Centro Studi

Un Paese che invecchia non è un Paese che muore

Domenica, 13 maggio 2018

di Nadia Matarazzo* - In Italia ogni anno i nuovi nati sono almeno 100.000 unità in meno rispetto ai decessi: secondo il bilancio demografico del 2016, al 31 dicembre il saldo naturale era di -141.823, dato destinato ad essere quantomeno confermato negli anni successivi. Ma quali sono le cause di una tendenza che sembra oramai strutturale nel nostro Paese? Certamente i percorsi di sviluppo economico e culturale portano con sé delle conseguenze sociali che attraversano la storia dei popoli e li trasformano significativamente; è quello che sta accadendo a molte delle società industriali, dove sono ben visibili i benefici del progresso medico-scientifico, con l’allungamento della vita, ma altrettanto rilevanti si palesano gli effetti “collaterali” dell’affermarsi di un modello culturale individualista, come, ad esempio, la riduzione drastica dei tassi di natalità, dovuta, da un lato, al miglioramento delle prospettive professionali anche per le donne e dall’altro ai tempi lunghi necessari oggi per realizzare un progetto famiglia.

Aldo Moro, autentico innovatore

Martedì, 08 maggio 2018

di Alberto Ratti* - Sono trascorsi 40 anni da alcuni tra gli eventi più drammatici che hanno segnato nel profondo la storia della nostra Repubblica: il sequestro e il successivo omicidio di Aldo Moro, presidente della Democrazia cristiana, da parte delle Brigate rosse, dopo 55 giorni di prigionia. Quegli episodi, a distanza di tempo, si sono rivelati il vero spartiacque della nostra storia. Con l’uccisione di Moro non solo è finita la Dc, ma anche la Prima Repubblica, trascinatasi stancamente fino all’epilogo di Mani pulite del 1992-1993. La sua morte ha segnato la fine della politica come leva privilegiata del cambiamento, della mediazione tout court e ha reso impossibile un’autoriforma dei partiti a lungo attesa, della classe dirigente e del personale politico.

Tutti per Ue, Ue per tutti?

Mercoledì, 02 maggio 2018

di Antonio Iannaccone* - “Per oltre sei decenni ha contribuito all’avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Questa, la motivazione che nel 2012 spinse, il Comitato norvegese, ad assegnare il Nobel per la pace all’Unione europea. Un contributo che, a distanza di quasi sei anni, appare sempre più imprescindibile e, al contempo, di difficile attuazione. Perché i Paesi del Vecchio Continente criticano i “muri” di Trump ma, dal canto loro e in maniera analoga, non sempre scelgono la strada del dialogo, della collaborazione. Sono ancora troppi, infatti, gli interessi e i campanilismi pronti a dividere quartieri, città, regioni, popoli e intere nazioni.

Un tunnel per la pace

Martedì, 24 aprile 2018

di Michele D’Avino* - Dallo scorso 30 marzo migliaia di residenti nella striscia di Gaza si sono mobilitati per protestare contro l’espropriazione delle terre arabe subita per mano degli israeliani. La protesta cade quest’anno nel 70° anniversario della nascita dello Stato d’Israele e sarà portata avanti fino al 15 maggio: festa dell’indipendenza per Israele e giorno della “nakba”, “la catastrofe”, per i palestinesi. L’ennesimo tassello di violenza in un conflitto con troppe ragioni, di parte. Eppure un via d’uscita c’è: la nascita di due Stati, attraverso la riproposizione dei principi contenuti nella “Arab Peace Initiative” del 2002.

2018 - Educare alla socialità 2.0

Martedì, 17 aprile 2018

"Educare alla socialità 2.0" è il tema del Seminario di Spello che si tiene a Casa San Girolamo (Spello) dal 20 al 22 luglio 2018. Vai al programma e alle note tecniche.

La disuguaglianza come questione sociale

Venerdì, 13 aprile 2018

di Fabio Cucculelli* - Papa Francesco dall’inizio del suo pontificato ha sottolineato con estrema lucidità e a più riprese, come la questione della riduzione delle condizioni di disuguaglianza e di povertà sia la nuova questione sociale che interpella tutte le coscienze e che chiede alla politica una risposta urgente, seria, complessa, globale. Troppo spesso, invece, nel dibattito pubblico si tende a dare quasi per scontato che la disuguaglianza sia in primo luogo una questione economica. Una visione miope che rischia di mettere in secondo piano la complessità del fenomeno. Esistono molte forme che riguardano almeno tre livelli: quello del trattamento, quello delle opportunità e quello della condizione.