2 giugno, Festa della Repubblica. Auguri all’Italia e agli italiani

Costruire una convivenza più fraterna e solidale

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di Alberto Ratti*- Ci avviciniamo alla Festa della Repubblica con ancora negli occhi i tre mesi che ci stanno alle spalle, caratterizzati da una crisi politica e istituzionale senza precedenti, dove abbiamo assistito a tutto e al suo contrario, a strappi e ricuciture, ad affermazioni categoriche immediatamente smentite e modificate, addirittura alla richiesta sguaiata di “messa in stato d’accusa” della massima istituzione dello Stato, ad una prassi politica e partitica veramente sui generis.
Non possiamo far finta di niente, tralasciare i fatti come se niente fosse successo: quest’anno la Festa del 2 giugno rischia di avere un sapore diverso. Un misto di preoccupazione e stupore sono i sentimenti con i quali provo a scrivere qualche pensiero su quella che dovrebbe essere la giornata e la festa più importante per noi italiani. Il senso di disorientamento rispetto alle fratture e all’odio che ho visto esplodere in queste ore sui social network e sui mezzi di comunicazione è davvero forte.
È venuto il momento di fermarsi, di sostare brevemente in silenzio e di prendere tutti insieme un “bel respiro”, di pacificare gli animi e di assumersi le proprie responsabilità.
Il nuovo Governo che si insedierà a breve potrà finalmente cominciare a lavorare: sarà giudicato sui fatti, su quanto saprà realizzare e mantenere rispetto alle promesse elettorali e alle giravolte più recenti.
Il 2 giugno deve essere una festa, un momento nel quale fare memoria di una scelta importante presa dai nostri nonni dopo vent’anni di dittatura fascista e dopo una guerra che ci aveva portati a toccare con mano il punto più basso nella storia dell’umanità. Dobbiamo ricordarci da dove veniamo per ricostruire insieme il presente e proiettarci con speranza e unione d’intenti verso il futuro che ci attende.
La Repubblica e la democrazia non sono state scelte scontate, ma a distanza di tempo possiamo affermare che sono state scelte buone e giuste: votate dalla maggioranza del popolo italiano 72 anni fa, esse vanno ogni giorno confermate e consolidate nelle coscienze e nel costume delle persone.
La stessa scelta tocca a noi, giorno dopo giorno: oggi come allora dobbiamo fare un grande sforzo comune per rinunciare alle dottrine e alle pratiche della violenza personale – fisica e verbale – e della sopraffazione di parte, alla demonizzazione quotidiana dell’avversario.
La Repubblica, non dobbiamo dimenticarlo, «è il più perfetto, ma anche il più difficile sistema di autogoverno» (A. De Gasperi), richiede ascolto e dialogo, mediazione e compromessi; richiede l’impegno libero e costante di ogni cittadino perché possa progredire e migliorare sia in libertà che in giustizia.
Fermiamoci a riflettere, a ragionare e discutere insieme sul senso della nostra Repubblica, del nostro stare assieme: elaborando una nuova Costituzione e un nuovo Stato fu elaborata una «forma essenziale e fondamentale di solidarietà umana» (A. Moro), fu presa posizione su alcuni punti fondamentali inerenti la concezione dell’uomo e del mondo e quindi fu stabilita una forma più bella e più vera di convivenza umana rispetto al passato. I Principi fondamentali (i primi 12 articoli della Costituzione) rappresentano splendidamente questa “forma bella di convivenza”, che non può non superare i confini nazionali e farsi viva e presente in tutto il territorio della nostra patria Europa.
In contrasto con il Ventennio fascista e gli anni della monarchia sabauda, l’Italia fece dei grandissimi passi avanti di fronte al mondo e di fronte all’intera storia dell’uomo: pur divisi com’erano da diverse sfumature e visioni politiche, da orientamenti ideologici opposti, i padri costituenti e i cittadini di allora mostrarono come si potesse comunque essere «membri di una comunità, la comunità del nostro Stato» e come si potesse «restare uniti sulla base di un’elementare e semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina rispetto reciproco degli uni verso gli altri» (A. Moro).   
Sogno, allora, un’Italia sempre più repubblicana, sempre più democratica, sempre più solidale al suo interno, con il resto dell’Europa e con tutto il mondo. «Le nostre vite su questo pianeta, infatti, sono troppo brevi e il lavoro da compiere è troppo grande» per consentire all’odio, alla vendetta, alle divisioni (etniche, statali, territoriali) «di prosperare ancora sulla nostra terra» (R. F. Kennedy).
Festeggiare oggi la Repubblica italiana significa ricordarsi della stella polare indicataci da coloro che ci hanno preceduti: pur divisi dalle idee, dalle provenienze e dalle scelte politiche, dobbiamo ricordarci di essere membri della medesima comunità – umana innanzitutto – e di lavorare per il progresso e la felicità di tutti gli uomini e di tutte le donne del nostro tempo.

*Componente del Centro studi dell’Azione cattolica italiana