Francesco ci chiama alla corresponsabilità

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Franco Miano, presidente nazionale Ac

È ancora viva in noi l’emozione di quel «cari fratelli e sorelle, buonasera!», l’affacciarsi per la prima volta al balcone della basilica di San Pietro di un pontefice venuto a Roma «quasi dalla fine del mondo». La scelta del nome: Francesco, come il poverello d’Assisi, l’apostolo degli ultimi, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato. Ci ha stupiti subito e continua ogni giorno a stupirci, Papa Francesco: per la semplicità, l’amabilità dello stile, il costante richiamo alla preghiera, l’attenzione prioritaria agli indifesi. Abbiamo imparato tutti a conoscere la sua paterna passione per la gente, la preoccupazione per il bene delle persone e delle famiglie, le sue grandi doti di comunicatore, la lontananza da ogni forma di ostentazione.

Ciò che questo primo anno di pontificato ci ha regalato, attraverso gesti e parole piene di novità e radicalità cristiana, è l’insegnamento di un Papa che ci riporta, che ci invita ad andare alle radici del Vangelo, per poterne comunicare la bellezza. Ed è ciò che vuole fare sempre di più l’Azione cattolica, stando laicalmente nei luoghi della vita quotidiana: raccontare la centralità del Signore, che è a fianco di tutti, non abbandona nessuno e cambia la vita. Un annuncio che è anche trasmissione della fede tra le generazioni: in famiglia e in ambito comunitario; dai grandi ai piccoli. Mi ha colpito che Francesco abbia citato più volte la propria nonna. Ci ricorda che la trasmissione della fede inizia dalle cose semplici. E che l’impegno educativo non è pura "tecnica", ma una testimonianza di vita che si fa provocazione.

Voglio anche ricordare il suo appello ai giovani in occasione della GMG di Rio, «Andate e fate discepoli tutti i popoli», che è rivolto a tutti noi, vale per ogni credente. È l’invito a riscoprire una dimensione del cristianesimo senza confini: quelli geografici ma anche quelli economici, culturali, psicologici o di qualsiasi altro genere. La sua essenzialità di vita è la testimonianza dell’essenzialità del Vangelo. Con il suo magistero, Francesco ci dice di andare con fiducia e gioia incontro al mondo, ci testimonia la dimensione sociale dell’evangelizzazione, attraverso legami non formali e lasciando da parte appelli e proclami, privilegiando l’abbraccio con i fratelli e il farsi carico delle loro storie.

Credo si possa ben dire che Papa Francesco ci chiami a condividere il Vangelo e a cambiare atteggiamento nella direzione di una sempre maggiore “corresponsabilità”, che è anche una bella provocazione per tutti i cristiani. Bisogna cominciare a dire: «io mi sento corresponsabile dell’indifferenza, della difficoltà di vita delle persone e della mia incapacità di stare al loro fianco». Solo se siamo convinti di questo possiamo dire di essere una Chiesa in uscita, che non declama i valori, ma li sperimenta.

Per questo speciale primo compleanno, a Francesco che ci ha donato l’Evangelii gaudium, “la gioia del Vangelo” - allo stesso tempo un’esortazione, un programma, un cammino personale e comunitario da cui bisogna partire per riavvicinare le persone alla fede – i laici di Azione cattolica ribadiscono il loro “ci siamo!”. Augurandogli di essere sempre un coraggioso testimone dell’amore di Dio, e di lasciarsi condurre da Lui per guidare il suo popolo sulle strade della verità e della speranza. Siamo e saremo con Papa Francesco nel proporre al mondo contemporaneo il volto di una Chiesa evangelizzatrice e missionaria, una comunità di discepoli fedele alla sua missione e proprio per questo ancor di più capace di rinnovamento nel solco delle linee dettate dal Concilio Vaticano II, i cui frutti più maturi ci attendono ancora.

Ugualmente ci poniamo accanto al successore di Pietro nel costruire una Chiesa liberata dai fardelli e dai privilegi materiali e politici - secondo l’espressione di Benedetto XVI -, dedicata al mondo intero, chiamata al mistero dell’adorazione di Dio e al servizio del prossimo. L’umanità attende parole di speranza e noi cristiani, Vangelo alla mano, dobbiamo e vogliamo essere disponibili, umili e pronti a incarnarla, come fece il poverello di Assisi.