietà, violentemente viene spinto in direzioni opposte da forze che si combattono; infatti, permangono ancora gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali e ideologici, né è venuto meno il pericolo di una guerra capace di annientare ogni cosa. ….
88. Il compito dei cristiani nell'aiuto agli altri paesi
I cristiani cooperino volentieri e con tutto il cuore all'edificazione dell'ordine internazionale, nel rispetto delle legittime libertà e in amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la miseria della maggior parte del mondo è così grande che il Cristo stesso, nella persona dei poveri reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli. Si eviti questo scandalo: mentre alcune nazioni, i cui abitanti per la maggior parte si dicono cristiani, godono d'una grande abbondanza di beni, altre nazioni sono prive del necessario e sono afflitte dalla fame, dalla malattia e da ogni sorta di miserie. Lo spirito di povertà e d'amore è infatti la gloria e il segno della Chiesa di Cristo.
 
 
Dal Decreto "Ad gentes"

15. Grande importanza hanno per il raggiungimento di questi obiettivi, e perciò vanno particolarmente curati, i laici, cioè i fedeli che, incorporati per il battesimo a Cristo, vivono nel mondo. Tocca proprio a loro, penetrati dello Spirito di Cristo, agire come un fermento nelle realtà terrene, animandole dall'interno ed ordinandole in modo che siano sempre secondo il Cristo.
[…] Inoltre, per la costituzione della Chiesa e lo sviluppo della comunità cristiana, sono necessari vari tipi di ministero, che, suscitati nell'ambito stesso dei fedeli da una aspirazione divina, tutti debbono diligentemente promuovere e rispettare: tra essi sono da annoverare i compiti dei sacerdoti, dei diaconi e dei catechisti, e l'Azione cattolica.
Dovere missionario dei laici
41. I laici cooperano all'opera evangelizzatrice della Chiesa partecipando insieme come testimoni e come vivi strumenti alla sua missione salvifica soprattutto quando, chiamati da Dio, vengono destinati dai vescovi a quest'opera.
[...] I laici infine devono offrire volentieri la loro collaborazione in campo economico-sociale ai popoli in via di sviluppo. Tale collaborazione è tanto più degna di lode quanto più direttamente riguarda la fondazione di istituti connessi con le strutture fondamentali della vita sociale, o destinati alla formazione di coloro che hanno responsabilità politiche.
Meritano una lode speciale quei laici che nelle università o negli istituti scientifici promuovono con le loro ricerche di carattere storico o scientifico religioso la conoscenza dei popoli e delle religioni, aiutando così i messaggeri del Vangelo e preparando il dialogo con i non cristiani.
Collaborino poi fraternamente con gli altri cristiani, con i non cristiani, specialmente con i membri delle associazioni internazionali, proponendosi costantemente come obiettivo che « la costruzione della città terrena sia fondata sul Signore ed a lui sia sempre diretta ».
 
 
 
Le comunità ecclesiali
10. Coltivino costantemente il senso della diocesi, di cui la parrocchia è come la cellula, pronti sempre, all'invito del loro pastore, ad unire le proprie forze alle iniziative diocesane. Anzi, per venire incontro alle necessità delle città e delle zone rurali non limitino la propria cooperazione entro i confini della parrocchia e della diocesi, ma procurino di allargarla all'ambito interparrocchiale, interdiocesano, nazionale o internazionale, tanto più che il crescente spostamento delle popolazioni, lo sviluppo delle mutue relazioni, la facilità delle comunicazioni, non consentono più ad alcuna parte della società di rimanere chiusa in se stessa. Anzitutto facciano proprie le opere missionarie, fornendo aiuti materiali o anche personali. È infatti un dovere e un onore per i cristiani restituire a Dio parte dei beni da lui ricevuti.
L'ordine nazionale e internazionale
14.Immenso è il campo di apostolato che si apre nell'ordine nazionale e internazionale, dove sono specialmente i laici a essere ministri della sapienza cristiana. Animati dall'amore di patria e nel fedele adempimento dei doveri civici, i cattolici si sentano obbligati a promuovere il vero bene comune e facciano valere il peso della propria opinione in maniera tale che il potere civile venga esercitato secondo giustizia e le leggi corrispondano ai precetti morali e al bene comune. I cattolici esperti in politica e, come è naturale, saldamente ancorati alla fede e alla dottrina cristiana, non ricusino le cariche pubbliche, potendo mediante una buona amministrazione provvedere al bene comune e al tempo stesso aprire la via al Vangelo.

