Custodia del Creato. Il messaggio dei vescovi italiani

Coltivare l’alleanza con la terra

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«“Finché durerà la terra, seme e mèsse, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno” (Gen. 8, 22). Con queste parole la Scrittura indica nell’alternanza dei tempi e delle stagioni un segno di quella stabilità del reale, che è garantita dalla fedeltà di Dio». Così i vescovi italiani nel Messaggio per la 13ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato che si celebrerà il 1° settembre 2018.  «Sempre più spesso la nostra terra – città, paesi, campagne – è devastata da fenomeni atmosferici di portata largamente superiore a ciò che eravamo abituati a considerare normale», si legge nel testo, né «il cambiamento climatico è l’unica minaccia legata alla crisi socio-ambientale: si pensi all’inquinamento diffuso ed ai drammi che talvolta esso porta con sé». Di qui quel senso di impotenza che «talvolta si fa strada», come se ci si trovasse di fronte a «un degrado inevitabile della nostra terra».
Il messaggio, firmato dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro la giustizia e la pace e da quella per l’ecumenismo e il dialogo, prosegue quindi con l’invito a trasformare in «attiva opera di prevenzione» la preoccupazione per «la devastazione del territorio a seguito del riscaldamento globale. Si tratterà, da un lato, di proteggere città e campagne con serie misure di adattamento, in grado di favorire la resilienza di fronte ad eventi estremi. Si tratterà, però, soprattutto, di promuovere un’azione di mitigazione, che contribuisca a contenere i fattori che li determinano».
L’obiettivo è puntato quindi sulla Conferenza internazionale COP 24, che si terrà a Katowicze in Polonia nel dicembre 2018: «L’occasione per ripensare e approfondire le iniziative contro il mutamento climatico avviate tre anni fa dalla precedente COP 21 svoltasi a Parigi – scrivono i vescovi. Sarà importante che l’Italia svolga un ruolo attivo e lungimirante in tale contesto, proponendo impegni realistici ed ambiziosi per l’azione della comunità internazionale». Nella stessa direzione, vale a dire la «costruzione di una società decarbonizzata», dovranno andare anche le scelte dell’Italia nel campo della politica e dell’economia ambientale. «Sarà così possibile – è la posizione dei presuli – collegare la promozione di un lavoro dignitoso con una attenzione forte per l’ambiente, riprendendo ed approfondendo le indicazioni della Settimana Sociale svoltasi a Cagliari nel 2017. La vocazione umana a coltivare la terra non può che andare di pari passo con quella a custodirla».
In campo, evidenziano i firmatari del messaggio, non ci sono solo economia e politica ma c’è anche «una prospettiva pastorale da ritrovare, nella presa in carico solidale delle fragilità ambientali di fronte agli impatti del mutamento, in una prospettiva di cura integrale. Occorre ritrovare il legame tra la cura dei territori e quella del popolo, anche per orientare a nuovi stili di vita e di consumo responsabile, così come a scelte lungimiranti da parte delle comunità». Nel testo si citano quindi le tante iniziative di diocesi e associazioni dedicate a una «conversione ecologica» da vivere in forma comunitaria. Eppure, si legge, «c’è anche una prospettiva spirituale da coltivare», come ricorda Papa Francesco: «Occorre anche dar fondamento a tale attenzione, inserendola sistematicamente nei corsi di formazione per tutti coloro che esercitano responsabilità nella comunità ecclesiale».
Da ultimo, un richiamo alla dimensione ecumenica, dal momento che si tratta di «una sfida che le Chiese cristiane stanno imparando ad affrontare assieme, riscoprendo in orizzonte ecumenico l’impegno comune per la cura della creazione di Dio. La celebrazione condivisa del Tempo del Creato è anche un segno importante nel cammino verso la comunione tra le Chiese: ne ha dato una testimonianza importante il messaggio inviato nel 2017 da Papa Francesco col Patriarca ecumenico Bartolomeo I di Costantinopoli».