Ricordo di don Giuseppe Zanon

Il prete laico che amo l’Ac

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di Luca Bortoli Un argine contro il clericalismo: se c’è stato un prete anti verticista, lontano dalle logiche del potere ecclesiale, capace di ascolto ed empatia immediata verso chiunque, quello è stato don Giuseppe Zanon. Il suo nome da lungo tempo non circolava più tra i corridoi del centro nazionale, né nelle stanze dell’Azione cattolica di Padova, la sua diocesi. Ma adesso che si è spento - per gli effetti repentini di un cancro che lo ha portato via all’alba di domenica 28 ottobre – il suo ricordo corre di bocca in bocca nella Città del Santo oltre che nelle telefonate e nei profili sui social network di tutti coloro che lo hanno conosciuto. Chi ha condiviso quei tre anni da assistente nazionale dei Giovanissimi fra il 1977 e il 1980 non lo ha dimenticato e adesso sente il bisogno di rievocarne la memoria. Don Giuseppe è stato una di quelle persone che costruiscono nel silenzio, per lunghi passaggi ci si dimenticava della sua ricca esistenza, ma adesso che non c’è più si ha l’impressione che la Storia abbia voltato pagina.
«Di don Giuseppe mi ha sempre impressionato la capacità di andare all’essenziale della fede e della vita – racconta Franco Miano, già presidente nazionale, che lo ha conosciuto da incaricato regionale della Campania quando il sacerdote era già tornato nel Triveneto a seguire i giovani – In ogni passaggio aveva la capacità di inquadrare le questioni con estrema lucidità e di cogliere l’essenziale. Ricordo un suo articolo, uscito nel giornale dei Giovanissimi, in cui parlava della necessità di includere: ogni gruppo, nemmeno di giovanissimi di Ac, non è tale se non accogli persone in difficoltà, a partire dalle persone con disabilità».
Per comprendere chi è stato, don Giuseppe Zanon insomma bisognava conoscerlo.
E pensare che al suo approdo in via della Conciliazione, con il suo stile discreto e silenzioso, più di qualcuno tra i responsabili si era chiesto chi avessero gli avessero mandato dal Veneto. Sì perché don Giuseppe non parlava molto, ma quando apriva bocca cambiava il quadro con le sue osservazioni penetranti.
«Chi era don Giuseppe? - si è chiesto Ernesto Preziosi, già vicepresidente adulti nazionale su Facebook – Uno dei tanti preti che fanno del bene e non fanno notizia. Era arguto e coglieva al volo, con l’occhio attento e vivace, tanti aspetti della realtà e dell’animo umano, aveva un simpatico humor, stemperava le tensioni con il sorriso e misurate parole ed era portato a vedere con delicata ironia gli aspetti conflittuali non rari in quella stagione che copre il periodo a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80». Continua Preziosi: «Stare con i giovani o dalla parte dei giovani, in quel contesto, non era facile per chi aveva a cuore la giustizia e lo stile di libertà che è proprio del Cristiano. Anche di quel servizio e dello stile con cui lo ha svolto dobbiamo essergli grati».
Per Fernando Cerchiaro, che in quegli anni era delegato regionale Triveneto, oltre che presidente diocesano a Vicenza, don Zanon è stato «l’espressione perfetta dell’assistente di Ac, almeno secondo il modello che l’assistente generale Marco Cè (poi divenuto patriarca di Venezia) aveva in mente. Don Giuseppe ha dato vita esattamente a quella relazione tra laici e preti che caratterizza l’Azione cattolica e tratteggiata dal Concilio Vaticano II per tutta la Chiesa. Una relazione fatta di accompagnamento, vicinanza reciproca, essenzialità spirituale e un profondo rispetto. Con l’umorismo come valore aggiunto».
Se le sfide dell’oggi appaiono complesse, quegli anni non sono stati certamente “facili”. «Eravamo alle prese con la travagliata interpretazione della scelta religiosa – spiega Fernando – Un fatto che esponeva l’associazione non solo alle critiche dall’esterno, ma anche a distinzioni e contrapposizioni interne. Non si ragguagliava di certo una completa unità. Ma la capacità di don Giuseppe di smorzare i conflitti, analizzando la situazione, ha contribuito al superamento di quella fase».
Aveva una ricetta, don Giuseppe. «L’ascolto sempre prima di tutto – conclude Cerchiaro – Ancora adesso, in ogni occasione di ritrovo, magari d’estate, ad Asiago, prima dell’ovvio amarcord, veniva l’ascolto».
Dopo Roma, don Giuseppe ha assistito i giovani di Ac in Regione e in diocesi. Quindi il suo ministero lo ha portato a dedicarsi alla formazione dei preti. Come rettore del seminario maggione, negli anni ‘90 e poi come collaboratore dell’istituto San Luca per la formazione del clero padovano. Un amore smisurato per i preti, il suo. Ancora ai primi di settembre, don Giuseppe aveva spedito le sue puntuali “Notizie di famiglia” ai 650 presbiteri diocesani. E alla presentazione del bilancio diocesano, il 14 ottobre, la sua assenza non era passata inosservata.
«In fondo però non aveva mai smesso di essere un assistente di Ac – commenta don Giorgio Bezze, altro prete padovano, “successore” di don Zanon in centro nazionale, seppure in un’altra stagione – Ogni volta che rientravo da Roma, si interessava dell’associazione. Gli piaceva proprio conoscere come andavano le cose in centro nazionale. E per l’Ac aveva sempre un sorriso stampato in volto». L’ironia e la sagacia di questo piccolo-grande sacerdote sono diventate ormai famose e attraversano anche le parole di don Giorgio. Ma c’è di più. «Dell’associazione non ha mai dimenticato l’insegnamento di lavorare insieme. Si è occupato dei preti, in questi ultimi anni, senza mai tralasciare la corresponsabilità e il coinvolgimento dei laici. Ritornando ogni volta a quelli che forse sono stati gli anni più belli della sua vita».

Le esequie di don Giuseppe Zanon verranno celebrate mercoledì 31 ottobre alle 10 nella Cattedrale di Padova.

Qui il profilo completo della sua biografia.