Si sforzino i cattolici di collaborare con tutti gli uomini di buona volontà nel promuovere tutto ciò che è vero, tutto ciò che è giusto, tutto ciò che è santo, tutto ciò che è amabile (cfr. Fil 4,8). Entrino in dialogo con essi, andando loro incontro con prudenza e gentilezza e promuovano indagini circa le istituzioni sociali e pubbliche per portarle a perfezione secondo lo spirito del Vangelo.

Tra i segni del nostro tempo è degno di speciale menzione il crescente e inarrestabile senso di solidarietà di tutti i popoli, che è compito dell'apostolato dei laici promuovere con sollecitudine e trasformare in sincero e autentico affetto fraterno. I laici inoltre debbono prendere coscienza del campo internazionale e delle questioni e soluzioni sia dottrinali sia pratiche che sorgono in esso, specialmente per quanto riguarda i popoli in via di sviluppo.
Rammentino tutti coloro che lavorano in altre nazioni o danno ad esse aiuto, che le relazioni fra i popoli devono essere un vero scambio fraterno, in cui l'una e l'altra parte simultaneamente dà e riceve. Coloro poi che viaggiano per ragioni di impegni internazionali o di affari o di divertimento, si ricordino che essi sono dovunque anche degli araldi itineranti di Cristo, e come tali si comportino davvero.
 19. Le associazioni non sono fine a se stesse, ma devono servire a compiere la missione della Chiesa nei riguardi del mondo: la loro incidenza apostolica dipende dalla conformità con le finalità della Chiesa, nonché dalla testimonianza cristiana e dallo spirito evangelico dei singoli membri e di tutta l'associazione.
Inoltre la missione universale della Chiesa, in considerazione del progresso delle istituzioni e sotto la spinta del rapido evolversi della società odierna, richiede che le iniziative apostoliche dei cattolici perfezionino sempre più le forme associate in campo internazionale. Le organizzazioni internazionali cattoliche raggiungono meglio il proprio fine, se le associazioni che ne fanno parte e i loro membri sono più intimamente uniti ad esse.
Stima delle associazioni
21. Occorre stimare nel modo giusto tutte le associazioni di apostolato; quelle poi che la gerarchia secondo le necessità dei tempi e dei luoghi, ha lodato o raccomandato o ha deciso di istituire come più urgenti, vanno tenute in somma considerazione da sacerdoti, dai religiosi e dai laici e promosse secondo la natura propria di ciascuna di esse. Tra queste, soprattutto oggi, vanno certamente annoverate le associazioni e i gruppi internazionali dei cattolici.
 
 
 
 

MAGISTERO DEI PONTEFICI
 
 
 
  

