Famiglia, parole nuove per una ricchezza antica

Versione stampabileVersione stampabile

di Matteo Truffelli - «La serata di preghiera con il Papa e con i padri sinodali che i vescovi italiani hanno promosso per il prossimo 4 ottobre sarà un bella esperienza di Chiesa. Un’occasione per riflettere e pregare insieme, con il desiderio di vivere in maniera intensa l’avvio del Sinodo straordinario sulla famiglia, cui seguirà quello ordinario, appuntamenti ai quali guardiamo con grande fiducia nei confronti del lavoro di discernimento che sono chiamati a compiere e con piena disponibilità ad assumere le indicazioni che ne emergeranno, per contribuire a tradurle in maniera concreta nella vita della Chiesa, delle famiglie, della società italiana».

Si tratta, indubbiamente, di un appuntamento particolarmente atteso in tutta la Chiesa e non solo: innanzitutto per l’importanza dell’argomento al centro della sua attenzione, ma anche per l’inedita modalità con cui papa Francesco ha deciso di prepararlo. L’ormai famoso questionario con le 38 domande sulla vita delle famiglie di oggi nel mondo ha avuto l’effetto di far assumere alla fase preparatoria di questo Sinodo, come mai in precedenza, il carattere di un percorso partecipato da un numero straordinariamente grande di soggetti ecclesiali: diocesi e parrocchie, associazioni e movimenti, gruppi di credenti e singole persone. Un coinvolgimento che ha trovato riscontro nelle profonde e provocanti prospettive di approfondimento messe a punto dall’Instrumentum laboris, e che è stato ulteriormente alimentato dalla consapevolezza, ampiamente diffusa nella comunità cristiana e non solo, che in un’epoca di grandi trasformazioni come la nostra, la realtà familiare è quella che forse più di ogni altra porta su di sé le tensioni del cambiamento e rappresenta una cartina di tornasole dei segni dei tempi. Proprio per questo, come ha ricordato il cardinale Bagnasco, lo sguardo dei padri sinodali si rivolgerà a un «orizzonte ampio», che «coinvolge le preoccupazioni di tutti i Pastori: l’educazione all’amore che non è pura emozione, la consapevolezza del sacramento del matrimonio e della sua grazia, la preparazione al matrimonio come cammino di fede, la coscienza che l’amore di coppia chiede di essere difeso, alimentato e risanato quando viene ferito, la difficile educazione dei figli, l’armonizzazione dei tempi della famiglia e quelli del lavoro, le situazioni di separazione e divorzio, le convivenze».

Le attese e le aspettative per questo appuntamento sono dunque molte, dentro e fuori la comunità cristiana. Né avrebbe potuto essere altrimenti, perché la famiglia rappresenta oggi innanzitutto una grande risorsa, e non solo un oggetto di attenzione: pur senza nasconderci le problematiche e le tendenze che sono sotto gli occhi di tutti, non condividiamo il giudizio di chi guarda alla famiglia semplicemente come a una “istituzione in crisi”, perché sappiamo bene quanti nuclei familiari rappresentino oggi una ricchezza straordinaria per la società, in termini di educazione, di crescita e custodia delle relazioni, di sostegno ai giovani e agli anziani, di formazione del tessuto civile, così come rappresentino una sorgente di speranza per la Chiesa: è innanzitutto nella quotidianità di ogni relazione tra marito e moglie e tra loro e i figli che la fede viene coltivata e trasmessa, che il rapporto con il Signore Gesù si mantiene vitale e vitalizzante. Le tante famiglie che formano la trama delle nostre comunità rappresentano davvero anche oggi quella «piccola Chiesa» di cui parlava Carlo Carretto. Proprio per questo sappiamo che la famiglia è vocazione: una chiamata a cui rispondere in virtù della fede ricevuta e poi scelta, una chiamata che va ascoltata, accolta, meditata e poi abbracciata con maturità. Una scelta che chiede di essere sostenuta, formata e accompagnata lungo tutto il suo percorso dalla comunità.

È quanto anche l’Azione Cattolica tenta di fare in molte e preziose esperienze promosse nelle diocesi italiane, guidati dalla convinzione che la formazione vissuta in coppia sia un’opportunità che merita di essere sperimentata in maniera continuativa prima e dopo il matrimonio, in maniera profonda, spiritualmente fondata, articolata in modo da comprendere i tanti aspetti che coinvolgono la vita familiare. Certo, il cammino che la Chiesa propone agli sposi che scelgono di unirsi in Cristo è fatto di mete “alte”, che rischiano di non essere comprese fino in fondo in una società dominata per un verso da quella che papa Francesco chiama la «tristezza individualista», e, per l’altro, da un fuggevole sentimentalismo. Non dobbiamo nasconderci che la cultura nella quale viviamo sembra fare sempre più fatica a comprendere le ragioni e la bellezza dell’idea forte di famiglia che la Chiesa propone agli uomini e alle donne di oggi, per il loro bene. Anche questo stato di cose, così come tutte le complesse questioni legate alla pluralità di forme di convivenza presenti nelle società contemporanee e al sempre più indefinito allargarsi dell’orizzonte di scelte presentate come diritti insindacabili, saranno al centro della riflessione sinodale. Una riflessione che deve impegnare tutta la Chiesa a un responsabile compito di elaborazione culturale, di formazione, di libero confronto con la cultura del nostro tempo e, soprattutto, di servizio alla vita concreta delle persone e delle famiglie, per accompagnare percorsi e difficoltà, dubbi e attese di bene: un compito che non potrà che partire dalla predisposizione a mostrare sempre il volto accogliente della Chiesa, madre capace e desiderosa di ascoltare, comprendere, valorizzare la ricerca di felicità che abita nel cuore di ogni persona.

Viviamo un tempo in cui da tanti punti di vista ci è richiesto un maturo esercizio di creatività: al termine del Sinodo, occorrerà forse coniare parole nuove e mettere a punto proposte diverse per cercare di accompagnare giovani e adulti di oggi a vivere in pienezza la ricchezza di un cammino che mette al centro la persona nella sua integrità e che per questo la rende autenticamente libera. Ma soprattutto, ci sarà chiesto ancora di offrire la testimonianza credibile di una fede che cambia la vita: è innanzitutto questo il linguaggio che occorre per raccontare al nostro tempo l’amore di Cristo attraverso l’amore di due sposi.

(“Avvenire”, 1 ottobre 2014, pag. 16)