Libri. Come rilanciare il sogno europeista e i suoi indubbi vantaggi

Europa. Serve un nuovo inizio

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L’Europa, una “casa comune”, una grande costruzione economica e politica avviata all’indomani dei due conflitti mondiali, realizzata nel corso dei decenni, che oggi attraversa una singolare crisi di identità. Che cosa resta del “sogno” dei padri fondatori della Comunità, oggi Unione europea, è quanto si chiede il giornalista del Sir (e direttore del nostro «Segno nel mondo») Gianni Borsa, che per professione segue ogni giorno la vita delle istituzioni comunitarie a Strasburgo e Bruxelles.
Nel suo Europa Parole per capire, ascoltare, capirsi (edito da In Dialogo, Milano 2019) la tesi di Borsa è che occorra cercare un nuovo sogno e dar vita, gli europei tutti insieme, a un nuovo inizio. «C’è, al fondo - scrive nel libro -, la costruzione di un “noi” che metta all’angolo l’individualismo e gli egoismi imperanti, il grande male che distrugge qualunque comunità umana: dalla famiglia alla città, fino alla nazione e all’ordine internazionale. Chi si chiude in sé, nella sua casa, resta solo, triste e sterile; e, solo, finisce di vivere».
Nella sua analisi Borsa non trascura le difficoltà in cui si dibatte il vecchio continente: una crisi, in realtà, che si alimenta non tanto a Bruxelles, quanto nei singoli Stati aderenti all’Unione, ciascuno dei quali è attraversato da pulsioni spesso in contrasto tra loro. Ma, benché “malata”, la casa comune va consolidata e rifondata - come suggerisce nel commento all’icona biblica delle “due case” anche don Isacco Pagani, il cui contributo arricchisce l’agile saggio - guardando agli indubbi “vantaggi” che essa porta ai suoi membri.
Alla prospettiva di “più Europa”, Borsa preferisce però quella di una “Europa più”: più funzionale, efficace, concreta, coesa, solida, leggera, convinta, unita, aperta, simpatica. «Un’Europa che si faccia voler bene, in cui diventa evidente che condividere moltiplica, che la solidarietà è un’arma vincente se e quando assegna a ciascuno ciò di cui ha realmente (non egoisticamente) bisogno e quando ognuno fa la sua parte. Vale per l’Europa come vale in famiglia, nella propria città o nazione».
Il prossimo mese di maggio (dal 23 al 26) ci attendono le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Appuntamento più che mai importante che vedrà in campo lo scontro già aperto e senza esclusione di colpi tra europeisti e sovranisti. Una partita dagli esiti incerti. Due (e anche più) idee di Europa e di Unione molto differenti. La lettura del testo di Borsa è un’occasione per capire meglio la posta in gioco. A tal proposito, scrive Borsa: «Appare sempre più chiaro che con l’Unione europea c’è in gioco non solo, e non tanto, il futuro di una costruzione politica - come tale, essa è pur sempre un mezzo, non un fine - ma un originale, finora unico, esperimento politico-istituzionale tra popoli e Stati diversi che si uniscono per il maggiore e reciproco bene possibile (una costruzione politica più apprezzata fuori d’Europa che al suo interno, e spesso presa a modello). Questo lo sanno sia i sostenitori della causa europea, sia - pur senza riconoscerlo pubblicamente - i suoi detrattori».
Lo stesso autore ricorda però, e viepiù denuncia, che «una simile struttura politica ha bisogno, ora più che mai, di convinzione, coraggio e tempo, mentre la web-politica, fatta di slogan, tweet e like, non vede altro tempo se non quello che trascorre tra un’elezione e l’altra, addirittura tra un sondaggio e l’altro. La vera politica necessita di donne e uomini “nuovi” che si rimettano al lavoro per aggiustare e accomodare la casa europea».