BENEDETTO XVI


 
Dalla Caritas in Veritate
 
9. L'amore nella verità — caritas in veritate — è una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione. Il rischio del nostro tempo è che all'interdipendenza di fatto tra gli uomini e i popoli non corrisponda l'interazione etica delle coscienze e delle intelligenze, dalla quale possa emergere come risultato uno sviluppo veramente umano. Solo con la carità, illuminata dalla luce della ragione e della fede, è possibile conseguire obiettivi di sviluppo dotati di una valenza più umana e umanizzante. La condivisione dei beni e delle risorse, da cui proviene l'autentico sviluppo, non è assicurata dal solo progresso tecnico e da mere relazioni di convenienza, ma dal potenziale di amore che vince il male con il bene (cfr Rm 12,21) e apre alla reciprocità delle coscienze e delle libertà.
47. …. La cooperazione internazionale ha bisogno di persone che condividano il processo di sviluppo economico e umano, mediante la solidarietà della presenza, dell'accompagnamento, della formazione e del rispetto.
 53. …. Lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in vera comunione ed è costituita da soggetti che non vivono semplicemente l'uno accanto all'altro.
Paolo VI notava che « il mondo soffre per mancanza di pensiero ». L'affermazione contiene una constatazione, ma soprattutto un auspicio: serve un nuovo slancio del pensiero per comprendere meglio le implicazioni del nostro essere una famiglia; l'interazione tra i popoli del pianeta ci sollecita a questo slancio, affinché l'integrazione avvenga nel segno della solidarietà piuttosto che della marginalizzazione. Un simile pensiero obbliga ad un approfondimento critico e valoriale della categoria della relazione.
59. ….La cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la sola dimensione economica; essa deve diventare una grande occasione di incontro culturale e umano. Se i soggetti della cooperazione dei Paesi economicamente sviluppati non tengono conto, come talvolta avviene, della propria ed altrui identità culturale fatta di valori umani, non possono instaurare alcun dialogo profondo con i cittadini dei Paesi poveri. Se questi ultimi, a loro volta, si aprono indifferentemente e senza discernimento a ogni proposta culturale, non sono in condizione di assumere la responsabilità del loro autentico sviluppo
72. Anche la pace rischia talvolta di essere considerata come un prodotto tecnico, frutto soltanto di accordi tra governi o di iniziative volte ad assicurare efficienti aiuti economici. È vero che la costruzione della pace esige la costante tessitura di contatti diplomatici, di scambi economici e tecnologici, di incontri culturali, di accordi su progetti comuni, come anche l'assunzione di impegni condivisi per arginare le minacce di tipo bellico e scalzare alla radice le ricorrenti tentazioni terroristiche. Tuttavia, perché tali sforzi possano produrre effetti duraturi, è necessario che si appoggino su valori radicati nella verità della vita. Occorre cioè sentire la voce e guardare alla situazione delle popolazioni interessate per interpretarne adeguatamente le attese. Ci si deve porre, per così dire, in continuità con lo sforzo anonimo di tante persone fortemente impegnate nel promuovere l'incontro tra i popoli e nel favorire lo sviluppo partendo dall'amore e dalla comprensione reciproca. Tra queste persone ci sono anche fedeli cristiani, coinvolti nel grande compito di dare allo sviluppo e alla pace un senso pienamente umano.
 
Dalla Verbum Domini
116. …  La Parola del Signore ci invita ad andare verso una comunione più vasta. «Usciamo dalla limitatezza delle nostre esperienze ed entriamo nella realtà, che è veramente universale. Entrando nella comunione con la Parola di Dio, entriamo nella comunione della Chiesa che vive la Parola di Dio. … È uscire dai limiti delle singole culture nella universalità che collega tutti, unisce tutti, ci fa tutti fratelli». Pertanto, annunciare la Parola di Dio chiede sempre a noi stessi per primi un rinnovato esodo, nel lasciare le nostre misure e le nostre immaginazioni limitate per fare spazio in noi alla presenza di Cristo.

 

 

GIOVANNI PAOLO II

Dall’enciclica “Ut unum sint

5. Assieme a tutti i discepoli di Cristo, la Chiesa cattolica fonda sul disegno di Dio il suo impegno ecumenico di radunare tutti nell'unità. Infatti "la Chiesa non è una realtà ripiegata su se stessa bensì permanentemente aperta alla dinamica missionaria ed ecumenica, perché inviata al mondo ad annunciare e testimoniare, attualizzare ed espandere il mistero di comunione che la costituisce: raccogliere tutti e tutto in Cristo; ad essere per tutti "sacramento inseparabile di unità"

