Il racconto della due giorni Ac in Sardegna

Formarsi per agire

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di Giovanna Fancello* - Sabato 27 e domenica 28 ottobre l’Azione cattolica sarda ha vissuto, ad Oristano, due giornate che lasceranno un segno nei cuori dei presidenti, dei consiglieri diocesani, dei responsabili associativi e dei numerosi soci provenienti dalle dieci diocesi della regione. La visita della Presidenza nazionale è stata l’occasione per riflettere insieme sulla sollecitazione fatta da Papa Francesco all’Ac, il 30 aprile 2017, in occasione della festa per i 150 anni della fondazione.
Il convegno pubblico di sabato 27 sul tema “Fare Politica con la P maiuscola per affrontare le nuove Povertà …” ha visto il confronto tra Matteo Truffelli, Presidente nazionale dell’Azione cattolica, Raffaele Callia, Direttore di Caritas regionale, e Giovanni Bachelet, docente di Fisica all’Università la Sapienza. Il dibattito è stato moderato dal delegato regionale dei settimanali cattolici (Fisc) Giampaolo Atzei con domande/sfida che hanno avuto risposte puntuali dagli intervistati.
Dopo il saluto di mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo di Oristano, che ha sottolineato l’importanza di un incontro sinodale su un tema così attuale, e l’introduzione della Delegata regionale Ac, Giovanna Fancello, che ha invitato i presenti a cogliere l’opportunità dell’incontro per poter declinare le proposte dell’associazione in chiave locale, il confronto è entrato nel vivo. 
Il Presidente nazionale Matteo Truffelli ha spiegato che il Papa, con l’esortazione fatta a braccio il 30 aprile, «mettetevi in politica ma per favore nella grande politica la Politica quella con la P maiuscola, […] attraverso anche la politica educativa e la partecipazione al dibattito culturale», ha voluto ricordare ai soci dell’Azione cattolica che non si deve mai perdere di vista la prioritaria vocazione cristiana: essere con generosità testimoni autentici del Vangelo nel mondo e per il mondo sapendo gettare “il seme buono del Vangelo”. Truffelli ha inoltre sottolineato che in associazione l’impegno a formare buoni politici si coniuga con la sfida educativa che porta a formare “buoni cittadini”, capaci di vivere il Vangelo nella quotidianità, negli ambienti di vita che ognuno è chiamato ad abitare. In chiusura,il presidente nazionale Ac ha evidenziato che formare coscienze significa fare politica con la P maiuscola rigenerando il tessuto di una società, con orientamenti nuovi fondati sul valore della persona e sui diritti dei cittadini che sempre dovranno avere a cuore il bene comune.
La lettura schietta e precisa della realtà sociale italiana fatta da Raffaele Callia, Direttore della Caritas regionale, si è tramutato in un invito pressante rivolto ad ognuno a rendere sempre ragione della speranza che è insita nell’uomo. In particolare, ha indicato nell’attenzione per gli ultimi, per i migranti uomini e donne senza diritti e speranze la sollecitazione di Papa Francesco a saper realizzare un’accoglienza solidale, scegliendo l’opzione per i poveri come categoria teologica.
Significativo è stato il contributo di Giovanni Bachelet che ha sollecitato tutti ad un impegno educativo a misura di persona, per formare coscienze mature capaci di fare scelte autenticamente cristiane senza compromessi. Le sue sollecitazioni si incarnano nel solco tracciato da suo papà Vittorio, già Presidente nazionale dell’Ac, che spese la sua vita nella formazione delle coscienze, prima di essere ucciso, nel 1980 dalle Brigate rosse dopo una lezione all’Università Sapienza.
Domenica  28 sono stati sviluppati temi prettamente associativi che determinano le scelte in ambito formativo, educativo e sociale. Mons Corrado Melis, delegato CES per il Laicato, con il suo invito a cogliere le urgenze del nostro tempo: la vicinanza ai poveri come opzione privilegiata e la formazione sistematica della coscienze, ha avviato i lavori della giornata, che aveva come tema “l’Azione Cattolica una proposta attuale? Perché? Al dibattito hanno dato il contributo tutti i componenti della Presidenza nazionale.
Formare coscienze chiama in causa una responsabilità che si nutre di corresponsabilità.
Tanti gli interrogativi, le riflessioni le proposte emerse. I Presidenti delle dieci diocesi della Sardegna hanno esposto i punti di forza ma anche di debolezza che l’associazione affronta. Criticità e punti di forza analizzati sia da un punto di vista unitario, che di settore e di articolazione.
Tutti concordi nel ribadire che l’Azione cattolica deve continuare ad essere missionaria e popolare, capace di prendersi cura delle persone, di incarnarsi nella vita del popolo di Dio, nutrendosi del territorio, della sua bellezza e delle sue tradizioni.
Sempre in ascolto e al servizio dei bisogni di tutti, soprattutto degli ultimi, andando verso le periferie del mondo per testimoniare la bellezza della fede e la gioia dell’annuncio del Vangelo.

*Delegata regionale Ac Sardegna