Chiusi i lavori del Convegno ecclesiale nazionale- Firenze 2015

Le Prospettive della Chiesa italiana

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card. Angelo Bagnasco

di Antonio Martino - Presentate  dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, le “prospettive” tracciate a conclusione del Convegno ecclesiale di Firenze e frutto del lavoro dei “tavoli di confronto”. In certo senso, le “coordinate” di quella che già molti commentatori definiscono “la nuova strada della Chiesa italiana”. In particolare, l’uso della parola “prospettive” al posto di “conclusioni” dice con chiarezza che il discorso pronunciato questa mattina dall’arcivescovo di Genova non vuole essere la sintesi di una convention fine a se stessa, ma desidera tracciare un orizzonte nuovo per la Chiesa italiana, facendo tesoro da una parte del forte discorso di indirizzo che papa Francesco a pronunciato ai delegati e d’altra parte delle voci che sono emerse nei lavori di gruppo dei 2.200 delegati che da tutta Italia si sono confrontati a partire dal tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”.

Suggerendovi la lettura del testo completo (che trovate in allegato), ecco alcuni passaggi del discorso del presidente della Cei, che ha ricordato - tra l'altro - come, quello fatto in questi giorni a Firenze, sia un cammino sinodale, in cui è stata sperimentata la «bellezza e la forza» di essere parte viva del popolo di Dio.

Le indicazioni offerte da Francesco. Nel suo «discorso programmatico» rivolto martedì scorso ai 2200 delegati e ai 220 vescovi delle diocesi italiane nella Cattedrale di Firenze, Papa Francesco - ricorda il card. Bagnasco - «ci ha mostrato lo spirito e le coordinate fondamentali che si attende dalla nostra Chiesa: ci ha chiesto autenticità e gratuità, spirito di servizio, attenzione ai poveri, capacità di dialogo e di accoglienza; ci ha esortati a prendere il largo con coraggio e a innovare con creatività, nella compagnia di tutti coloro che sono animati da buona volontà». Un testo che «andrà meditato con attenzione, quale premessa per riprendere, su suo invito, l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium nelle nostre comunità e nei gruppi di fedeli, fino a trarre da essa criteri pratici con cui attuarne le disposizioni».

Il presidente della Cei fa poi riferimento ai momenti centrali delle giornate fiorentine: le relazioni introduttive di Mauro Magatti, con il suo invito ad un «umanesimo della concretezza» e don Giuseppe Lorizio, che ha indicato la via dell’«umanesimo della nuova alleanza».

Il cardinale Bagnasco cita in particolare un passaggio del discorso di papa Francesco riguardante «la centralità di Gesù» nella quale scoprire «i tratti del volto autentico dell’uomo» per «guardare la verità della nostra condizione umana» e «portare il nostro contributo alla piena umanizzazione della società».

Per il presidente dei vescovi italiani: «La ricostruzione dell’umano, che la Chiesa avverte come suo compito primario e inscindibile dall’annuncio del Vangelo, passa da un’attenta conoscenza delle dinamiche e dei bisogni del nostro mondo, quindi dall’impegno a un’inclusione sociale che ha a cuore innanzitutto i poveri. Tale impegno operoso muove da un costante riferimento alla persona di Gesù Cristo, modello e maestro di umanità, che dell’uomo è il prototipo e il compimento».

«La vita di ognuno si decide sulla capacità di donarsi; è in questo trascendere se stessa che la vita arriva a essere feconda», dice il card. Bagnasco. Di più: «Proprio nel dedicarsi al servizio dei fratelli, a partire da una convinta opzione per i poveri, il Signore indica la via per quella beatitudine che il Santo Padre ci ha proposto come uno dei tratti distintivi del credente». L'arcivescovo di Genova usa le parole di Francesco: «la gioia del cristiano è quella di chi conosce la ricchezza della solidarietà, del condividere anche il poco che si possiede; la ricchezza del sacrificio quotidiano di un lavoro svolto per amore verso le persone care; e anche quello della proprie miserie che, tuttavia, quando sono vissute con fiducia nella provvidenza e nella misericordia di Dio alimentano una grandezza umile».