74. La vita sociale e culturale offre ampi spazi di collaborazione ecumenica. Sempre più spesso i cristiani si ritrovano insieme per difendere la dignità umana, per promuovere il bene della pace, l'applicazione sociale del Vangelo, per rendere presente lo spirito cristiano nelle scienze e nelle arti. Essi si ritrovano sempre più insieme quando si tratta di venire incontro ai bisogni e alle miserie del nostro tempo: la fame, le calamità, l'ingiustizia sociale. 
75. Questa cooperazione, che trae ispirazione dallo stesso Vangelo, per i cristiani non è mai una mera azione umanitaria. Essa ha la sua ragione d'essere nella parola del Signore: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare" (Mt 25,35). Come ho già sottolineato, la cooperazione di tutti i cristiani manifesta chiaramente quel grado di comunione che già esiste tra di loro.
Di fronte al mondo, l'azione congiunta dei cristiani nella società riveste allora il trasparente valore di una testimonianza resa insieme al nome del Signore. Essa assume anche le dimensioni di un annuncio perché rivela il volto di Cristo.
 
 
Dall’enciclica “Redemptoris Missio”
 
31. Il Signore Gesù inviò i suoi apostoli a tutte le persone, a tutti i popoli e a tutti i luoghi della terra. Negli apostoli la chiesa ricevette una missione universale, che non ha confini e riguarda la salvezza nella sua integrità, secondo quella pienezza di vita che Cristo è venuto a portare (Gv 10,10) essa fu «inviata a rivelare e comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini e a tutti i popoli della terra». Tale missione è unica, avendo la stessa origine e finalità; ma all'interno di essa si danno compiti e attività diverse. Anzitutto, c'è l'attività missionaria che chiamiamo missione ad gentes in riferimento al Decreto conciliare: si tratta di un'attività primaria della chiesa, essenziale e mai conclusa. Infatti, la chiesa «non può sottrarsi alla missione permanente di portare il Vangelo a quanti sono milioni e milioni di uomini e donne ancora non conoscono Cristo, redentore dell'uomo. È questo il compito più specificamente missionario che Gesù ha affidato e quotidianamente affida alla sua chiesa».
72. I settori di presenza e di azione missionaria dei laici sono molto ampi. «Il primo campo... è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale dell'economia...» sul piano locale, nazionale e internazionale. All'interno della chiesa si presentano vari tipi di servizi, funzioni, ministeri e forme di animazione della vita cristiana.
[…Nell’attività missionaria sono da valorizzare le varie espressioni del laicato, rispettando la loro indole e finalità: associazioni del laicato missionario, organismi cristiani di volontariato internazionale, movimenti ecclesiali, gruppi e sodalizi di vario genere siano impegnati nella missione ad gentes e nella collaborazione con le chiese locali. In questo modo sarà favorita la crescita di un laicato maturo e responsabile, la cui «formazione... si pone nelle giovani chiese come elemento essenziale e irrinunciabile della plantatio ecclesiale».

 

Dall’ Esortazione Apostolica “Christifideles laici”
 
1. La parabola evangelica spalanca davanti al nostro sguardo l'immensa vigna del Signore e la moltitudine di persone, uomini e donne, che da Lui sono chiamate e mandate perché in essa abbiano a lavorare. La vigna è il mondo intero (cf. Mt 13, 38), che dev'essere trasformato secondo il disegno di Dio in vista dell'avvento definitivo del Regno di Dio.
25. Lo stesso Concilio stimola con forza i fedeli laici a vivere operosamente la loro appartenenza alla Chiesa particolare, assumendo nello stesso tempo un respiro sempre più «cattolico»: «Coltivino costantemente _ leggiamo nel Decreto sull'apostolato dei laici _ il senso della diocesi, di cui la parrocchia è come una cellula, sempre pronti, all'invito del loro Pastore, ad unire anche le proprie forze alle iniziative diocesane. Anzi, per venire incontro alle necessità delle città e delle zone rurali, non limitino la loro propria cooperazione entro i confini della parrocchia o della diocesi, ma procurino di allargarla all'ambito interparrocchiale, interdiocesano, nazionale o internazionale, tanto più che il crescente spostamento delle popolazioni, lo sviluppo delle mutue relazioni e la facilità delle comunicazioni non consentono più ad alcuna parte della società di rimanere chiusa in se stessa. Così abbiano a cuore le necessità del Popolo di Dio sparso su tutta la terra».

