Il sogno di una scuola possibile

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di Ilaria Vellani* - Da circa un anno buona parte del dibattito italiano è animato dal confronto sulla scuola. È stato un cammino non privo di colpi di scena: l’annuncio di una riforma, seguito dalla pubblicazione di un testo di lavoro “la Buona scuola” intorno al quale si è avviata una consultazione pubblica, dalla quale è scaturita la formulazione di un DDL che ha cambiato i tempi previsti, per poi iniziare l’iter parlamentare di cui per ora abbiamo seguito la vicenda alla Camera dei deputati e, in questi giorni, approdato in Senato, anche in questo caso sbaragliando le tempistiche previste e/o auspicate.

Il tutto incorniciato da scioperi, manifestazioni, proteste, acutizzatisi in questi giorni finali con lo sciopero degli scrutini, in un clima sempre più incandescente; non ultimo le tensioni interne alla maggioranza e ai suoi alleati che portano questo ulteriore elemento dentro la riflessione sulla scuola.

L’Azione Cattolica è stata presente in questo percorso in tante forme: quelle degli organismi di consultazione del Ministero di cui fa parte, quella dei tanti soci del mondo della scuola (dagli studenti agli insegnanti) che attraverso i Movimenti dell’associazione (MSAC e MIEAC) hanno studiato, si sono confrontati, hanno avanzato proposte.

Il dibattito pubblico si però focalizzato – come sempre accade – semplificando alcune questioni e riducendole a slogan che mentre sintetizzano il problema lo riducono e dipingono la realtà come bianco e nero.

In questo articolato contesto l’Istituto Bachelet ha organizzato un seminario in cui provare a elaborare una sintesi, ma soprattutto in cui mettere a fuoco il vero snodo della questione: che scuola vogliamo (o vorremmo). Che scuola vogliamo per questo paese, per le generazioni che ora si affacciano alla vita. Una riforma della scuola prima ancora che scelte concrete (sebbene poi la difficoltà vera sia nella declinazione delle scelte) non può non partire da una seria discussione intorno a qual è il sogno di una scuola possibile, e che – con coraggio – fa autocritica della scuola e dei meccanismi che in essa sono presenti e che non concorrono a rendere la scuola un luogo in cui accogliere, suscitare il gusto per la conoscenza, in cui interpretare e leggere la vita, in cui creare legami.

Ecco che a partire dalle linee della Buona Scuola proveremo a interrogarci, raccontando anche l’esperienza di questi mesi di confronto e di lavoro, scaturiti dalla passione per la scuola, dalla fiducia negli insegnanti e negli studenti, persuasi che il cammino per una scuola porosa, che incontra la vita attraverso le storie dei ragazzi, delle loro famiglie e la reinterpreta, la rilancia verso il futuro, è una scuola pensabile e possibile.

 

*Direttore dell’Istituto “V. Bachelet”