Verso le elezioni - Quattro scenari per l'Unione di domani

Europa, progetto di pace

Versione stampabileVersione stampabile

a cura di Michele D'Avino* - L’elezione di Emmanuel Macron in Francia, nello scorso anno, ha avuto almeno un effetto tangibile. Dopo diversi anni, assistiamo finalmente a un dibattito di ampio respiro sul presente e sul futuro dell’Unione Europea. Il presidente francese è stato eletto al termine di una campagna dalla forte impronta europeista, e ha poi formulato un’ampia proposta di riforma dell’Ue. Anche in Germania, le trattative per la formazione del nuovo governo – in stallo da settembre – vedono nel confronto sull’Unione Europea un argomento fondamentale e, anzi, forse il vero motore di un possibile accordo di “Grande Coalizione” tra i cristiano-democratici di Angela Merkel e i socialisti di Martin Schulz. I Paesi più importanti del continente, insomma, mettono al centro delle proprie agende la questione europea.
Negli ultimi anni, l’Azione Cattolica ha riflettuto in varie occasioni sull’importanza di rilanciare con forza il progetto di un’Unione Europea più solidale e responsabile. In particolare, con l’impegno dell’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, che ha promosso seminari e momenti di confronto. E poi con una summer school proprio sul tema dell’Europa, organizzata nell’estate del 2017 e dedicata ai giovani. Frutto di quell’esperienza è stato il Manifesto per l’Europa “Our EurHope”. In questo contributo, che trae spunto dal lavoro di studio e approfondimento portato avanti negli ultimi tempi, delineiamo quattro scenari su cui le forze politiche hanno il dovere di confrontarsi con misura e spirito di visione.

1. Ripartire dal Mediterraneo
Erede delle grandi civiltà del passato, il Mediterraneo è un mare attraverso cui numerosi popoli nel corso dei secoli hanno imparato a conoscersi, incontrarsi e dialogare. Il mare nostrum è però diventato oggi uno spazio problematico a causa della crisi generata dai fenomeni migratori e dal terrorismo, un filtro fra nord e sud del mondo: per usare una metafora, una sorta di impedimento naturale che si protende come un fossato attorno alla fortezza Europa.
Non ci rassegniamo all’idea di un mare divenuto fossa comune che inghiotte migliaia di giovani vite in cerca di futuro. Chiediamo una politica nuova sul Mediterraneo, per rilanciare il
Riteniamo necessario rilanciare gli intenti del trattato di Barcellona, siglato nel 1995 in occasione della prima conferenza euro mediterranea, per “istituire un partenariato globale al fine di trasformare il Mediterraneo in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza, un partenariato economico e finanziario e un partenariato sociale, culturale e umano”.
L’Italia diventi protagonista in Europa di una nuova geografia della cooperazione internazionale che metta i Paesi del Mediterraneo al centro.

2. L’Europa come progetto
La mancanza di una politica estera comune e di una visione condivisa del futuro ha determinato un pericoloso irrigidimento dei rapporti tra i Paesi membri, un’esasperazione delle politiche di austerity, il moltiplicarsi dei fenomeni di nazionalismo da parte di espressioni politiche locali e, in ultima analisi, la crescita esponenziale di un sentimento di disillusione e scetticismo rispetto alla tenuta complessiva del progetto europeo.
Il nuovo governo sostenga il rilancio del progetto comune europeo, nella fedeltà ai valori che hanno ispirato i Padri fondatori. Quella lezione non ha perso significato e resta di assoluta attualità nel momento presente. L’esperienza europea ci ha insegnato, attraverso la pacificazione di popoli che si erano combattuti per secoli, che l’integrazione tra diversi è una sfida possibile. «Uniti nella diversità» non è solo uno slogan, ma anche un obiettivo da realizzare.
Forte del percorso compiuto finora, occorre dunque che l’Europa assuma uno sguardo lungimirante nell’affrontare le questioni che affollano l’agenda internazionale. Gli sforzi dei Paesi membri non possono limitarsi infatti agli obiettivi, sia pur rilevanti, di una crescita economica “intelligente, sostenibile e inclusiva”. È ormai condivisa l’esigenza che l’UE intervenga anche in materia di politica fiscale ed economica, oltre che monetaria, rafforzando parimenti il proprio bilancio e le possibilità d’intervento a fini redistributivi e di riequilibrio tra aree che presentano un diverso grado di sviluppo. È necessario, inoltre, rinnovare e armonizzare i sistemi di welfare nazionali, patrimonio identitario della cultura europea, rafforzando le competenze e le politiche europee in materia sociale. Un’azione congiunta per ridurre le diseguaglianze all’interno dei singoli Stati e tra Stati è il presupposto fondamentale per un vero processo d’integrazione.