 

Dalla Lettera apostolica “Novo millennio ineunte”
 
58. […] Il mandato missionario ci introduce nel terzo millennio invitandoci allo stesso entusiasmo che fu proprio dei cristiani della prima ora: possiamo contare sulla forza dello stesso Spirito, che fu effuso a Pentecoste e ci spinge oggi a ripartire sorretti dalla speranza « che non delude » (Rm 5,5).
Il nostro passo, all'inizio di questo nuovo secolo, deve farsi più spedito nel ripercorrere le strade del mondo. Le vie sulle quali ciascuno di noi, e ciascuna delle nostre Chiese, cammina, sono tante, ma non v'è distanza tra coloro che sono stretti insieme dall'unica comunione, la comunione che ogni giorno si alimenta alla mensa del Pane eucaristico e della Parola di vita.
 
 
Dal Discorso alla cittadinanza di Detroit (1987)
 
5. Senza insinuare in alcun modo che i problemi locali o nazionali non esistono più - ed è certo che esistono - diventa sempre più evidente che tali problemi locali o nazionali, e le loro soluzioni, sono fondamentalmente legati a realtà che trascendono i confini dei Paesi. Non soltanto le decisioni prese da una nazione influenzano altre regioni del mondo, ma la soluzione di molti problemi interni non può essere trovata se non a livello internazionale e perfino mondiale. Tutti i grandi problemi che riguardano la vita della persona umana nella società sono diventati problemi mondiali. Ogni decisione che riguarda la sfera politica, economica e sociale deve essere ponderata nel contesto delle sue ripercussioni sul resto del mondo. Ciò che influenza profondamente ogni discussione sul progresso sociale e lo sviluppo umano è il fatto che esiste un’interdipendenza mondiale.
6. …

La dottrina sociale della Chiesa vede questa nuova solidarietà come una conseguenza della fede. È l’atteggiamento, nella realtà internazionale, di coloro che ascoltano il comandamento del Signore: “Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15, 12). È la conseguenza della nostra fede nel mistero della creazione: il fatto che Dio ha creato ogni persona umana a sua immagine e somiglianza. A ogni persona umana è stata conferita stessa fondamentale e inalienabile dignità. Ogni individuo è chiamato a riconoscere questa uguaglianza fondamentale nell’unità della famiglia umana. Ognuno è invitato a rispettare il destino comune di tutti in Dio. A ognuno si chiede di accettare il fatto che i beni della terra sono stati donati da Dio perché tutti ne abbiano beneficio.

Per i discepoli di Cristo, la solidarietà è un dovere morale che proviene dall’unione spirituale di tutti gli esseri umani, che condividono una medesima origine, una comune dignità, un destino comune. Nel crearci per vivere in società, in una solida rete di relazioni reciproche, e nel chiamarci, per mezzo della redenzione, a partecipare della vita del Salvatore non semplicemente come individui, ma quali membri di un popolo pellegrino, Dio stesso ha creato la nostra fondamentale interdipendenza e ci ha chiamati alla solidarietà con tutti. Questo insegnamento è espresso in maniera incomparabilmente efficace nella parabola del buon samaritano, che si è preso cura dell’uomo che era stato abbandonato moribondo lungo la strada che da Gerusalemme porta a Gerico. Tutti noi passiamo lungo quella strada e siamo tentati di passare dall’altra parte. Riferendosi al samaritano, che si era mosso a compassione, Gesù disse ai suoi ascoltatori: “Va’, e anche tu fa’ lo stesso”. Oggi Gesù ripete a tutti noi che camminiamo lungo la strada della nostra comune umanità: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (cf. Lc 10, 37).

