Conclusa la 48a Settimana Sociale. Le proposte dei cattolici italiani al Governo

Per il lavoro, buone pratiche e buona politica

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di Alberto Ratti* - Si è conclusa ieri la 48a Settimana Sociale dei cattolici italiani – cominciata giovedì scorso – che quest’anno si è tenuta a Cagliari. Appuntamento fisso della Chiesa italiana, a cadenza pluriennale, le Settimane Sociali sono state sempre pensate come «riunioni di studio per far conoscere ai cattolici il vero messaggio sociale cristiano».
La prima Settimana si tenne a Pistoia nel 1907, su impulso del beato Giuseppe Toniolo.
Il tema su cui si è discusso e su cui i 1000 delegati si sono confrontati nell’arco delle giornate di Cagliari è stato quello del «lavoro che vogliamo», declinato nei quattro aggettivi che papa Francesco ha voluto indicare nella Evangelii gaudium al numero 192 per descrivere le condizioni attraverso le quali il lavoro può diventare l’attività nella quale «l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita»: libero, creativo, partecipativo e solidale. Sia il lavoro preparatorio sia il dibattito alla Settimana Sociale è stato organizzato in quattro ambiti: la denuncia, le buone pratiche, l’ascolto e la proposta. Durante le giornate, oltre a sottolineare le storture e i problemi che attanagliano oggi il lavoro, si è voluto valorizzare ciò che di buono nasce e cresce nei territori per iniziativa della società civile e delle imprese più sensibili e avanzate.
Gli esempi più virtuosi sono stati appositamente raccolti dai “Cercatori di LavOro”, progetto con il quale sono state censite 542 buone pratiche aziendali, amministrative e formative. Dopo un’attenta analisi delle pratiche segnalate, 402 sono emerse realmente sostenibili. Di queste, 309 provengono da realtà imprenditoriali, 40 dal mondo della scuola e 52 dalla pubblica amministrazione.
La Settimana Sociale si è aperta con il videomessaggio di papa Francesco, il quale ha condannato «la competizione e la meritocrazia», malattie che oggi attanagliano il mercato del lavoro e ha proposto un cammino graduale per quanto riguarda l’innovazione legata all’industria 4.0: «Nulla si anteponga al bene della persona e alla cura della casa comune, spesso deturpata da un modello di sviluppo che ha prodotto un grave debito ecologico. L’innovazione tecnologica va guidata dalla coscienza e dai principi di sussidiarietà e di solidarietà. Il robot deve rimanere un mezzo e non diventare l’idolo di una economia nelle mani dei potenti; dovrà servire la persona e i suoi bisogni umani».
A seguire le relazioni degli esperti e soprattutto i lavori nei tavoli e nei gruppi di approfondimento per i 1000 delegati da tutta la penisola, che hanno portato a formulare 4 proposte concrete presentate direttamente al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ospite di rilievo nella giornata di sabato 28 ottobre e ad altri membri del Governo e delle Istituzioni; gli ambiti delle 4 proposte sono la formazione e il lavoro, i Pir (Piani individuali di risparmio), gli appalti, l’Iva.
La prima proposta indirizzata al Governo serve a «rimettere il lavoro al centro dei processi formativi», con l’obiettivo di ridurre in misura più consistente la disoccupazione giovanile. Per fare questo «occorre intervenire con gli incentivi all’assunzione e in modo strutturale rafforzando la filiera formativa professionalizzante nel sistema educativo italiano».
La seconda proposta consiglia di «canalizzare i risparmi dei Pir (Piani individuali di risparmio) anche verso le piccole imprese non quotate che rispondono ad alcune caratteristiche di coerenza ambientale e imprese sociali».
La terza proposta chiede di ribaltare lo schema di assegnazione degli appalti che, nonostante la riforma del settore, continua per il 60% ad assegnarlo attraverso l’opzione del massimo ribasso: «Accentuare il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici potenziando i criteri di sostenibilità ambientale, inserendo tra i criteri reputazionali i parametri di responsabilità sociale ambientale e fiscale» e «varando un programma di formazione delle Amministrazioni sul nuovo Codice».
L’ultima proposta, infine, si prefigge come ambito di azione quella che da molti addetti ai lavori è considerata la giungla dell’Iva, con aliquote che variano dal 4%, al 10%, al 22%: «Rimodulare le aliquote Iva per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi, oggettivamente misurabili, a saldo zero per la finanza pubblica, anche per combattere il dumping sociale e ambientale».
A conclusione delle giornate, è stato sottolineato dal cardinale Bassetti, presidente della Cei, come la 48a Settimana Sociale abbia rappresentato un’edizione importante che ha consentito di «denunciare le storture e le ingiustizie che attraversano il mondo del lavoro; ascoltare e narrare l’esperienza e la condizione lavorativa, facendo emergere le buone pratiche, arrivando a individuare impegni, richieste e proposte». La presenza fra gli ospiti di esponenti del Governo fa ben sperare per la ricaduta concreta delle discussioni e dei documenti prodotti durante la Settimana.
In conclusione, l’immagine uscita da Cagliari è quella di cattolici italiani che non sognano l’impossibile e l’irrealizzabile, ma partendo dalle “buone pratiche” sparse sul territorio vogliono essere presenti e attivi per generare creatività attraverso lavoro e attraverso «imprese virtuose che non hanno come fine ultimo il puro profitto economico fine a se stesso, ma semmai sono fonte positiva di ricchezza condivisa ed inclusiva per tutti, in particolare gli scartati».

Per approfondire: http://www.settimanesociali.it/ 

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana