Bilancio e prospettive del Convegno Acr

Educatori audaci e creativi

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Intervista a cura di Francesca Polacco - Dopo il Convegno degli educatori che si è svolto a Roma dall’11 al 13 dicembre dal titolo “All’altezza del loro cuore”, Anna Teresa Borrelli, Responsabile nazionale dell’Azione cattolica dei ragazzi, traccia un bilancio dell’esperienza e anticipa le linee sulle quali nel futuro lavorerà l’Acr nazionale per accompagnare tutti gli educatori a essere sempre «ad altezza di occhi e ad altezza di cuore» dei bambini e dei ragazzi, così come auspicato da mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei, in apertura della tre giorni.

Alla luce di questa tre giorni di Convegno, quali caratteristiche deve avere un educatore che vuole essere “all’altezza del cuore” dei ragazzi?

Innanzitutto un educatore all’altezza del cuore dei ragazzi è una persona che deve saper riconoscere i desideri più profondi che nascono proprio nel cuore dei piccoli che gli sono affidati. E questo può farlo solamente abbassandosi e ponendo il suo sguardo alla loro altezza perché, solo guardandoli dritti negli occhi, potrà “incontrarli” veramente. Inoltre, deve avere quattro caratteristiche fondamentali: apertura e dono, in questo tempo in cui veniamo sollecitati quotidianamente a prenderci cura di noi stessi, a porre il nostro “io” al centro, non possiamo non considerare che la nostra vita ha un senso e un significato profondo solo se è in relazione a quella degli altri, solo se permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi. L’Acr non è “per alcuni” né “per molti” ma è “per tutti”. Coscienza, per promuovere una maggiore consapevolezza di sé e della bellezza del servizio a cui siamo chiamati; libertà, perché il processo educativo è un processo di liberazione e l’ascolto e il dialogo sono i due principali atteggiamenti di libertà che non possono mancare a un educatore. Trascendenza che è apertura al mistero, ovvero a pensare e amare come Cristo. E a questo proposito ci viene chiesto prima di tutto, prima ancora di essere educatori, di essere giovani e adulti veri che credono nella speranza e hanno fiducia nella storia, perché l’Acr non potrebbe esistere se non ci fossero adulti e giovani veri e soprattutto radicati in Cristo.

Cosa rappresentano i ragazzi per il futuro del nostro Paese e per il futuro della Chiesa?

I ragazzi sono un dono prezioso, non solamente per la vita della Chiesa, non solamente per la vita delle nostre comunità parrocchiali, non solamente per la storia del nostro Paese, ma credo siano un dono prezioso per la vita di ciascuno di noi, “qui e ora”, proprio come ci richiamava Mons. Galantino. Mi piace, dunque, immaginare che i nostri educatori siano contenti di poter, anche attraverso i piccoli, riconoscere la presenza del Signore nella loro vita e amarlo sempre di più. Quindi mi auguro veramente con tutto il cuore che i nostri educatori siano sempre più capaci di farsi dono per loro, di regalare loro tutto quello sono e che hanno per un servizio che entusiasma e dona gioia vera.

A te, in qualità di responsabile, cosa hanno lasciato gli oltre 800 educatori presenti al Convegno?

Come sempre ci hanno raccontato la bellezza di stare accanto ai piccoli, ci hanno raccontato il coraggio e il desiderio di impegnarsi accanto a loro e la gioia di far parte di questa associazione. Quindi penso che ancora una volta, sia io come responsabile, ma l’Azione cattolica tutta, grazie all’esperienza vissuta insieme agli educatori in queste giornate di Convegno, abbiamo potuto riscoprire nuovamente la gioia che la scelta di educare i piccoli e di accompagnarli all’incontro con il Signore Gesù è la scelta fondante della nostra associazione.

Qual è l’augurio che vuoi fare a tutti gli educatori d’Italia, anche a quelli che non hanno potuto partecipare al Convegno, per non demordere mai in quella difficile ma entusiasmante sfida che li chiama a essere “all’altezza del cuore” dei ragazzi?

A questo proposito, desidero richiamare direttamente tre passaggi della Evangelii Gaudium, l’esortazione apostolica di Papa Francesco che sta guidando e tracciando il cammino delle nostre Chiese e della nostra Associazione:

  • Al n. 33 papa Francesco rivolge a noi l’invito “a essere audaci e creativi”.

Mi piace pensare che questo invito del Papa sia rivolto anche a tutti gli educatori perché possano essere creativi, una creatività che muove l’intelligenza del nostro cuore che ci fa dire “siamo in questa storia”. Non ci è data infatti un’altra vita ed è in questa vita, proprio in questa, che siamo chiamati a essere audaci e creativi.

  • Al n.164, con forza il Santo Padre afferma che “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti”.

Questa è una certezza con la quale ogni cristiano, e dunque ogni educatore, dovrebbe vivere; questa è la ragione che ci spinge ad accogliere, anche la fatica del servizio, con la consapevolezza grande di non essere mai soli, ma di sentire ogni giorno la mano di Colui che sorregge e accompagna i nostri passi.

  • Al 169, viene richiamata la possibilità che la Chiesa si fermi e si commuova davanti ai poveri e agli umili.

Oggi anche l’Ac è chiamata sempre di più a fare questo: a fermarsi e a commuoversi davanti alla meraviglia che rappresentano i nostri ragazzi, a lasciarsi “muovere il cuore” da coloro che sono i prediletti del Signore.

Nell’orizzonte tracciato dell’Evangelii Gaudium allora possiamo dire che l’educazione è un compito permanente e sempre nuovo che richiede una costante intelligenza del presente, ovvero la capacità di entrare nella profondità delle cose che viviamo per poi leggerle alla luce del Vangelo. Quella costante intelligenza che ci porta a rinnovare quotidianamente il nostro impegno e a saper scorgere sempre il nuovo in questa vocazione per rinnovare con gioia il nostro “sì”.

Su cosa si concentrerà il lavoro dell’Acr nazionale dopo questo Convegno?

In questo triennio abbiamo scelto con forza di rimettere al centro il tema del protagonismo dei ragazzi e della scelta esperienziale. Crediamo fortemente che ogni esperienza vissuta in Ac, e quindi anche dai ragazzi, sia pensata e realizzata come un’esperienza di Chiesa missionaria, una Chiesa che ogni giorno è chiamata a ricercare nuove strade da percorrere per incrociare la vita delle persone del nostro tempo. Una responsabilità che sappiamo, come ci ha ricordato il nostro Presidente nazionale, di poter chiedere ai ragazzi che conosciamo, perché sappiamo che sono capaci di una responsabilità vera nei confronti della propria vita e di quella di chi vive loro accanto, sappiamo che sono capaci di una responsabilità vera nei confronti della Chiesa di cui scelgono di far parte attraverso l’associazione, così come sappiamo naturalmente che questa capacità deve essere educata, accompagnata, sostenuta, fatta crescere da parte di chi è chiamato a prendersi cura della loro maturazione umana, spirituale, relazionale. È questo il nostro impegno che vogliamo continuare a portare avanti in questo tempo. Desideriamo porci accanto ai bambini e ai ragazzi e vogliamo continuare a voler loro bene per quello che sono, vogliamo che crescano sempre più nell’amicizia con il Signore Gesù e imparino a prendersi cura del mondo. Ci impegneremo allora ancora di più a metterci in ascolto della loro vita perché solo così li aiuteremo a crescere nella capacità di mettersi in ascolto della vita degli altri, dei loro coetanei, dei loro familiari, delle persone che vivono accanto a loro a scuola, in parrocchia, nel quartiere o in paese.

Un saluto a tutti gli acierrini ed educatori d’Italia!

A tutti i bambini e i ragazzi dell’Acr d’Italia vorrei semplicemente dire che sono davvero un dono prezioso per noi perché possono aiutarci a raggiungere la grandezza che è stata pensata da Dio per noi. Attraverso voi, miei cari ragazzi, noi grandi impariamo a stupirci, a sognare, ad amare! Non stancatevi mai di essere questo per noi: insegnateci a fare progetti grandi, a cantare la gioia, ad essere ogni giorno all’altezza “dei vostri cuori e dei vostri occhi”!

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