torna su

 

PAOLO VI

 

Dalla Esortazione Apostolica “Evangelii nuntiandi”

 

La prospettiva della Chiesa Universale

61. A questo punto della nostra riflessione sostiamo con voi, Fratelli e Figli, su d'una questione oggi particolarmente importante. I primi cristiani esprimevano volentieri - nella celebrazione liturgica, nella loro testimonianza davanti ai giudici e ai carnefici, nei loro testi apologetici - una fede profonda nella Chiesa, indicandola come diffusa in tutto l'universo. Avevano pienamente coscienza di appartenere ad una grande comunità che né lo spazio né il tempo potrebbero limitare: «Dal giusto Abele fino all'ultimo eletto» «fino agli estremi confini della terra» «fino alla fine del mondo».
Così il Signore ha voluto la sua Chiesa: universale, grande albero fra i cui rami si annidano gli uccelli del cielo, rete che raccoglie ogni sorta di pesci o che Pietro trae a riva piena di centocinquantatré grossi pesci, gregge portato al pascolo da un solo pastore. Chiesa universale senza confini né frontiere eccetto, purtroppo, quelle del cuore e dello spirito del peccatore.

 

Dalla Enciclica “Populorum progressio”

17. Ma ogni uomo è membro della società: appartiene all'umanità intera. Non questo o quell'uomo soltanto, ma tutti gli uomini sono chiamati a tale sviluppo plenario. Le civiltà nascono, crescono e muoiono. Ma come le ondate dell'alta marea penetrano ciascuna un po' più a fondo nell'arenile, così l'umanità avanza sul cammino della storia. Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere.
43. Lo sviluppo integrale dell'uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell'umanità. Come dicevamo a Bombay: «L'uomo deve incontrare l'uomo, le nazioni devono incontrarsi come fratelli e sorelle, come i figli di Dio. In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra, noi dobbiamo parimente cominciare a lavorare assieme per edificare l'avvenire comune dell'umanità». E suggerivamo altresì la ricerca di mezzi concreti e pratici di organizzazione e di cooperazione, onde mettere in comune le risorse disponibili e così realizzare una vera comunione fra tutte le nazioni.

Fraternità dei popoli

44. Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presenta sotto un triplice aspetto: dovere di solidarietà, cioè l'aiuto che le nazioni ricche devono prestare ai paesi in via di sviluppo; dovere di giustizia sociale, cioè il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni commerciali difettose tra popoli forti e popoli deboli; dovere di carità universale, cioè la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri. Il problema è grave, perché dalla sua soluzione dipende l'avvenire della civiltà mondiale.
48. Il dovere di solidarietà che vige per le persone vale anche per i popoli: «Le nazioni sviluppate hanno l'urgentissimo dovere di aiutare le nazioni in via di sviluppo».Bisogna mettere in pratica questo insegnamento conciliare. Se è normale che una popolazione sia la prima beneficiaria dei doni che le ha fatto la Provvidenza come dei frutti del suo lavoro, nessun popolo può, per questo, pretendere di riservare a suo esclusivo uso le ricchezze di cui dispone. Ciascun popolo deve produrre di più e meglio, onde dare da un lato a tutti i suoi componenti un livello di vita veramente umano, e contribuire nel contempo, dall'altro, allo sviluppo solidale dell'umanità. Di fronte alla crescente indigenza dei paesi in via di sviluppo, si deve considerare come normale che un paese evoluto consacri una parte della sua produzione al soddisfacimento dei loro bisogni; normale altresì che si preoccupi di formare educatori, ingegneri, tecnici, scienziati, che poi metteranno scienza e competenza al loro servizio.
 

 

Per il testo completo dei documenti consulta il sito: www.vatican.va