Interv. Pisarra al Conv. dei Presidenti e Assistenti dioc. di AC, Trevi

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Convegno dei Presidenti e Assistenti unitari diocesani di Azione Cattolica «Ecco ora il momento favorevole. Santi nel quotidiano»

(Trevi, 23-25 settembre 2011, Hotel della Torre)

L’intervento del sociologo Piero Pisarra

«No alla politica dei tribuni con il cerone sfatto e l’eloquio da trivio. Si a una politica come progetto per la casa comune. Si a una politica che ponga al suo centro il cittadino-persona e non una massa di clienti, da adulare in pubblico e disprezzare in privato. La politica come bene di tutti e non di uno solo o di un’oligarchia cialtrona, sguaiata e smodata»

Con la Lectio presieduta da mons. Ugo Ughi, Vice assistente generale dell’AC, si è aperto oggi pomeriggio, a Trevi (PG) presso l’Hotel della Torre, l’annuale Convegno dei Presidenti e Assistenti unitari diocesani di Azione Cattolica.

Prima, un lungo applauso ha accompagnato il saluto che i presenti hanno voluto indirizzare a mons. Domenico Sigalini, nostro Assistente ecclesiastico generale e vescovo di Palestrina, ricoverato da alcune settimane presso il Policlinico Gemelli, a seguito di un grave incidente, le cui condizioni di salute vanno migliorando. Proprio in queste ore “don Domenico” ha lasciato il reparto di rianimazione.

«Ecco ora il momento favorevole (2Cor 6,2). Santi nel quotidiano» è il tema scelto per la tre giorni. L’apostolo Paolo ci ricorda che la Chiesa è luogo e strumento di riconciliazione, che ogni ora è momento per ricreare legami fraterni, e che ogni tempo, ogni momento anche il più buio è grazia da leggere e vivere alla luce della croce di Cristo.

Conosciamo tutti le difficolta materiali e la crisi morale e spirituale che accompagnano questa stagione delle nostre vite. Per chi ha fede, questo è il momento che chiama tutti a un maggiore impegno e a una più grande responsabilità, nella sfera privata come in quella pubblica, nella vita ecclesiale e nella realtà del quotidiano, per battere la rassegnazione e costruire ragioni di speranza, innanzitutto per le giovani generazioni. Con la certezza che è proprio nei momenti di grave fallimento che Dio ci esaudisce e ci soccorre.

Stare dentro il proprio tempo è per l’Azione Cattolica una condizione imprescindibile; è parte del suo essere Chiesa tra gli uomini. Questo richiede un’attenta lettura dei segni dei tempi, una necessaria e continua riflessione sugli avvenimenti e sui cambiamenti che ormai quotidianamente ci interrogano e la capacità di scegliere i contenuti cui dare centralità nella costruzione ultima del bene comune.

La relazione del sociologo e giornalista Piero Pisarra, dal titolo: “Modo indicativo: tempo presente”. Leggere e interpretare l’oggi, ci ha aiutato a leggere le parole dell’oggi, del tempo della crisi, che accompagnano quelle del nostro kairòs, l’oggi della salvezza, il tempo della Grazia.

«Quali sono le parole dell’oggi, quelle del nostro kairòs?» si è chiesto Pisarra. «La prima è senz’altro “crisi”: una crisi economica e finanziaria di proporzioni inedite, una crisi di fiducia che nasce dal discredito dei governanti, una crisi che investe ogni settore della vita. Sembra un fatto nuovo, e in parte lo è, eppure, notava il filosofo Walter Benjamin negli Anni’30, nel pieno della tormenta che aveva investito l’Europa, “non c’è mai stata un’epoca che non si sia sentita nel senso eccentrico del termine ‘moderna’ e non abbia creduto di essere immediatamente davanti a un abisso. La lucida e disperata consapevolezza di essere nel mezzo di una crisi decisiva è qualcosa di cronico nell’umanità».

«Il fatto nuovo» - sottolinea il sociologo - «riguarda però la percezione delle cause: mai prima d’ora il mercato ha assunto le dimensioni di un Moloch a cui tutto si sacrifica, un’entità impersonale, una divinità di cui non si discutono le azioni e che decreta – non si sa in base a quali regole – il successo degli uni e la morte degli altri. In causa non è l’economia, ma una concezione della finanza, ridotta a una serie di raid in cui vincono i più cinici o i più furbi e in cui perdono tutti gli altri: fino a quando, come nel caso Madoff, non si scoprono le carte. È un gioco d’azzardo lasciato a pochi trader in grado di manovrare cifre colossali, sfuggendo talvolta a ogni controllo, come ha provato in Francia il recente caso della Société Générale».

