Convegno delle Presidenze diocesane Ac. Le conclusioni del Presidente nazionale Matteo Truffelli

Per essere popolo. Far nascere e crescere Alleanze

Versione stampabileVersione stampabile

di Antonio Martino - Il presidente nazionale dell’Ac Matteo Truffeli ha concluso con il suo intervento i lavori del Convegno delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica “Il tutto abbraccia la parte. L’Azione Cattolica Italiana nel cammino della Chiesa”, l’appuntamento che ha portato a Roma oltre 650 delegati da tutte le diocesi d’Italia in rappresentanza degli oltre 300mila iscritti all’associazione.
Nelle parole del presidente Ac, le considerazioni che hanno ricomposto i tanti stimoli emersi in questi tre giorni di lavoro nei cinque mini convegni (dedicati a: scuola, lavoro, dialogo interculturale, dialogo intergenerazionale e ambito socio-politico) e nel dibattito in plenaria della mattinata di oggi, a partire, o meglio a “ripartire” da uno dei passi dell’Evangelii gaudium (al n. 237) in cui Francesco propone l’immagine del tutto e della parte: ”Il Vangelo possiede un criterio di totalità che gli è intrinseco: non cessa di essere Buona Notizia finché non è annunciato a tutti, finché non feconda e risana tutte le dimensioni dell’uomo, e finché non unisce tutti gli uomini nella mensa del Regno. Il tutto è superiore alla parte”.
È per questo che esiste l’Azione Cattolica – sottolinea Matteo Truffelli: “per contribuire, da laici associati, a fare in modo che ‘il Vangelo sia annunciato a tutti, possa fecondare e risanare tutte le dimensioni dell’uomo, possa unire tutti gli uomini nella mensa del Regno’”. Ed è per questo - aggiunge - “che vogliamo continuare a camminare ‘con tutti e per tutti’, senza smettere mai di ‘essere popolo’, come ci ammonisce il Papa in uno dei passaggi più severi della Evangelii gaudium, il n.273”.
Per essere associazione e sentirci popolo, popolo di Dio che cammina insieme, la strada è per l’Azione Cattolica già tracciata. Ancora una volta il presidente Ac lascia la parola a papa Bergoglio: “Vogliamo coltivare quella che Francesco chiama la ”mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” .
L’Ac che si prospetta per i giorni avvenire è quella che Truffelli descrive come una “grande impastatrice, capace di far lievitare il tutto nel quale siamo immersi”, la vita del mondo, delle persone, della società, e dentro di essa, e per essa, “far lievitare la Chiesa”. E prosegue: “Siamo una parte, ci siamo detti, ma non un frammento isolato: una parte che vive per il tutto, e che dentro il tutto vuole concorrere a tenere insieme le tante parti per costruire assieme a loro qualcosa di importante”. Il presidente dell’Ac spiega che “questo non significa solo fare lo sforzo di mettere in sintonia tra loro i cuori e il passo di chi appartiene alla nostra famiglia, che sia quella associativa o quella ecclesiale, quella culturale o quella territoriale, quella generazionale o quella politica”. Questo non ci basta: “occorre avere il coraggio di rivolgersi al vicino di casa, ad un’altra famiglia alle tante altre famiglie del mondo”.
Ciò che Matteo Truffelli indica ai delegati presenti è la valorizzazione della pluralità, della contaminazione delle idee, delle sensibilità, delle esperienze: quella che il presidente dell’Ac chiama “la strada per giungere al bene”; “che non è la strada per incrinare l’unità, ma la via per costruirla”. E poi ricorda ai presenti: “ciò che fa la differenza nella pluralità e nella complessità, non è la semplificazione, ma è l’”affiatamento”. Parola cara al presidente Truffelli – questa - che la sottolinea più volte: “c’è stato detto che proprio questo può fare la nostra associazione: essere una ‘zona di affiatamento’. E noi questo vorremmo essere: spazio di sperimentazione della sinodalità, generatori di processi che alimentano la corresponsabilità, fermenti di comunione dentro la Chiesa e dentro la società”.
Con una bella immagine, il presidente Ac sottolinea che: “Non ci interessa essere strumenti solisti, neanche se questo volesse dire non sentirsi dire più che siamo irrilevanti, invisibili, disimpegnati: nonostante tutto ci interessa il suono dell’orchestra, ci interessa la sinfonia. Ci interessa essere l’amalgama che rende possibile tenere insieme i pezzi, nella vita di ciascuna persona e in quella della comunità, dentro la Chiesa e dentro la società”.
Rileggendo quanto emerso nei lavori dei mini convegni, Matteo Truffelli evidenzia quanto questo nostro tempo abbia un assoluto bisogno di veder nascere e crescere “Alleanze”. Ecco una altra parola-chiave. L’associazione può rappresentare in questo senso una risorsa straordinaria, in tantissimi modi e sotto tantissimi profili. Fa degli esempi concreti, il presidente dell’Ac:
*Alleanza tra le generazioni, con “adulti capaci di farsi carico del futuro delle giovani generazioni e giovani capaci di assumersi le proprie responsabilità nel presente”. Ecco perché è ancora e sempre importante, per il presidente Ac “insistere sul valore dell’unitarietà dell’associazione: è dentro di essa e grazie ad essa che possiamo educare ed educarci a una dimensione profonda di comunione, di condivisione, di corresponsabilità”. Che non significa fare delle cose insieme, ma “essere e pensarsi come parti di un’unica realtà”, la cui unità “è una risorsa preziosa, da custodire e coltivare”.
*Alleanza nel lavoro, “tra un lavoro sempre più inadeguato come spazio di realizzazione dell’umano e una società sempre più distratta rispetto alle ingiustizie che si consumano in nome del profitto”. E poi: “alleanza tra lavoratori garantiti e lavoratori precari, tra economia, ambiente e salute”. Ricorda gli ottant’anni del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica, Matteo Truffelli, festeggiati in questi giorni: “Tutta l’associazione è chiamata a vivere con il Movimento e attraverso il Movimento un’attenzione appassionata per una realtà tanto decisiva per la vita concreta delle persone. Che hanno bisogno di essere aiutate a vivere le sfide del lavoro di oggi per essere dentro di esse promotori e testimoni della speranza”.
*Alleanza tra cittadini e istituzioni, tra politica e società, “per uscire da una crisi di credibilità che sta corrodendo la democrazia nelle sue fondamenta”, denuncia Matteo Truffelli. Che ricorda ai presenti: “Non insisteremo mai abbastanza sull’importanza della vita associativa come esperienza di democraticità, di gratuità, di cura del bene comune, di dedizione appassionata”.
*Alleanza tra scuola e famiglie, tra scuola e agenzie educative, a partire dall’associazione. “Pensiamo solo al contributo che come associazione possiamo dare, e che soprattutto attraverso il Msac portiamo direttamente nelle aule – evidenzia il presidente dell’Ac - affinché il mondo della scuola impari ad avere il coraggio di scommettere sui talenti dei ragazzi e dei giovani e a valorizzare la autentica cura educativa di chi sa prendersi a cuore la vita di tante persone in cammino verso la maturità”.
*Alleanza tra chi arriva nel nostro Paese “per fuggire alla fame, alla morte e alla persecuzione” e chi deve lottare con la paura, l’ignoranza, l’indifferenza, “per aprirsi a un’autentica accoglienza”, rimarca Truffelli: “Essere associazione vuol dire anche darsi gli strumenti per leggere insieme con autenticità la realtà del proprio territorio, della vita reale, al di là di luoghi comuni, semplificazioni, pregiudizi”.
Infine, rivolgendo poi lo sguardo alla Chiesa.
*Alleanza tra laici e presbiteri, tra il gregge e i pastori, tra parrocchie, parroci e diocesi, tra movimenti e aggregazioni. Tutte alleanze che nascono – ricorda il presidente Ac – “dal sapersi parte di un unico popolo, di un solo corpo”, come Papa Francesco ci ripete con forza nell’Evangelii gaudium.
Essere Azione Cattolica, essere associazione oggi, rappresenta dunque nella parole del presidente Truffelli “una grande ricchezza e anche una grande responsabilità”. Perché è questo quello che “noi abbiamo da mettere a disposizione del nostro tempo, della nostra società, della nostra Chiesa”.
“È allora giusto, a conclusione di questi tre giorni di riflessione sul valore della parte e del tutto - chiosa Matteo Truffelli - riconsegnarci il valore dell’essere associazione. Un valore che non possiamo più dare per scontato, che non possiamo considerare come qualcosa di ovvio, di cui tutti sono consapevoli”.
“La direzione che ci siamo dati in questi anni e che ribadiamo – ridice Truffelli – è la realizzazione della Chiesa dell’Evangelii gaudium, la tessitura di una trama di relazioni buone dentro cui le persone si sentano accolte, accompagnate, sostenute per vivere con speranza la propria quotidianità, la cura di una vita spirituale di spessore e adatta all’esistenza dei laici di oggi, l’impegno per la costruzione di una società più giusta, accogliente, umana”.
“Mi piacerebbe – conclude il presidente nazionale dell’Ac - che ognuno dei nostri aderenti fosse contento di pensare a se stesso e alla propria associazione parrocchiale e diocesana come a un gioco che è stato compagno di infanzia per tanti di noi, il lego: un insieme di tanti pezzi diversi tra loro, per colore, dimensione, utilità, ma tutti accomunati dalla capacità di collegarsi tra loro, di connettersi per dare vita a qualcosa di più grande, di più bello. Vorrei - allora - che da questo convegno delle presidenze vi portaste via, insieme a tante parole, suoni, preghiere, incontri, anche questa immagine, dell’associazione come una piccola grande scatola di lego, dalle potenzialità immense”.