Convegno ecclesiale e metodo

La fortezza viene dal basso

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di Gianni Di Santo - Tanti giovani, altrettante presenze femminili. E vescovi che nei tavoli di lavoro stanno a parlare con i delegati laici, nel segno di una corresponsabilità laicale che qui a Firenze non è solo teoria, ma vita vissuta. 

Un vescovo, o un cardinale, seduti affianco ai laici nei "tavoli" di lavoro dove ci sono "solo" dieci persone. È questa la novità più interessante del V Convegno della Chiesa italiana. Il metodo, appunto. "Un metodo molto sinodale, di partecipazione democratica - ci dice Pier Paolo Triani, coordinatore del progetto è del metodo di lavoro - certamente faticoso, ma che si basa sul dialogo, come peraltro auspicato da Papa Francesco. E gestito da un software che ha mescolato i gruppi e le persone, nella certezza che ogni incontro con l'altro sia arricchimento e gioia".

Così, tra le cinque vie, i quattro gruppi  (per ogni via) e i 10 tavoli (per ogni gruppo) di lavoro i duemila delegati provenienti da ogni diocesi d'Italia hanno provato a fare esercizio di democrazia ecclesiale e responsabilità laicale. In particolare, uno dei tavoli di lavoro è stato dedicato espressamente ai giovani, fino ai trenta anni.

Un lavoro minuzioso, organizzativamente difficile, ma bello, almeno a sentire i partecipanti. Perché, dopo il bellissimo ed emozionante discorso del papa, ognuno dei delegati di Firenze, laici, preti, suore, vescovi, si sono sentiti parte di una Chiesa che sa andare avanti in modo nuovo, allegro, nell'annuncio del Vangelo.

L'appuntamento decennale della Chiesa italiana ormai è una tappa fissa. Non si pensa a ciò che si è fatto, ma si prova a delineare tracce di un futuro possibile. E allora, vedere questi giovani, tante donne, e un universo di gente diversa venuta da ogni parte d'Italia a raccontare la sua esperienza di Chiesa locale, è il valore aggiunto di un percorso verso quella corresponsabilità laicale così bene intesa dal Concilio Vaticano II e ribadita più volte da Francesco.

Tecnologia del software al servizio dell'umanesimo: potrebbe essere questo il titolo giusto per sintetizzare un percorso che dell'incontro tra le persone, anche casuale, ne ha fatto la sua idea vincente. E così, tra l'uscire, l'abitare, l'annunciare, l'educare e il trasfigurare è entrato, e sta entrando, un soffio nuovo di profezia vissuta, di storie raccontate sul ciglio della strada, lungo i margini delle periferie esistenziali. Al centro, l'uomo, il suo rapporto con il vicino ma anche con il lontano, i poveri che circondano le nostre città secolarizzate e piene di solitudini interiori. Ma anche gli sguardi giovani di chi ha voglia di "cambiare le cose", di impegnarsi per quel Regno di Dio che oggi ha l'odore della terra e di un mondo globalizzato che va troppo di corsa per accorgersi, talvolta, della tenerezza e della compagnia del Vangelo.

La parola d'ordine è concretezza. Vita vissuta. Poche sagrestie. Tanti incontri e tanti dialoghi con chi è lontano. Il nuovo umanesimo dei partecipanti a Firenze è rappresentato dai volti stessi, dalle mani che raccontano servizio e silenzio, dai minuti e dalle ore volontarie che ogni giorno ornano di bello e di aiuto il vuoto delle città metropolitane e delle province lontane.

Papa Francesco ha "stanato" anche i cuori più intimoriti. La gioia si percepisce. Nei discorsi dei relatori, nelle mani cha battono, nelle parole scambiate a pranzo e a cena. La teologia, presenza autorevole e magisteriale dei convegni scorsi, sembra essere scesa per terra, verso quel "basso" così amato dal papa.

È questa la vera rivoluzione di questo incontro della Chiesa italiana. È la "fortezza del basso", così gioca con le parole Mauro Magatti, illustrando il fatto che i lavori si svolgano guarda caso alla Fortezza da Basso di Firenze.

Una fortezza che sarà la pietra angolare della Chiesa italiana. La fortezza della vita concreta e la fortezza che viene dal basso, per un umanesimo "forte" dello sguardo misericordioso di Dio.