Da qui deriva un sentimento di «ingiustizia», altra parola del piccolo dizionario dell’oggi suggerito da Pisarra. «Tra Settecento e Ottocento, all’epoca di Cartesio, di Bacone e di Hegel – ricordava recentemente il sociologo Zygmunt Bauman – in nessun luogo della terra “il livello di vita era più che doppio rispetto alle aree più povere. Oggi il paese più ricco, il Qatar, vanta un reddito pro capite 428 volte maggiore di quello del paese più povero, lo Zimbabwe”. Ma la frattura è aumentata non soltanto tra paesi ricchi e paesi poveri, ma anche all’interno dei paesi ricchi, anche nel nostro Occidente. Se vent’anni fa, in un’azienda, il rapporto tra il salario di un dipendente e quello del direttore generale poteva essere al massimo di uno a sedici, ora in Italia può essere di uno a quattrocento. Senza considerazioni di merito, di capacità o di competenze, come tutti sappiamo».

Il sociologo Pisarra cita un bel libro dello storico Tony Judt, “Guasto è il mondo”, «Guasto è il mondo o, come dicono i francesi, “le monde ne tourne pas rond”, il mondo non gira in tondo. Non gira in tondo, ma noi sappiamo che le distanze si sono accorciate, anche se non per tutti. Sappiamo che la mondializzazione ci obbliga a rivalutare l’importanza della mondialità, di una cittadinanza planetaria. Perché non è accettabile che si levino le barriere per la circolazione delle merci e si rafforzino quelle per gli uomini. La coscienza cristiana si ribella – sottolinea con forza Pisarra - non può non ribellarsi di fronte al dramma dei migranti, di quanti muoiono ogni giorno nel canale di Sicilia o vengono ricacciati nei loro paesi in nome di politiche miopi e inefficaci».

Mentre si esaltano le virtù della «comunicazione», altra parola chiave del nostro lessico, non si può negare a una parte consistente del pianeta il diritto alla mobilità, alla ricerca di condizioni di vita più umane o, semplicemente, di libertà.

«Internet e le nuove tecnologie dell’informazione hanno cambiato la nostra percezione del tempo e dello spazio, del qui e ora. Secondo il musicista Brian Eno, viviamo ormai nell’illusione di un «grande “qui”» e di un «lungo “ora”». Ma anche la Rete, Internet e le autostrade telematiche riproducono su altra scala la stessa frattura tra ricchi e poveri, Nord e Sud del pianeta, tra coloro che hanno accesso all’informazione e coloro ai quali questo accesso è vietato. Facebook, Twitter e gli altri social network, come abbiamo visto nei giorni della primavera araba, possono essere formidabili fattori di libertà, ma la condizione è che tutti possano accedervi».

Da qui la necessità di riscoprire un’altra parola dimenticata: «solidarietà», che va spesso di pari passo con «dono» e «gratuità». «Una solidarietà tra i popoli», ci dice Pisarra «per una più equa distribuzione delle ricchezze, solidarietà tra i cittadini di uno stesso paese, solidarietà tra le generazioni». Ma la solidarietà – perché non sia una parola vana – «implica la riscoperta della politica, del valore della politica, mentre noi oggi assistiamo a un deficit di politica: la politica sembra inesistente o impotente di fronte alle misteriose logiche economiche. Beninteso, la politica nel senso alto e nobile, e non il triste spettacolo offerto ogni giorno da tribuni e politicanti con il cerone sfatto e l’eloquio da trivio: la politica come progetto per la casa comune, come mediazione tra istanze diverse e non come un incessante esercizio di contrattazione, una politica che ponga al suo centro il cittadino-persona e non una massa di clienti, da adulare in pubblico e disprezzare in privato, la politica come bene di tutti e non di uno solo o di un’oligarchia cialtrona, sguaiata e smodata».

Dove cercare, dunque, i segni dei tempi? «Forse in tutto questo», ci dice ancora Pisarra. «Ma nessun Diogene, neppure col più sofisticato lanternino elettronico, potrebbe separare con facilità il buon grano dal loglio, distinguere nettamente i segni di speranza, gli elementi di progresso, le ragioni di ottimismo e, al lato opposto, ciò che offende la dignità dell’uomo. Non perché il bene e il male non siano più riconoscibili. Ma perché ai segni dei tempi si può applicare ciò che sant’Agostino diceva delle due città, di Gerusalemme e di Babilonia: esse sono intrecciate l’una con l’altra come i vimini di un paniere e intimamente legate come in un’emulsione chimica fino al giorno del Giudizio».

«L’intelligenza della fede impone il rifiuto di ogni lettura troppo facile, di ogni miracolismo e di ogni fondamentalismo, memori dell’ammonimento evangelico: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta” (Mt 12,39)».

Per Piero Pisarra, «Più che nello splendore e nel fasto dei trionfi mondani, più che nei caratteri cubitali di una notizia “sparata” in prima pagina, i segni dei tempi si rivelano a noi in tutta la loro fragilità, nella loro provvisorietà: essi hanno il volto delle vittime anonime, in Iraq, in Afghanistan in Libia, il volto dei migranti appena sbarcati a Lampedusa, quello dei perseguitati e degli umiliati, il volto di chi, senza rumore, getta i semi della pace e della riconciliazione».