Ai Giovani, in occasione della Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio

È tempo di ricordare

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Fratel Arturo Paoli* - Un anziano che vi ha tanto amato e continua ad amarvi vi invita oggi a fermarvi un momento, oggi 27 gennaio. Siete ancora pieni di sonno, avete lasciato suonare la sveglia, e ora bevendo il caffè, vi mettete in fretta il casco, il motorino vi attende alla porta e via, comincia la vita. Ma vi chiedo un solo momento! Anch’io fui giovane, e il tempo della mia prima gioventù era pieno di speranza: l’Italia pareva un adolescente impaziente di prendere il volo verso il suo futuro. Mussolini il dittatore parlava spesso di aquile, voleva volare a occupare quegli spazi percorsi dalle legioni romane. Vedeva la Roma in cammino, la Roma conquistatrice, audace, implacabile verso i popoli che opponevano resistenza. Non aveva tempo di ascoltare il gemito dei vinti, li affidava al giogo di tiranni locali, e seguitava ad avanzare. Il condottiero non si prese il tempo di ascoltare la Roma del diritto, la Roma saggia, quella a cui l’Ebreo crocifisso era tornato con un messaggio di riconciliazione e di pace.

E allora fu la guerra. Nel tempo di questa guerra sbarcò la mia prima giovinezza e vide improvvisamente cadere tutti i sogni: il fragore delle bombe impose il silenzio dei canti che inneggiavano la grandezza fatale di Roma. Avevo accolto lungamente il messaggio di riconciliazione e di pace dell’Ebreo di Nazareth e lo seguii in un grande palazzo disabitato dove con tre compagni ci disponemmo ad accogliere quelli che la guerra spingeva quotidianamente a mettersi sulle strade in cerca di asilo. Qui conoscemmo l’arresto della storia. Quelli che avevano tentato di affascinarci nel sogno di essere portatori di civiltà nel mondo, apparvero improvvisamente invasori venuti da terre lontane, esseri che venivano da epoche a noi sconosciute, esseri predatori, distruttori assetati di sangue e di vendetta. Ricordo la giovane coppia venuta dal nord d’Europa portando il ricordo della famiglia distrutta nei forni crematori, dopo un lungo viaggio in vagoni piombati, ammassati come oggetti senza valore. La donna portava nel suo ventre la vittoria sulla furia devastatrice e cercammo di mettere al sicuro questo piccolo seme che conteneva la forza della vita, la speranza sicura della sua vittoria sulla morte. E mentre l’uomo mi raccontava le barbarie della shoah vedemmo entrare gli S.S., quelli che Hitler chiamava “i miei lupi”, lo nascosi in uno strettissimo sottoscala deposito di carta da gettare e di altri rifiuti. I lupi ruppero porte, bruciarono, distrussero, e arrivarono da me che li accolsi con apparente sorpresa e indifferenza. E passarono oltre... Cercai io, impietrito dentro, di far tornare i sensi al mio ebreo svenuto. E la vita continuò.

Accogliendo le notizie di quello che accade oggi (...), mi pongo la domanda: perché si è cancellata così presto la memoria di un tempo in cui l’umanità assistette rabbrividendo all’incontro della più acuta follia con la più audace razionalità? Perché il ricordo non è riuscito a distruggere ogni radice di vendetta, cedendo il luogo a sentimenti di pace e di riconciliazione? A questa domanda sorge dentro di me la risposta: forse l’umanità è ancora incapace di un amore così forte, così generosamente altruista da superare per sempre il ritorno di istinti feroci preumani. Forse perché il progetto di umanizzazione del nostro io, di crescita nella dimensione dell’alterità, non è riuscito a liberarsi dalle tentazioni del piacere immediato, della comodità, dell’interesse egoistico. Vi lascio la fiducia che voi giovani saprete avanzare in questa linea. Dalle ceneri di Aushwitz si leva la voce di una ragazza spensierata come voi, come voi avida di piacere, Etty Hillesum: vi dice di amare come lei la vita, di dissipare con il perdono e l’amore i venti dell’odio e della vendetta, di saper scoprire al di là delle nubi nere il sole di Dio che non desiste dal cercare noi che continuiamo ad azzuffarci come adolescenti inferociti. Ascoltate la voce.

*Arturo Paoli fu presbitero, religioso e missionario italiano, appartenente alla congregazione dei Piccoli Fratelli del Vangelo. È stato Giusto tra le Nazioni per il suo impegno a favore degli ebrei perseguitati durante la Seconda guerra mondiale. Nato nel 1912, ha attraversato tutto il Novecento sino a spegnersi nella sua Lucca nel 2015. Intenso e appassionato il suo legame con l’Azione cattolica, di cui fu vice assistente nazionale dei giovani. Il testo che pubblichiamo e di cui facciamo memoria, liberamente tratto dall'opera di Paoli, graffia le nostre coscienze, oggi come ieri, invitandoci ad abbattere il muro dell’indifferenza e del silenzio che troppo volte si innalza innanzi al male.