Sulle 5 Vie, per una Chiesa missionaria. La Chiesa italiana deve «anzitutto uscire, andare. Non basta essere accoglienti: dobbiamo per primi muoverci verso l’altro, perché il prossimo da amare non è colui che ci chiede aiuto, ma colui del quale ci siamo fatti prossimi». Papa Francesco «ci ha detto: desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». Tale, a proseguito il presidente della Cei, «sia lo spirito con cui anche noi agiamo: quello di chi ha premura verso tutti e va loro incontro per incontrarli e creare ponti con loro, e tra loro e Cristo. Dobbiamo uscire e creare condivisione e fraternità: le nostre comunità e associazioni, i gruppi e i singoli cristiani, vivano sempre con questo spirito missionario»

Riferendosi a quanto emerso dai gruppi nei quali si è articolato il Convegno ecclesiale, «Ben venga, quindi, l’impegno», ha chiosato il card. Bagnasco, «a formare all’audacia della testimonianza, come quello di promuovere il coraggio della sperimentazione, secondo quanto richiesto soprattutto dai giovani. Il passaggio successivo consiste nell’annunciare la persona e le parole del Signore, secondo le modalità più adatte perché, senza l’annuncio esplicito, l’incontro e la testimonianza rimangono sterili o quantomeno incompleti».

La terza tappa sta nell’abitare la realtà e il territorio, secondo un impegno concreto di cittadinanza. Dobbiamo, ha affermato il card. Bagnasco, «essere radicati nel territorio, conoscendone le esigenze, aderendo a iniziative a favore del bene comune, mettendo in pratica la carità». Francesco - ha spiegato il presidente dei vescovi italiani - ci ha chiesto infatti di «mantenere un sano contatto con la realtà, con ciò che la gente vive, con le sue lacrime e le sue gioie, come ci ha detto il Santo Padre, è l’unico modo per poterla aiutare, è l’unico modo per parlare ai cuori toccando la loro esperienza quotidiana». Il presidente della Cei ha pronunciato poi il suo «grazie convinto per le diverse forme di associazionismo e di partecipazione: sì, non partiamo da zero!».

Forte il richiamo all’impegno del cattolico nella sfera pubblica che «deve testimoniare coerenza e trasparenza». Cosi come, aggiunge il presidente della Cei: «Sono rimasto colpito soprattutto dalle attese emerse dai giovani, dalla loro richiesta di riconoscimento, di spazi e di valorizzazione: sono condizioni perché la fiducia che diciamo di avere in loro non rimanga a livello di parole, troppe volte contraddette dalla nostra povera testimonianza».

La comunità e i credenti sono chiamati anche al compito di educare, che richiede «adulti che siano tali». Qui alcune indicazioni di priorità che il card. Bagnasco propone: «accompagnare le famiglie», porre «nuova attenzione alla scuola e all’Università», «fare rete con le diverse istituzioni educative sul territorio». E chiude: «Tutti questi passaggi, e gli sforzi che ne accompagnano la realizzazione, sono tesi a trasfigurare le persone e le relazioni, interpersonali e sociali», così che «l’umanesimo appreso da Cristo diventi concreto e vita delle persone, fino a raggiungere ogni luogo dell’umano, rendendoci compagni di viaggio e amici dei poveri e dei sofferenti».

La conclusione di Bagnasco è un abbraccio a tutti i delegati presenti, ai Vescovi e ai sacerdoti: «I nostri limiti vi sono noti, ma conoscete anche la sincerità dei nostri cuori, la dedizione sulle frontiere del quotidiano, il desiderio di servire il popolo cui Dio ci ha inviati». A Francesco «la Chiesa italiana vuole riaffermare affettuosa vicinanza e operosa dedizione».