Bassetti ai giovani di Azione cattolica: chiamati a realizzare il piano di Dio

«Impariamo a sognare da Ignazio»

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di Andrea Galli* - «Sono sempre i sogni a fare la realtà» è il titolo del campo nazionale di Azione cattolica, settore giovani, che si è tenuto da venerdì scorso a ieri a Nocera Umbra. Ma ci sono sogni e sogni. Ci sono quelli che «svaniscono al risveglio, come i falsi ideali o le ricerche di potere, fama, denaro» e ci sono quelli che danno vera e imperitura gioia. Il cardinale Gualtiero Bassetti, celebrando la Messa conclusiva del campo di Ac, è partito da questa sottolineatura durante l’omelia per ricordare il santo del giorno, Ignazio di Loyola. E in terra umbra ha tracciato un parallelismo con san Francesco.
Come costui, infatti, «anche Ignazio era preso da tanti sogni giovanili. Era colpito, in particolare, proprio come il poverello di Assisi, dalle imprese dei grandi cavalieri e guerrieri, anche perché Ignazio da ragazzo aveva ricevuto un’educazione che insisteva sulle opere 'grandi' che avrebbe dovuto compiere, da pari suo, come appartenente a una ricca famiglia aristocratica. Ignazio, però, alla sua prima impresa guerresca, nel maggio del 1521 viene ferito e cade malato, proprio come quattro secoli avanti era avvenuto per il poverello di Assisi, che si ammalò a Spoleto e dovette tornare ad Assisi rinunciando alla crociata che voleva intraprendere per diventare cavaliere». Ed è qui che i sogni di Ignazio ad un certo punto cambiano, puntano più in alto. Come racconta il suo biografo, ha proseguito l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, «essendo Ignazio appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa dove era ricoverato non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati Vita di Cristo e Florilegio di santi, ambedue nella lingua materna. Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti.
In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso. Infatti, mentre leggeva la vita di Cristo nostro Signore e dei santi, pensava dentro di sé e così si interrogava: “E se facessi anch’io quello che ha fatto san Francesco; e se imitassi l’esempio di san Domenico?”».
I sogni hanno bisogno quindi di« discernimento » ha detto ancora il presidente della Cei, che richiamando il Vangelo del giorno in cui Gesù spiegava ai discepoli la parabola della zizzania, ha ricordato che nel « campo del mondo » possono « venire seminati falsi ideali, come quella zizzania che viene portata dal diavolo e dai figli del Maligno».
«San Francesco d’Assisi, sant’Ignazio di Loyola – ha concluso Bassetti – i cristiani che hanno seguito Gesù e hanno raggiunto la pienezza della loro esistenza, hanno guardato alla realtà dei loro tempi, si sono rimboccati le maniche e dai sogni falsi che avevano all’inizio, sono passati al sogno più grande, quello che Dio ha per voi giovani, per noi tutti, e che siamo chiamati a realizzare ogni giorno».

*Articolo pubblicato su "Avvenire" dell'1 Agosto 2018