“Life is sweet” – Disegni di affettività. Il racconto di Federica e Damiano, Maria Grazia e Lorenzo

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Una musica può fare

“Una musica può fare

Amare soltanto parole

Una musica può fare

Parlare soltanto d'amore

Una musica può fare

Salvarti sull'orlo del precipizio

Quello che la musica può fare

Salvarti sull'orlo del precipizio

Non ci si può lamentare”

M. Gazzè

 

Cosa è stato “Life is sweet”? Vi poniamo delle domande per provare a capirci: ti sei mai chiesto perché sei fidanzato? Hai mai fatto manutenzione nella tua coppia? Hai mai ripercorso la tua storia d'amore raccontandotela con il tuo partner? Ti sei mai preso del tempo per condividere “l'immaginario”? Ti sei o hai mai spiegato cos'è l'Amore? Hai mai guardato negli occhi la persona che ami dicendole ciò che ancora non le hai detto mai?

Su questo abbiamo riflettuto, lavorato e pregato nelle tre giornate di Disegni di Affettività di quest’anno come sempre organizzato dall’Area Famiglia e Vita dell’Azione Cattolica.

L’idea che ha fatto da filo conduttore è stata quella di pensare al rapporto di coppia come una musica, con le coppie di fidanzati e sposi giunti a Santa Maria degli Angeli (Assisi) dalle diverse diocesi d’Italia, chiamati a scrivere il “pentagramma” della propria storia, ripercorrendo il passato, fotografando il presente e sognando il futuro.

Perché in sintesi ci siamo domandati: che musica siamo? Due melodie diverse che restano separate? Due strumenti che si sovrappongono ma che poi perdono la loro unicità? O l’armonia di due sinfonie che, seppur differenti, messe insieme creano la bellezza della musica e della vita?

 

Soli

“È inutile chiamare non risponderà nessuno il telefono è volato fuori giù

dal quarto piano era importante sai pensare un poco a noi non stiamo insieme

mai ora sì: ora sì.

Soli la pelle come un vestito

Soli mangiando un panino in due, io e te

Soli le briciole nel letto

Soli ma stretti un po' di più solo io, solo tu.”

A. Celentano

 

Iniziando subito a tutto gas ci siamo fermati a riflettere sulla realtà della coppia alla luce di Amoris Laetitia, in particolare dei punti 323 e 324. Avere in questo l’aiuto di Franco Vaccari e del suo stile diretto ci ha subito fatto fare un salto a piè pari in ciò che la vita (in special modo quella di coppia) è: una continua lotta e un continuo lavoro tra realtà, immaginazione e inconscio. Per ognuno di questi livelli abbiamo visto come non si possa pensare all’affettività come qualcosa di astratto, di romanzesco o di puro ma di come ci troviamo immersi nella vita reale, nelle “verità scomode e dolorose”, abbandonando l'illusione del "ti amerò per sempree affrontando (condividendoli!) quei pensieri che magari il senso civico o un certo senso religioso astratto ci spinge a nascondere e a negare non solo al nostro partner ma persino a noi stessi. Per rendere la coppia “generatrice” di qualcosa di solido e reale perciò non si può fuggire da questa “manutenzione” per citare un termine che più volte è tornato durante la relazione di Franco.

Per questo bisogna fare i conti con il dolore e con i dolori, non pensando con questo termine obbligatoriamente alle gravi perdite della vita o ai problemi pesanti che possono accadere, quanto piuttosto ai “piccoli dolori” che quasi quotidianamente ci capitano davanti. Naturalmente questo dialogo franco e aperto non può nascere dall’oggi al domani ma va costruito, nel tempo, crescendo insieme.

Potremmo dire che il lavoro su cui allenarsi è quello del “geometra”: un continuo misurare le distanze, un avvicinarsi e allontanarsi considerando la libertà dell’altro ma anche la sua dignità. Parafrasando infatti AL 323, così come Gesù, fissando lo sguardo su chi gli si avvicinava, con parole e gesti esprimeva la domanda “Che cosa vuoi che io faccia per te?” allo stesso modo nella vita di coppia dovremmo sempre essere pronti a recepire ed ascoltare i bisogni profondi di chi ci sta accanto.

