Interv. di Giaccardi, Lorizio e Benzi al Convegno delle Presidenze diocesane di AC

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Convegno delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica

“Sulle strade dei cercatori di Dio”

Azione cattolica, Primo annuncio, Riscoperta della fede

30 aprile-2 maggio 2010, Roma, Domus Pacis, Via di Torre Rossa, 94

Roma, 1 maggio 2010

Interventi di Giaccardi, Lorizio e Benzi

Gli oltre 800 partecipanti da tutta Italia alla seconda giornata di lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica, iniziata con la Celebrazione eucaristica presieduta da mons. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e vicepresidente della Cei, questa mattina si sono confrontati sul tema “L’uomo alla ricerca di Dio?”, introdotto dalle relazioni di Chiara Giaccardi, docente di Sociologia delle comunicazioni all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e di mons. Giuseppe Lorizio, docente di Teologia fondamentale alla Pontifica Università Lateranense e preside ISSR Ecclesia Mater di Roma. È poi seguita la relazione di don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio Catechistico della Cei, su “L’impegno della Chiesa per la riscoperta della fede e il primo annuncio”.

Di seguito vi proponiamo alcuni spunti dei tre interventi.

Chiara Giaccardi

La ricerca della dimensione religiosa «è una caratteristica dell’essere umano, e un elemento antropologico». «Tenere aperta la possibilità della presenza di Dio», osserva la sociologa, «è una ricchezza anche per i non credenti. L’uomo è fatto per credere, e ciò in cui crede definisce l’orizzonte della sua libertà. Il vero credente, che va in cerca di Dio, non possiede delle certezze così come si possiedono dei beni: è sempre attraversato dal dubbio, e questa dialettica tra certezza e dubbio è fondamentale per non cadere da una parte nel fondamentalismo – che è la certezza senza alcun dubbio – e dall’altra nel nichilismo – che è il dubbio senza certezze».

«La cultura contemporanea», spiega Chiara Giaccardi, «tende, in maniera abbastanza sistematica, a eliminare Dio dai propri orizzonti. Attraverso diverse strategie, come la promozione di una cultura immanentista, materialista, nella quale non c’è il tempo di porsi domande perché si è sollecitati continuamente da stimoli: oggi, la “sensazione” ha sostituito il “senso”; o meglio il “senso” e diventato “sensazione”, e dunque alla ricerca di senso abbiamo sostituito la ricerca dell’appagamento della sensazione. O attraverso l’equazione tra religione e fondamentalismo e, più recentemente, tra religione e perversione. Altra modalità, ugualmente presente, è quella del secolarismo come modo di comporre la pluralità culturale nel mondo globalizzato: le religioni creano attrito tra le culture, neutralizzandole si può vivere in pace. Anche se la realtà è diversa». Il Convegno di Azione Cattolica mette a tema il primo e il nuovo annuncio. Per comunicare oggi la fede, prosegue la sociologa, «la Chiesa deve semplicemente recuperare la sua ricchezza originaria, rigenerare la sua capacità di coinvolgere tutta la persona umana. E poi deve imparare i nuovi linguaggi, per poter raggiungere ad esempio i giovani», che manifestano il bisogno del religioso, «ma non sanno dargli una forma e, al tempo stesso, rifiutano i luoghi tradizionali». I giovani, conclude, «devono essere raggiunti nei loro territori, reali e virtuali: se la Parola è presentata nella sua autenticità non può non parlare al cuore delle persone».

scarica la relazione definitiva (Giaccardi.pdf)

Giuseppe Lorizio

«In una visione teologico/biblica della ricerca di Dio», osserva il teologo, «quest’ultima incrocia il “desiderio”». Questo perché «la fede cristiana, nell’allargare la razionalità – come ci ricorda papa Benedetto XVI -, allarga il desiderio». Altro elemento introduttivo e che «non solo va considerato che l’uomo è alla ricerca di Dio, ma anche che Dio cerca l’uomo»; ecco dunque che «la ricerca di Dio non è mai fuori dalla ricerca dell’uomo; mentre cerchiamo Dio, cerchiamo anche l’uomo». Le vie dei cercatori di Dio «sono anche le vie di coloro che si sono lasciati trovare da Dio. La fede non elimina la ricerca, anzi la stimola e la promuove. Il quarere deum non abbandona mai l’esistenza credente, ma si lascia alimentare da essa».

