Convegno ecclesiale nazionale - Firenze 2015

È tempo di uscire, per amare il mondo

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Tavoli dei delegati a Firenze

di Antonio Martino - Una Chiesa in cammino non stila bilanci, segna tappe e guarda al futuro. La nostra partenza e il nostro arrivo è Cristo. Ciò dice, innanzitutto, che in ogni tappa di questo cammino millenario vi è il seme piantato della salvezza, una pagina sempre nuova e feconda di Vangelo incarnato dalle donne e dagli uomini del tempo che ci è dato vivere.

Così anche la Chiesa italiana rappresentata a Firenze dai delegati al Convegno ecclesiale nazionale, a confronto franco aperto e fraterno, va dritta al cuore delle cose, perché essa stessa è il cuore delle cose: umanità nuova, nuovo umanesimo, che , abbracciando il magistero di Francesco, da ciascun tavolo di discussione non teme di denunciare: la corruzione, l'illegalità, lo sfruttamento dell'essere umano e del creato. Invita a farsi scuola e testimoni di prossimità dell'Altro per favorire la convivenza e l’integrazione.

La Chiesa che è a Firenze, che ha ascoltato e parlato, chiede, raccomanda a se stessa di camminare per le strade accidentate del nostro tempo, di farsi compagna di chi ha smarrito la via, di non essere "timida" ma fiduciosa e aperta alle sfide del presente, mai timorosa di perdere qualcosa.

Come Francesco, la Chiesa da Firenze, "dai tavoli di Firenze", ci dice che è tempo di uscire. Senza la paura di "incidentarsi".  Chiede di seminare speranza nelle nostre città, di piantare tende nelle nostre parrocchie per accogliere chi è stato ferito dalla vita e non spera più in nulla. Di non aver paura del dialogo con il mondo, con i mondi, ma di farne metodo di vita sempre e comunque.

La Chiesa da Firenze invita ad essere cittadini maturi e partecipi della vita della polis. Costruttori di una società che non volta lo sguardo davanti ai poveri e sa abitare le  periferie del corpo e dell'anima. E ancora: Una chiesa che conosce i suoi parrocchiani ("come don Camillo", ha simpaticamente chiosato Francesco citando il parroco di Guareschi).

Una Chiesa che da Firenze ridice a se stessa che prossimità e preghiera sono le strade per vivere un umanesimo cristiano di popolo, umile, generoso, lieto.

Francesco ha tracciato la strada, le cinque vie di Firenze portano in un unica direzione. Il papa lo ha detto ai vescovi, e non solo a loro: "Siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi».