Cosa vuol dire essere Missionario della Misericordia

Fare il bene da seduti

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Confessione

don Tony Drazza* - Capita che le giornate prendano, per grazia, un peso specifico notevole. Particolare, bello, inaspettato. Ti ritrovi a dover fare i conti con benedizioni inaspettate e soprattutto proprio quando meno te lo aspetti. In questi ultimi due giorni, 9 e 10 febbraio, credo di essere stato in san Pietro più di una Guardia Svizzera in servizio. Dovevo, e dovevamo, ricevere il mandato per essere in questo Anno Santo, Missionari della Misericordia; e il Papa ha pensato bene di incontrarci due volte perché voleva dirci che cos’è per lui la misericordia e come avremmo dovuto essere noi una volta seduti con la stola sulle spalle a confessare.

Ho cercato in questi giorni di pensare, riflettere e pregare per vedere che cosa volesse dire per me essere Missionario della Misericordia. Ho capito questo:

*Essere Missionari della Misericordia è una questione di mani aperte: è necessario in questo tempo riprenderci il gusto di avere le mani aperte, per far passare tutto l’amore che abbiamo nel cuore senza dover trattenere nulla. Le mani aperte mi richiamano il gesto dell’uomo che semina, che sparge il seme senza trattenere nulla per lui, fidandosi del terreno; il Vangelo di Marco così descrive la bellezza della gratuità: “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo saMi sembra che in questo anno, ma credo sempre, dovremmo essere “perdonatori instancabili”, avere le mani aperte e bucate tanto da non trattenere un briciolo di amore per noi.

*Ho capito che per essere “perdonatori instacabili” abbiamo bisogno di riassaporare la bellezza di stare seduti e attendere. Lasciare che la velocità del mondo, con le sue esigenze e i suoi falsi bisogni non ci travolga il cuore. L’uomo e la donna hanno bisogno di sentirsi accolti, senza avvertire che il nostro cuore è impegnato in altri progetti; affaticato in altri pensieri.

Dovrei far sentire da seduto e con la stola sulle spalle che aspettavo proprio te e nessun altro, perché mi interessi, perché ti amo, perché Dio attraversa la mia faccia e il tono della mia voce ti ama e ti stava cercando

*Ancora, Papa Francesco ci ha detto di imparare a leggere i gesti, i movimenti incerti delle labbra, a sentire i il cuore che batte forte perché questi sono già i primi segni di pentimento delle persone che si accostano alla confessione. Credo che questa sia una delle cose più belle: imparare a sentire il suono dei gesti e da lì ripartire per camminare insieme.

Allora, in questo Anno della Misericordia chiedo a Dio che il miracolo più grande lo faccia con me. Permettimi Signore di interessarmi ai cuori delle persone; aiutami a contare il balbettii di amore piuttosto che le sedie da mettere in Chiesa; insegnami a colorare, per quanto posso, la vita degli uomini e delle donne piuttosto che perdere ore intere a pensare ai colori dei fiori da mettere sull’altare.

Donami la certezza che ogni tanto il mondo e il cuore dell’uomo lo cambiamo stando seduti e permettendo a Te, Padre buono, di fare il resto.

*Assistente centrale dell’AC per il Settore Giovani.