Giuseppe Lorizio propone quattro vie di “ricerca”, attraverso «quattro icone neotestamentarie»:

- la via verso Gerico: «la parabola dell’uomo che da Gerusalemme va verso Gerico è una parabola di frontiera del Vangelo», una «parabola laica che ci induce a incrociare lo sguardo di chi è nella precarietà, ci spinge sulla via della prossimità e dell’alterità alla quale siamo chiamati»; un’alterità che deve avere a che fare «con il senso dell’altro che ci apre alla categoria della fraternità». Al dunque, «prendersi cura dell’altro e del mondo». Da qui la domanda: «siamo capaci di prenderci cura dell’altro? Siamo consapevoli che la Chiesa non è chiamata a prendersi cura di se stessa, ma del mondo?».

- la via Crucis: «è la via della buona novella, ma anche la via del giudizio; del suo giudizio nei confronti del mondo». Nel racconto della via Crucis «abbiamo un solo incontro, quello di Gesù con il Cireneo». La domanda per noi è, dunque, «in che modo siamo Cirenei in questo mondo?». Non a caso, sottolinea Lorizio, «la via della Croce non è più la via dei miracoli: più Cristo si avvicina alla Croce, meno si avverte la dimensione miracolista. Questo perché, la via della Croce è la via dell’abbandono». Il nostro tempo è «un tempo dell’assenza di Dio: un tempo in cui tale assenza è percepita così “normale” da non essere più avvertita come tale».

- La via verso Emmaus: «siamo in un mondo in cui e diffusa la delusione nei confronti della comunità cristiana». E di conseguenza, «spesso tale delusione si sostanzia in un rifiuto della Chiesa». La sfida sta nel rendersi capaci di «mettere insieme bibbia e giornale», ciò «mostrare il volto di una comunità credente che sa stare nella storia, a partire dalla sua fede, ma senza farne una ragione di ripiegamento, settarismo e chiusura. Siamo «chiamati all’annuncio e alla missione», questo «è il nostro spezzare il pane», che «non cede al disincanto, alla delusione davanti al Messia crocifisso, ma riscopre la Parola e il suo annuncio di salvezza».

- La via di Damasco: come in una splendida opera di Caravaggio, «la troppa luce acceca». «La via della conversione, dell’illuminazione non ha bisogno di fede cieca, di una fede emozionale; ha bisogno di una fede dagli occhi aperti». Ciò significa che siamo chiamati ad «usare la ragione a partire dalla fede». Solo su questa via potremo «identificare Cristo con la comunità credente: “sono quel Gesù che tu perseguiti”».

Le quattro vie esposte da Lorizio ci dicono, infine, che «la capacità di incrociare la ricerca di Dio, passa attraverso una fede capace di incontrare, cioè una “fede nomade”: una fede che si toglie le pantofole e indossa i sandali. Essere cercatori di Dio significa rischiare la propria fede. E questo – conclude il teologo – è l’unico rischio che vale al pena correre».

scarica la relazione definitiva (Lorizio.pdf)

Guido Benzi

«La Chiesa è, con la sua vita quotidiana ordinaria ed eroica, il grembo dell’annuncio» ricorda il direttore dell’Ufficio Catechistico della Cei. «Non si dà l’annuncio senza la vita concreta ed insieme spirituale delle comunità cristiane. Stando così le cose si evidenziano nel Primo Annuncio (PA) tre caratteristiche: la dimensione del dono, di gratuità e sorpresa; la propria potenza di chiamata alla conversione; la dinamica promessa-compimento che conduce il soggetto a verificare continuamente il suo orizzonte di speranza».

Quale l’impegno: – «mettersi accanto alle persone che pur non frequentando i nostri cammini ecclesiali, comunque si interrogano su Dio, e farlo usando il “noi” e non il “voi”»: – «essere noi per primi, noi credenti non solo esperti di doverose e giuste risposte, ma essere esperti di domande di senso e di speranza»; – «proporre dei “faccia a faccia” con questo Gesù e con questo Dio che egli manifesta raccontando l’esperienza che abbiamo fatto e facciamo di Gesù»; – «prospettare che l’incontro con Dio è un incontro che si svolge in termini di azione, di passi e di prassi da attuare». In questo senso, «se c’è una differenza da marcare, non sarà forse tanto tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti, tra uomini e donne che hanno il coraggio di cercare incessantemente Dio e uomini e donne che hanno rinunciato alla lotta, che si sono accontentati dell’orizzonte penultimo e non sanno più accendersi di desiderio al pensiero dell’ultima patria».

