Com. Ac - Il messaggio della Presidenza della Cei all'Ac italiana in occasione del 150° anniversario di fondazione

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Cari colleghi,
in apertura dei lavori della XVI Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana “Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro custodi dell’essenziale” è giunto il Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale all’Azione Cattolica Italiana in occasione del 150° anniversario della fondazione. In esso, il grazie dei vescovi all’Ac italiana per il suo servizio e la sua fedeltà alla Chiesa in questo secolo e mezzo di vita. L’augurio a fare memoria senza “rimpiangere nostalgicamente il passato”, ad essere “corresponsabili del bene comune, decidendo ‘che cosa fare’, qui e ora, oltre lo spontaneismo e la ripetizione”; l’invito ad “affiancare le persone”, sempre “con un senso di cordiale fraternità nei confronti della condizione contemporanea, con uno sguardo evangelico, più che sacrale; con una solida attrezzatura intellettuale, con il senso di libertà umana e gratuità testimoniale, con la cura del gesto umano, della parola fraterna e della presenza amichevole”.
In allegato e di seguito, il testo del Messaggio.
Grazie e buon lavoro,

U.S.

Conferenza Episcopale Italiana

All’Azione Cattolica Italiana in occasione del 150° anniversario della fondazione

Una grata memoria
La celebrazione del 150° anniversario della fondazione della vostra Associazione è innanzitutto occasione perché la Chiesa italiana possa dirvi il suo grazie per la vostra presenza:

- grazie per la vostra fedeltà alla Chiesa anche quando vi ha chiesto la fatica di ripensare lo stile di tale presenza, la vostra struttura organizzativa, i vostri linguaggi;
- grazie per il vostro impegno a tradurre a livello popolare le scelte maturate dall’Episcopato per l’attuazione delle indicazioni conciliari nella catechesi, nella liturgia e nella testimonianza della carità, come anche nella proposta di un modello di Chiesa caratterizzato dalla comunione e dallo slancio missionario;
- grazie per aver concretizzato tutto questo nella “scelta religiosa”, intesa come formazione di laici capaci di esporsi sulle frontiere più avanzate del sociale e del politico per testimoniare i valori cristiani.
- grazie per l’impegno ad essere “scuola di santità”: le tante figure di santità laicale – riconosciute dalla Chiesa – e le tantissime sconosciute ai più, ma conosciute da Dio, sono da un lato la “traccia” della vostra presenza e dall’ altro il “tesoro” a cui far continuamente riferimento per un rinnovato impegno.
Celebrare i 150 anni è per voi occasione per far memoria della vostra lunga storia, delle tante vicende, dei cambiamenti, delle scelte coraggiose fatte e dei tentativi falliti, ma soprattutto dei tanti volti che hanno concorso a dare forma alla vostra esperienza e l’hanno resa significativa parte della storia non solo della Chiesa ma anche del nostro Paese: evitando di attardarvi a rimpiangere nostalgicamente il passato, questa celebrazione sia per voi occasione preziosa per rinnovare il vostro essenziale impegno laicale al servizio della Chiesa e del mondo.

  1. Abitare il nostro tempo

A Firenze, papa Francesco ci ha ricordato che «oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9)»[1].
Per comprendere che questo è uno dei momenti cruciali nei quali le cose di sempre vanno ribadite e diffuse con scelte creative, linguaggio rinnovato ed effettiva revisione dei tempi, modi e contenuti delle proposte è necessario che diventiate capaci di un autentico discernimento nelle comunità ecclesiali e nella società a partire dal vostro essere associazione.
Il discernimento, infatti, è quel processo che porta a riconoscere il bene e induce a “prendere parte”, a non cercare il quieto vivere e il conforto dell'abitudine, a non essere spettatori ma corresponsabili del bene comune, decidendo “che cosa fare”, qui e ora, oltre lo spontaneismo e la ripetizione.

  1. Abitare la vita 

Avvertiamo la necessità di ribadire l’importanza di una permanente formazione delle coscienze perché i valori del Vangelo siano tradotti nella vita. Si tratta di spendersi in maniera più chiara e incisiva per rendere concreto l’obiettivo del vostro Progetto formativo: «… far scoprire e vivere la grazia del battesimo, attraverso la messa a frutto della vocazione e dei doni naturali e spirituali che ogni credente ha ricevuto; aprire alla sapienza cristiana con cui leggere la vita e orientarne le scelte; preparare alla testimonianza evangelica e al servizio ecclesiale proprio dell’Azione Cattolica». (art.13.2).
Siate profeti del quotidiano: la profezia dell’AC sta nella sua capacità di sentire con la Chiesa, affiancando le persone per offrire loro la possibilità di condividere un viaggio interiore, attraverso l’esperienza della formazione globale, della ricerca spirituale, dell’ascolto, della testimonianza che – dentro la realtà terrena – sa spendersi con quella “spiritualità del quotidiano” che trasforma, motiva, dona fiducia.

  1. Abitare le comunità

La scelta della formazione trova il suo luogo originario e originante nella Chiesa: perché tale scelta si realizzi è essenziale che si rimanga ancorati ad una Chiesa concreta, alla propria comunità. Per amarla così com’è, servirla e sollecitarla profeticamente, ma senza fughe al di fuori, senza ritagliarsi una Chiesa su misura: la Chiesa di élite, la Chiesa dei perfetti, la Chiesa dei leaderismi personali.
Abitate le comunità perché diventino luoghi in cui vengano ospitate le reali questioni della vita, la ricerca comune del senso, le specifiche attitudini che solo l’esistenza concreta può offrire; incamminatevi in un percorso sinodale, strada maestra per crescere nell’identità di Chiesa in uscita, capace di mettersi in movimento creativo, innovando con libertà dentro un orizzonte di comunione.
Abitate le comunità, siate in esse lievito: dalle tante piccole parrocchie sparse nei territori, spesso senza la presenza costante di un presbitero, alle parrocchie delle grandi città dove si fa fatica a tesser relazioni, a costruire il senso di comunità e di appartenenza.
Abitate le vostre città come testimoni di una capacità di lettura della realtà, di un senso di cordiale fraternità nei confronti della condizione contemporanea, con uno sguardo evangelico, più che sacrale; con una solida attrezzatura intellettuale, con il senso di libertà umana e gratuità testimoniale, con la cura del gesto umano, della parola fraterna e della presenza amichevole; ma soprattutto con la convinta coscienza che la realtà secolare è lo specifico luogo teologico della fede evangelica, non la sala d’aspetto della vita spirituale.
Siate, dunque, chiesa in uscita, sapendo che «uscire» è più un movimento che una dotazione: non costituisce un’attività particolare accanto ad altre, rappresenta lo «stile», la forma unificante della vita di ciascun battezzato e della Chiesa nel suo insieme.
Che i tempi a venire vi vedano impegnati sulle frontiere dell’incontro, dell’apertura all’altro, dell’accoglienza, accanto alla Chiesa che avete scelto di servire!

 

Roma, 20 marzo 2017

La Presidenza della
Conferenza Episcopale Italiana

 

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[1] Discorso di papa Francesco a Firenze.