Il seminario di Retinopera

Integrazione. Tra verità dei dati e Bar Sport

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di Antonio Martino - Fatti, dati e numeri raccontano una realtà diversa dal modello Bar Sport che sembra imperare in Italia quando si parla (o meglio, si sparla) di immigrazione. I termini più diffusi sono «invasione», «emergenza», «islamizzazione». E il fenomeno non riguarda solo le quattro chiacchiere degli amici della briscola. A fare vero e proprio terrorismo mediatico sui migranti sono spesso i grandi mass-media, anche quelli che pensiamo moderati e più tolleranti.

Ecco allora - come denuncia Maurizio Ambrosini, sociologo delle migrazioni dell’Università di Milano - il ritratto di sempre, il falso ritratto di un'immigrazione che è sempre in aumento, maschile, musulmana, africana e mediorientale, via mare, fatta in gran parte di rifugiati. Mentre la verità è ben altra. Chi ha la pazienza e l’intelligenza per mettere mano ai dati certi scopre che i numeri ci descrivono un'immigrazione che è stazionaria, in maggioranza europea, in gran parte femminile, da paesi cristiani, con visti turistici. E che in Italia i richiedenti asilo sono 170 mila su 5 milioni. (E parliamo di quei 5 milioni che - dati Inps - con il loro saldo contributivo attivo garantiscono la pensione a 650mila italiani).

Basta dunque con le frottole e gli stereotipi da Bar Sport quando parliamo di immigrazione in Italia. Basta con il seminare preoccupazioni che spesso sfociano in violenza gratuita. Basta con il “pompare” il binomio immigrati/insicurezza, più o meno ad arte, il più per puro tornaconto politico.

Secondo il professor Ambrosini, a scavare nel sottobosco del Bar Sport, oltre le fandonie sull’immigrazione troviamo solo «lo specchio delle nostre ansie, delle paure che abbiamo del mondo globale». C’è dunque la necessità di una nuova narrazione del fenomeno, di un ritratto diverso dell’immigrazione in Italia. Di questo si è parlato al seminario di Retinopera del 9 marzo scorso su I migranti: fenomeno globale, integrazione possibile. Presenti con il sociologo Ambrosini, il direttore di Migrantes monsignor Gian Carlo Perego e Paolo Morozzo della Rocca, docente all’Università di Urbino ed esperto di diritto dell’immigrazione.

Un appuntamento fortemente voluto dal coordinatore di Retinopera, Franco Miano, convinto che il cartello delle 19 realtà cattoliche che compongono Retinopera, tra esse l’Azione Cattolica, debba impegnarsi sempre più nella realizzazione di percorsi di bene anche e soprattutto sul tema dell’immigrazione. Proseguendo l’itinerario iniziato a gennaio con l’incontro dedicato all’Ecologia integrale auspicata da papa Francesco, l’attenzione al fenomeno migratorio - per Miano - è espressione della volontà di Retinopera di farsi promotrice di dinamiche positive che alimentino la cultura dell’incontro che è propedeutica alla costruzione del bene comune, all’attuazione della Dottrina sociale della Chiesa a cui come laici cattolici le associazione della rete intendono contribuire.

Come declinare la Dottrina sociale di fronte al fenomeno migratorio è l’interrogativo da cui ha preso spunto l’intervento di mons. Giancarlo Perego. Per il direttore di Migrantes i nodi che declinano la presenza dello “straniero” nel nostro Paese (e non solo in esso) si chiamano lavoro, ambiente, sviluppo, pace. Nodi che si declinano e si sciolgono con rispetto, accoglienza, inclusione, integrazione, come ci ha ricordato papa Francesco durante la sua vista a Prato. Per mons. Perego, non c’è rispetto nello sfruttamento del lavoro dei migranti che crea perdita di contributi, riduzione dei salari, conflitti coi lavoratori italiani. Non c’è applicazione del diritto all’istruzione dei minori stranieri se l’abbandono è cresciuto dal 10% al 17%. Non c’è applicazione del diritto al recupero del detenuto straniero, se 9 detenuti italiani su 10 accedono alle pene alternative, mentre 9 stranieri su 10 restano in carcere. E ancora: serve un ripensamento della scuola che guardi ai ragazzi non italiani; una scuola che - come sottolinea il direttore di Migrantes -  ha gli stessi programmi di 25 anni fa anche in presenza di classi piene di stranieri. E per le città? Basta con i ghetti. Costruiamo città inclusive, chiede mons. Perego. Facciamo nostri gli esempi positivi che pur ci sono stati. Perego fa riferimento a Giorgio La Pira sindaco di Firenze e al suo quartiere dell’Isolotto, quando invece oggi si creano quartieri senza verde, scuole, parchi e poi ci meraviglia se sono insicuri.

I diritti di cittadinanza sono il tema particolarmente caro a Migrantes, che per bocca del suo direttore coglie l’occasione per denunciare il vuoto di rappresentanza in cui sono lasciati i 5 milioni di stranieri presenti in Italia. «Un paese dove - denuncia mons. Perego - chi vive e lavora qui non può eleggere i suoi rappresentanti nemmeno alle amministrative e un bambino nato in Italia deve aspettare la maggiore età e poi altri due anni per diventare italiano, mentre un italo-argentino di quarta generazione che non parla più italiano può avere il doppio passaporto».

Di un futuro possibile fatto dentro un “progetto di incontro” con lo straniero ha parlato invece Morozzo della Rocca. Anche l’esperto di Diritto dell’immigrazione affronta l’ingiusto allarmismo sui rifugiati comparando il 2 per mille della presenza in Italia col 30 per cento in Libano. E indica i corridoi umanitari promossi da Comunità di Sant’Egidio, evangelici e valdesi come alternativa alle traversate. E ricorda come in passato ci siano stati cittadini eritrei che hanno perso la vita in mare, perché i loro familiari in Italia non erano riusciti per limiti burocratici a fare il ricongiungimento.

Ciò che arriva in conclusione dal seminario di Retinopera è l’indicazione a guardare al migrante come persona e come risorsa per un Italia in declino demografico e sviluppo lento; e a pensare al fenomeno immigrazione in maniera diversa da come fanno gli amici del Bar Sport.

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