Convegno delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica

“Sulle strade dei cercatori di Dio”

Azione cattolica, Primo annuncio, Riscoperta della fede

30 aprile-2 maggio 2010, Roma, Domus Pacis, Via di Torre Rossa, 94

 

Roma, 1 maggio 2010

Interventi di Giaccardi, Lorizio e Benzi

Gli oltre 800 partecipanti da tutta Italia alla seconda giornata di lavori del Convegno nazionale delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica, iniziata con la Celebrazione eucaristica presieduta da mons. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e vicepresidente della Cei, questa mattina si sono confrontati sul tema “L’uomo alla ricerca di Dio?”, introdotto dalle relazioni di Chiara Giaccardi, docente di Sociologia delle comunicazioni all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e di mons. Giuseppe Lorizio, docente di Teologia fondamentale alla Pontifica Università Lateranense e preside ISSR Ecclesia Mater di Roma. È poi seguita la relazione di don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio Catechistico della Cei, su “L’impegno della Chiesa per la riscoperta della fede e il primo annuncio”.

Di seguito vi proponiamo alcuni spunti dei tre interventi.

Chiara Giaccardi

La ricerca della dimensione religiosa «è una caratteristica dell’essere umano, e un elemento antropologico». «Tenere aperta la possibilità della presenza di Dio», osserva la sociologa, «è una ricchezza anche per i non credenti. L’uomo è fatto per credere, e ciò in cui crede definisce l’orizzonte della sua libertà. Il vero credente, che va in cerca di Dio, non possiede delle certezze così come si possiedono dei beni: è sempre attraversato dal dubbio, e questa dialettica tra certezza e dubbio è fondamentale per non cadere da una parte nel fondamentalismo – che è la certezza senza alcun dubbio – e dall’altra nel nichilismo – che è il dubbio senza certezze».

 

«La cultura contemporanea», spiega Chiara Giaccardi, «tende, in maniera abbastanza sistematica, a eliminare Dio dai propri orizzonti. Attraverso diverse strategie, come la promozione di una cultura immanentista, materialista, nella quale non c’è il tempo di porsi domande perché si è sollecitati continuamente da stimoli: oggi, la “sensazione” ha sostituito il “senso”; o meglio il “senso” e diventato “sensazione”, e dunque alla ricerca di senso abbiamo sostituito la ricerca dell’appagamento della sensazione. O attraverso l’equazione tra religione e fondamentalismo e, più recentemente, tra religione e perversione. Altra modalità, ugualmente presente, è quella del secolarismo come modo di comporre la pluralità culturale nel mondo globalizzato: le religioni creano attrito tra le culture, neutralizzandole si può vivere in pace. Anche se la realtà è diversa». Il Convegno di Azione Cattolica mette a tema il primo e il nuovo annuncio. Per comunicare oggi la fede, prosegue la sociologa, «la Chiesa deve semplicemente recuperare la sua ricchezza originaria, rigenerare la sua capacità di coinvolgere tutta la persona umana. E poi deve imparare i nuovi linguaggi, per poter raggiungere ad esempio i giovani», che manifestano il bisogno del religioso, «ma non sanno dargli una forma e, al tempo stesso, rifiutano i luoghi tradizionali». I giovani, conclude, «devono essere raggiunti nei loro territori, reali e virtuali: se la Parola è presentata nella sua autenticità non può non parlare al cuore delle persone».

 

Giuseppe Lorizio

«In una visione teologico/biblica della ricerca di Dio», osserva il teologo, «quest’ultima incrocia il “desiderio”». Questo perché «la fede cristiana, nell’allargare la razionalità - come ci ricorda papa Benedetto XVI -, allarga il desiderio». Altro elemento introduttivo e che «non solo va considerato che l’uomo è alla ricerca di Dio, ma anche che Dio cerca l’uomo»; ecco dunque che «la ricerca di Dio non è mai fuori dalla ricerca dell’uomo; mentre cerchiamo Dio, cerchiamo anche l’uomo». Le vie dei cercatori di Dio «sono anche le vie di coloro che si sono lasciati trovare da Dio. La fede non elimina la ricerca, anzi la stimola e la promuove. Il quarere deum non abbandona mai l’esistenza credente, ma si lascia alimentare da essa».