3. Oltre le frontiere, tra centro e periferie
L’approfondimento della dimensione territoriale – che, dopo il Trattato di Lisbona, acquista la dignità di dimensione fondamentale della coesione – rappresenta un fattore decisivo per l’elaborazione di un modello di sviluppo in grado di riequilibrare le relazioni tra Bruxelles e i territori.
Contro il rischio di un irrigidimento dei confini interni tra i Paesi membri dell’UE, il nuovo Governo favorisca una più ampia cooperazione territoriale europea. Occorre promuovere uno sviluppo armonioso delle diverse regioni del continente europeo, attraverso politiche mirate, dove le diversità sono intese come una risorsa e non come una barriera, permettendo in ultima analisi di trarre il massimo beneficio dalle caratteristiche intrinseche dei territori in cui vivono i cittadini europei.
Gli sforzi di sviluppo e di coesione del territorio all’interno dell’Unione Europea non si limitino agli aspetti sociali, economici ed ambientali, ma si spingano sino alla rimozione di quegli ostacoli giuridici, amministrativi e culturali, che impediscono, di fatto, ai popoli dell’Unione Europea di cooperare lungo il cammino di un comune destino unitario. È di tutta evidenza come lungo i confini interni dell’Europa nel corso degli ultimi decenni si siano moltiplicate le occasioni di scambio, confronto e interazione tra soggetti che prima si sentivano tra loro distanti. È lì che l’Europa ha davvero vinto la sua sfida per una sempre maggiore integrazione tra i popoli e le culture che la compongono. È da lì che si può e si deve ripartire per ripensare insieme il futuro dell’Europa e dei suoi cittadini

4. Pace e responsabilità globali
Gli egoismi nei rapporti tra le nazioni, la violazione del diritto alla vita e della dignità umana hanno sempre prodotto nel corso dei secoli tragedie e devastazioni. La crisi delle relazioni internazionali, non solo in Europa, riflette in realtà la crisi dell’uomo contemporaneo e la sua paura dell’altro e trova le sue ragioni più profonde nella distanza incolmabile che separa la tutela dei diritti di un singolo (…gruppo, popolo, Stato) dai diritti del resto del mondo. Si tratta di fenomeni che recentemente hanno trovato sponda in molte democrazie occidentali, dove il sentimento nazionalista e autarchico è stato determinante per l’affermazione elettorale delle forze di governo.
Chiediamo che la politica produca risposte nuove e convincenti alle questioni di carattere globale, progettando il futuro degli italiani e della comunità internazionale non sulla paura ma sulla speranza.
La convivenza umana, infatti, è inequivocabilmente condizionata da fattori e (dis-)equilibri di portata planetaria. Il destino dell’umanità intera, in una prospettiva non contingente, non può trovare sviluppo e compimento negli spazi decisionali rimessi alla sovranità statale, ma implica scelte sull’utilizzo di beni comuni di carattere universale con il necessario coinvolgimento di una pluralità di attori internazionali, statali e non. Crediamo che il diritto internazionale sia la via maestra per l’edificazione della pace tra i popoli e gli Stati. La politica estera e le relazioni internazionali siano sempre improntate al dialogo e alla riconciliazione, fondate sempre non sul “diritto della forza”, ma sulla “forza del diritto”. Occorre compiere ogni sforzo possibile a favore della pace.
Il futuro dell’umanità intera dipende da quanto saremo capaci di rifondare i rapporti tra esseri umani all’insegna della giustizia, investire sull’educazione delle nuove generazioni, irrobustire in loro il desiderio di abitare il mondo con passione e responsabilità, realizzare esperienze concrete di fratellanza e solidarietà senza confini.

 *Direttore dell'Istituto di diritto internazionale della pace "Giuseppe Toniolo"