Il grazie dell’Azione Cattolica ai presbiteri, “collaboratori della nostra gioia”

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“C’è grande bisogno di sacerdoti che parlino di Dio al mondo e che presentino a Dio il mondo; uomini non soggetti ad effimere mode culturali, ma capaci di vivere autenticamente quella libertà che solo la certezza dell’appartenenza a Dio è in grado di donare”. Così Papa Benedetto parlava del sacerdote lo scorso mese di marzo ai partecipanti a un incontro promosso dalla Congregazione per il clero. Alla vigilia della conclusione dell’Anno sacerdotale – una felice intuizione di Benedetto XVI – i laici dell’Azione Cattolica Italiana vogliono dire il loro grazie a tutti i sacerdoti e ai tanti assistenti dell’associazione che nelle realtà locali, diocesane e regionali, e nelle strutture nazionali, hanno accompagnato la crescita dei ragazzi, dei giovani e degli adulti.

L’Associazione “nella sua ricca tradizione e nella vita ordinaria, ha vissuto e continua a vivere i legami tra laici e presbiteri in una comunione che si nutre di amicizia spirituale e che si alimenta nella corresponsabilità del servizio alla missione della Chiesa” (Lettera della Presidenza nazionale dell’AC ai Presbiteri che sono in Italia, 2 maggio 2010).

Come Azione Cattolica ci stringiamo ai sacerdoti per essere in ogni territorio segno di quell’unità che può parlare di Vangelo alla gente di oggi, di quella comunione che è promessa e impegno per tutti e che, in vissuti connotati dalla solitudine, dalla diffidenza e dall’individualismo, rimanda alla pace e alla serenità cui ogni donna e ogni uomo aspirano.

Con i nostri presbiteri vogliamo rinnovare le nostre proposte, curando relazioni autentiche e desideriamo proporre esperienze di formazione per il quotidiano, che si traducano in recupero della popolarità della fede cristiana. E questo oggi è quanto mai urgente alla luce anche delle “accuse generalizzate” – come scrivono i vescovi italiani nel messaggio ai presbiteri a conclusione dell’Anno sacerdotale – che hanno prodotto amarezza e dolore. Senza il Signore “siamo nulla e non possiamo fare niente”. La sua compagnia, scrivono ancora i nostri vescovi, “non ci mette al sicuro dagli attacchi del maligno né ci rende impeccabili, ma ci assicura che il male non avrà mai l’ultima parola, perché chi si fa carico del proprio peccato può sempre rialzarsi e riprendere il cammino”.

Sostenuti e accompagnati dall’esperienza sacerdotale, l’Azione Cattolica vuole stare e spendersi nelle situazioni della vita che invocano la presenza di noi laici o che richiedono una nostra riflessione, con una testimonianza credibile e rispettosa dell’altro; guidati dal ministero dei nostri presbiteri, desideriamo esercitare la simpatia della comunità cristiana non solo rafforzando l’ascolto e il dialogo, ma continuando ad abitare e sostenere evangelicamente sempre più i luoghi dell’affettività, della presenza pubblica, del dolore. Per vivere sempre più autenticamente al servizio della missione della Chiesa.