Giuseppe Lorizio propone quattro vie di “ricerca”, attraverso «quattro icone neotestamentarie»:

- la via verso Gerico: «la parabola dell’uomo che da Gerusalemme va verso Gerico è una parabola di frontiera del Vangelo», una «parabola laica che ci induce a incrociare lo sguardo di chi è nella precarietà, ci spinge sulla via della prossimità e dell’alterità alla quale siamo chiamati»; un’alterità che deve avere a che fare «con il senso dell’altro che ci apre alla categoria della fraternità». Al dunque, «prendersi cura dell’altro e del mondo». Da qui la domanda: «siamo capaci di prenderci cura dell’altro? Siamo consapevoli che la Chiesa non è chiamata a prendersi cura di se stessa, ma del mondo?».

- la via Crucis: «è la via della buona novella, ma anche la via del giudizio; del suo giudizio nei confronti del mondo». Nel racconto della via Crucis «abbiamo un solo incontro, quello di Gesù con il Cireneo». La domanda per noi è, dunque, «in che modo siamo Cirenei in questo mondo?». Non a caso, sottolinea Lorizio, «la via della Croce non è più la via dei miracoli: più Cristo si avvicina alla Croce, meno si avverte la dimensione miracolista. Questo perché, la via della Croce è la via dell’abbandono». Il nostro tempo è «un tempo dell’assenza di Dio: un tempo in cui tale assenza è percepita così “normale” da non essere più avvertita come tale».

- La via verso Emmaus: «siamo in un mondo in cui e diffusa la delusione nei confronti della comunità cristiana». E di conseguenza, «spesso tale delusione si sostanzia in un rifiuto della Chiesa». La sfida sta nel rendersi capaci di «mettere insieme bibbia e giornale», ciò «mostrare il volto di una comunità credente che sa stare nella storia, a partire dalla sua fede, ma senza farne una ragione di ripiegamento, settarismo e chiusura. Siamo «chiamati all’annuncio e alla missione», questo «è il nostro spezzare il pane», che «non cede al disincanto, alla delusione davanti al Messia crocifisso, ma riscopre la Parola e il suo annuncio di salvezza».

- La via di Damasco: come in una splendida opera di Caravaggio, «la troppa luce acceca». «La via della conversione, dell’illuminazione non ha bisogno di fede cieca, di una fede emozionale; ha bisogno di una fede dagli occhi aperti». Ciò significa che siamo chiamati ad «usare la ragione a partire dalla fede». Solo su questa via potremo «identificare Cristo con la comunità credente: “sono quel Gesù che tu perseguiti”».

Le quattro vie esposte da Lorizio ci dicono, infine, che «la capacità di incrociare la ricerca di Dio, passa attraverso una fede capace di incontrare, cioè una “fede nomade”: una fede che si toglie le pantofole e indossa i sandali. Essere cercatori di Dio significa rischiare la propria fede. E questo - conclude il teologo - è l’unico rischio che vale al pena correre».

 

Guido Benzi

«La Chiesa è, con la sua vita quotidiana ordinaria ed eroica, il grembo dell’annuncio» ricorda il direttore dell’Ufficio Catechistico della Cei. «Non si dà l’annuncio senza la vita concreta ed insieme spirituale delle comunità cristiane. Stando così le cose si evidenziano nel Primo Annuncio (PA) tre caratteristiche: la dimensione del dono, di gratuità e sorpresa; la propria potenza di chiamata alla conversione; la dinamica promessa-compimento che conduce il soggetto a verificare continuamente il suo orizzonte di speranza».

Quale l’impegno: - «mettersi accanto alle persone che pur non frequentando i nostri cammini ecclesiali, comunque si interrogano su Dio, e farlo usando il “noi” e non il “voi”»: - «essere noi per primi, noi credenti non solo esperti di doverose e giuste risposte, ma essere esperti di domande di senso e di speranza»; - «proporre dei “faccia a faccia” con questo Gesù e con questo Dio che egli manifesta raccontando l’esperienza che abbiamo fatto e facciamo di Gesù»; - «prospettare che l’incontro con Dio è un incontro che si svolge in termini di azione, di passi e di prassi da attuare». In questo senso, «se c’è una differenza da marcare, non sarà forse tanto tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti, tra uomini e donne che hanno il coraggio di cercare incessantemente Dio e uomini e donne che hanno rinunciato alla lotta, che si sono accontentati dell’orizzonte penultimo e non sanno più accendersi di desiderio al pensiero dell’ultima patria».