E quale può essere un buon indicatore del cammino della coppia, specie dopo il matrimonio? Come possiamo leggere il suo stato di salute? Utilizziamo le parole di Celentano per dire che è il letto… Ma anche qui, il nostro ben pensare ci fa collegare subito il letto al sesso e alla vita sessuale. Il punto di vista preso in considerazione è stato invece quello del letto come momento in cui la coppia affronta quei dolori quotidiani, quei “pensieri sbagliati” ma normalissimi e cresce nella dignità e nella libertà.

La condizione necessaria per fare questo però è che nel letto ci sia solo la coppia, che il letto non sia un letto affollato. Quindi bisogna lasciarne fuori gli estranei, gli amici, i colleghi e i datori di lavoro, i rispettivi genitori, perfino i figli! Nel letto la coppia deve essere sola, senza nessuno in mezzo a separare la comunicazione e il rapporto. Solo così infatti si cresce nell’Amore vero, nella conoscenza dell’altro, nulla rimane in sospeso con il rischio di venire fuori all’improvviso e soprattutto, paradossalmente, solo così cresceranno anche le relazioni esterne con i figli, i rispettivi genitori, i colleghi e i datori di lavoro, gli amici, gli estranei.

 

Buon viaggio

“Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che non c’è niente di più vero di un miraggio

E per quanta strada ancora c'è da fare

Amerai il finale”

C. Cremonini

 

E dove poter lasciare tutto e ripartire come dice Cremonini nella sua canzone se non dal nuovo Santuario della Spogliazione in una “magica” Assisi di sera, con i suoi silenzi e le strade che parlano di fede e pace? Da dove se non seguendo le orme di San Francesco partendo dal punto in cui ha lasciato tutto per tutto dedicarsi al Signore?

Con una bellissima passeggiata serale ci siamo fatti accompagnare dalla storia di Chiara e Francesco, coppia nello Spirito e nell’amicizia, passando per la Chiesa Nuova, luogo che ci ha fatto riflettere su come anche nelle famiglie dei santi i problemi e i dolori sono profondi, veri e lasciano ferite come quelli che la scelta di povertà di Francesco ha portato, e fino a giungere, proseguendo nel nostro cammino ormai in orario notturno, davanti a una chiesa di San Damiano immersa nel silenzio che è stato interrotto solo dal confronto che come coppia, dopo aver trovato un angolo tranquillo e isolato, siamo stati chiamati a fare tra noi, lasciando tutto il resto fuori. Un dialogo cuore a cuore con la persona che amiamo e con la quale desideriamo condividere il resto della nostra vita.

Da li ripartiamo, con il coraggio che infonde la certezza che quando si abbandona qualcosa il Signore è al nostro fianco e compie meraviglie anche con la povertà umana. E proprio Assisi ne è la prova!

 

L’isola che non c’è

“Seconda stella a destra

questo è il cammino

e poi dritto, fino al mattino

non ti puoi sbagliare perché,

quella è l'isola che non c'è

E ti prendono in giro

se continui a cercarla

ma non darti per vinto perché

chi ci ha già rinunciato

e ti ride alle spalle

forse è ancora più pazzo di te”

E. Bennato

 

Il secondo giorno si è aperto con la celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Assistente Nazionale mons. Gualtiero Sigismondi che ha voluto, come sempre nel suo stile pacato e cordiale, parlare a noi attraverso la sua esperienza di pastore di come sia importante nella vita di coppia la tenerezza che è l’opposto della gelosia e del predominio della libertà altrui.

Ci ha poi pensato don Tony a guidarci per tutta la mattinata in un lavoro di “scavo” nella nostra “geografia d’amore”. Più che di storia infatti abbiamo riflettuto sui luoghi del nostro amore, di quei posti intimi e silenziosi da cui possiamo sempre ripartire RI-POSATI, posati cioè nuovamente in quel posto in cui ci sentiamo “al nostro posto”, e siamo stati invitati a trovare il nostro roveto ardente, ciò che brucia, arde, ma malgrado ciò non si consuma mai.

