Il ritorno degli slogan di estrema destra, delle intimidazioni squadriste e razziste

Fascismo, ancora tu?

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di Alberto Ratti*- Ritrovarsi ancora una volta, nel 2018, a dover scrivere di fascismo e nazismo come di fenomeni tutt’altro che appartenenti al passato, è qualcosa che difficilmente i nostri nonni avrebbero ipotizzato non molto tempo fa. Purtroppo, invece, la realtà mostra come le manifestazioni razziste, i blitz squadristi e le aggressioni fisiche e verbali si siano ripetute e moltiplicate con frequenza sempre maggiore durante tutta la campagna elettorale e lungo tutta la nostra Penisola.
Minimizzare certi fenomeni, girare la testa dall’altra parte e far finta di nulla definendoli “folcloristici” è da incoscienti, oltre che da stupidi. Ogni tipo di estremismo, di destra come di sinistra, va combattuto e stigmatizzato nel momento in cui sfocia nella violenza e nella sopraffazione dell’altro e delle sue idee.
Ad esempio, quanto successo a Como a fine novembre scorso (irruzione di alcuni Skinheads nella sede del coordinamento di associazioni pro-migranti “Como senza frontiere”) è un fatto gravissimo, che insieme a molti altri (manifestazioni apologetiche e commemorative a Predappio e contro la festa della Liberazione del 25 aprile, incendio di Capodanno a Spinetoli, volantini e adesivi antisemiti con la foto Anna Frank distribuiti allo stadio Olimpico di Roma) ricordano periodi della nostra storia e della storia del mondo che sinceramente non vorremmo più vedere.
Cosa significa il ritorno degli slogan di estrema destra, delle intimidazioni squadriste e razziste? Quali rischi possono provenire da queste formazioni politiche che si richiamo esplicitamente al Duce e a Hitler?
Molti studiosi vedono giustamente in questi episodi un pericolo concreto per la democrazia e una deriva preoccupante; la democrazia non è una conquista immutabile e fissa, ma è un percorso che va alimentato quotidianamente con la pazienza dell’ascolto, la fatica del pensare, il dialogo e la mediazione fra diversi.
Tra i motivi scatenanti il ritorno all’ideologia fascista vi è certamente la “caccia all’immigrato” – il pensiero che lo straniero possa mettere in discussione privilegi e diritti acquisiti nel tempo, oltre che l’odio razziale tout court -, un forte anticapitalismo e disprezzo per il sistema bancario, una radicata islamofobia, un generale rancore sociale nei confronti del mondo politico.
Così, all’interno della profonda crisi che i sistemi partitici stanno attraversando in tutta Europa – incapaci di trovare risposte soddisfacenti ai malesseri sociali delle persone – si annidano e tornano a vivere i miti dell’antidemocrazia, camuffati da parole come “patria, sicurezza, sovranismo, tradizione” e da alcuni riferimenti religiosi (croce celtica, rosario, tradizionalismo). Colpisce, infatti, che gruppi cattolici più o meno numerosi si lascino irretire dalle sirene della destra estrema e non siano ancora capaci di resistere, senza farsi trovare spiazzati di fronte a questo pericoloso ritorno al passato.
Mons. Galantino, segretario della Cei, ha avuto parole forti e chiare sul tema: “Non è da sottovalutarne il rischio, perché tutte le volte in cui manca il rispetto per l’altro e per le sue idee, ci si deve preoccupare. Quando poi si arriva alla violenza, magari perpetrata in gruppo e programmata, ridimensionare il tutto a ragazzate non è più accettabile. Non concordo con chi minimizza questa deriva, giustificando sempre tutto, compreso il razzismo. Dovremmo imparare a chiamare per nome le cose: dove c’è violenza, si denunci la violenza”.
Inoltre, secondo quelli che sono gli insegnamenti del Magistero ecclesiale, guai a utilizzare il cristianesimo in modo strumentale, deformando la religiosità dei fedeli e trasformandola in mero fatto identitario. La stessa parola – cattolicesimo – è antitetica al concetto di identità chiusa e impermeabile che sembra essere penetrata all’interno delle nostre comunità locali.
“Gesù Cristo – ha affermato ancora Galantino – è venuto per tutti e non possiamo sequestrarlo per farlo diventare simbolo di pochi”. Non si tratta di un discorso buonista o strumentale: è il Vangelo stesso che ci invita alla conversione e all’apertura verso tutti, contro la violenza, contro i soprusi, contro i ghetti.
È utile che non ci si lasci sopraffare da notizie sbagliate e fuorvianti, spesso cause scatenanti fenomeni di matrice fascista: i dati dimostrano come i reati e la microcriminalità siano in calo nel nostro Paese, così come più della metà dei migranti che giungono sulle nostre coste sono di religione cristiana e non musulmana.
La violenza e la paura, il razzismo e l’affermarsi di concetti disumani stanno tornando e radicandosi sempre più nella nostra società occidentale; emerge, allora, quanto più urgente e fondamentale il nostro compito di annunciare il Vangelo, perché Gesù va esattamente nella direzione opposta, proponendo alle donne e agli uomini di tutte le epoche una vita caratterizzata dall’amore e dalla giustizia, dalla fraternità e dalla solidarietà.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica italiana