Forti attese che richiedono risposte immediate

Versione stampabileVersione stampabile

Franco Miano - Il Paese ha grandi attese. Poco si è appassionato alla tribolata vicenda politica, e tutta interna alle stanze dei partiti, che ha portato all’avvicendamento tra Matteo Renzi ed Enrico Letta. Forte è l’interesse, invece, a capire come il nuovo esecutivo guidato dal segretario Pd riuscirà a rispondere alle urgenze economiche e sociali e, contemporaneamente, a condurre in porto la riforma della legge elettorale e del Senato.

È doveroso augurarsi che queste due ultime settimane di “passione” siano la premessa di un’azione di governo riformatrice, ispirata a criteri di solidarietà, che sappia dare risposte concrete e rapide ai tanti problemi con i quali quotidianamente gli italiani si confrontano, primi fra tutti quelli prodotti dai durissimi effetti della crisi economica sulla vita delle famiglie e delle imprese.

Le molteplici difficoltà del presente chiamano tutti e ciascuno, cittadini, partiti, parti sociali e società civile a sottoscrivere un “Patto di speranza”, che abbia come orizzonte il futuro del Paese e delle giovani generazioni. Appaiono dunque ancor più gravissime e odiose le tante posizioni strumentali volte a difendere lo status quo, oppure a tutelare interessi particolari, specie dopo una lunga serie di manovre economiche che hanno duramente inciso sui redditi medio-bassi, sulle famiglie, in generale sul lavoro, senza mai colpire significativamente la piaga dell’evasione e dell’elusione fiscale, i privilegi e le rendite di casta. A dire il vero, si era appena cominciata ad affacciare la possibilità di chiudere, seppur con le prudenze dovute al contesto dei conti pubblici e dei vincoli europei e internazionali, la lunga fase dell’austerity. Oggi, nella fatica di costruire un Paese più equo, intraprendente e solidale, il nuovo governo dovrà raccogliere questa eredità e mostrare capacità di equilibrio e autorevolezza, un’azione ispirata da spirito di equità, nella consapevolezza che forme di gradualità e “compromesso” risultano oggi impraticabili.

L’opzione preferenziale del governo Renzi sia a vantaggio di quanti non hanno neppure la possibilità di dare voce alle proprie ragioni. L’ampio clima di riforma sistemica giunga presto a definire serie politiche di inclusione, istruzione, educazione e promozione delle fasce deboli, fondate sulla centralità della persona e della famiglia e finalizzate a creare “pari opportunità” in termini di dignità umana, accesso al lavoro, diritti e doveri di cittadinanza. Inoltre, crediamo che il sostenere la famiglia attraverso un fisco più equo ed efficaci politiche di sostegno alla natalità e di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro sia una priorità ancor più ineludibile in tempi di crisi economica e sociale. Obiettivi perseguibili se c’è serietà, costanza e impegno (e non fumose chiacchiere) nella rimozione di sacche di spreco nella pubblica amministrazione centrale e locale.

Il momento storico è delicato. Populismi e derive autoritarie sono sempre dietro l’angolo. Dunque, la politica non sia spettatrice, ma accompagni l’azione di governo con riforme istituzionali altrettanto necessarie per combattere la crisi. In tal senso, legge elettorale e etica della politica (numero dei parlamentarti, costi dei partiti e delle istituzioni, democrazia interna) sono temi ineludibili sui cui il Parlamento italiano ha l’opportunità, davanti ai cittadini, di misurare la propria credibilità. Da una parte, è necessario mettere mano ad una riforma della legge elettorale, affinché sia finalmente restituito ai cittadini, come “arbitri”, il diritto di scegliere i propri rappresentanti e sia assicurata chiarezza alla competizione elettorale e politica; dall’altra, occorre regolare con una specifica disciplina i partiti politici, affinché siano garantiti meccanismi di democrazia interna, come indicato dall’articolo 49 della Costituzione, e di trasparenza nella gestione dell’organizzazione e delle risorse economiche. Appare altresì ineludibile – ampiamente sottolineato negli ultimi mesi – l’intervento sulla Carta costituzionale per adeguare le istituzioni democratiche ai criteri di efficienza, velocità, efficacia e assoluta trasparenza e per riordinare gli enti locali all’insegna dell’utile e del necessario.

Nel complesso cammino verso una nuova Italia, tutte le realtà decisionali e di base del Paese sanno di trovare nell’Azione cattolica una realtà diffusa capillarmente nel territorio, ricca di una storia ecclesiale e sociale che alimenta oggi un impegno profondo in tutti i campi, dalla scuola al lavoro, dall’educazione alla politica. È un patrimonio che sempre mettiamo a disposizione, consapevoli che anche ai laici credenti tocca fare la propria parte, sia nella vita di tutti i giorni, sia condividendo e facendosi carico pienamente delle grandi sfide che attendono il Paese. È un patrimonio morale, però, gravato anch’esso dall’effetto di continue crisi politiche, istituzionali ed economiche: anche l’Azione cattolica, oggi, in linea con i sentimenti diffusi nel Paese, chiede senza sconti e concessioni una nuova fase di concretezza, pragmatismo, moralità, buone decisioni e prese in tempi rapidi. Altrimenti, come ci ha ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, paziente faro in questa infinita impasse istituzionale, avremo perso forse l’ultima occasione.

In conclusione, nell’augurare con sincerità a Matteo Renzi e alla sua squadra di governo “buon lavoro” nell’interesse del Paese, avverto anch’io, personalmente, l’urgenza umana di esprimere gratitudine a Enrico Letta per la “forma” e la “sostanza” con cui ha condotto l’azione di governo e ha promosso l’immagine dell’Italia all’estero.