In questo lavoro di scavo abbiamo provato a individuare quelle famose "quattro del pomeriggio" in cui è scoppiata la scintilla dell'innamoramento e abbiamo dato un nome a quella luce di cui siamo custodi e che ha attirato la nostra attenzione verso l'altro. Quella luce che solo tra due fidanzati o sposi si può vedere comprendendo come il nostro compito sia quello di essere suoi custodi più che suoi lucernari, consapevoli che prima di noi c’è sempre stato qualcun altro e scoprendoci dunque persone che ricevono e non che danno inizio!

Ci siamo confrontati l’un l’altro su cosa è l’amore, abbiamo provato a spiegarcelo e siamo tornati a toccare il tema fondamentale della libertà che, lungi dall’essere libertinaggio, come un palloncino va legata a qualcosa o qualcuno per non essere completamente in balia di ogni minimo colpo di vento.

Da don Tony e da mons. Sigismondi abbiamo in definitiva ricevuto il segreto per una vita di coppia santa: non pensare che tutto debba andare liscio e provare a eliminare vecchi e nuovi rapporti con le persone o le preoccupazioni della vita (che tanto non riusciremo mai a cancellare se non cancellando la propria o l’altrui libertà) ma mettere tutto al proprio posto, ordinandolo in una scala di importanza e sapendo di essere tenuti stretti dalla mano dell’altro che ci ama, comprendendo quale sia la nostra capacità di perdono, cartina al tornasole della maturità del nostro rapporto.

Ecco allora che l’invito è stato quello di trovare sempre dei momenti di intimità di coppia che possono dar luogo a un quaderno di appunti da condividere e scrivere insieme o anche a brevissimi e semplici gesti d'amore e di tenerezza da custodire quotidianamente e che possano diventare vere e proprie preghiere, come lampi di concreta spiritualità.

 

Felicità

“Felicità

Un bicchiere di vino

Con un panino

Felicità

A lasciarti un biglietto

Dentro al cassetto

Felicità

E cantare a due voci

Quanto mi piace

La felicità, Felicità

Senti nell'aria c'è già

La nostra canzone d'amore che va

Come un pensiero che sa di felicità”

Al Bano e Romina

 

E come concludere questi bellissimi tre giorni allora se non provando a scrivere lo spartito della propria storia di coppia?

Ognuno di noi ha perciò ripercorso la sua storia d’amore e usando diverse forme d’arte (abbiamo liberamente spaziato dal disegno al fumetto, dalla poesia al cartone animato e alla fotografia), aiutati da tre ottimi musicisti e dai loro strumenti musicali, abbiamo tradotto in musica i nostri lavori ottenendo quella che per ogni coppia è stata la propria personale e unica melodia.

Tutti i lavori poi (o almeno quelli giunti ad una conclusione) li abbiamo condivisi raccontandoci ai nostri compagni di avventura dopo la celebrazione domenicale tenuta da mons. Paolo Giulietti.

Il risultato del lavoro è stato in qualche caso una vera e propria canzone o una bella melodia profonda e romantica e in altri casi un qualcosa di divertente e spensierato ma in ogni caso si è trattato di vita vera, vissuta e donata agli altri e quindi sempre degna, come una musica proveniente dal cuore, di ascolto e di ringraziamento.

E allora in definitiva cosa è stato “Life is sweet”? Non un raduno di romantici che si incontrano per raccontarsi le loro bellissime storie d’amore ma un luogo dove le coppie si sono confrontate, hanno trovato i punti di forza e debolezza del loro rapporto, provato a trovare soluzioni e cercato quei luoghi dove essere al sicuro nei momenti difficili (perché ci sono in ogni coppia) sapendo che, passato il temporale, piccolo o grande che sia, da lì si può sempre ripartire, perché è da lì che l’uno e l’altra si sono donati quella scintilla da cui tutto ha preso inizio.

 

Federica e Damiano, Maria Grazia e Lorenzo