Giuseppe Dossetti, Eucaristia e città (1987)

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EUCARISTIA E CITTA’
di Giuseppe Dossetti
(tratto dalla Lectio magistralis tenuta da don Giuseppe Dossetti alla Decennale Eucaristica di Bologna nel 1987)

Nel c. 24 di Luca, nei vv. 36-53, si ha una concentrazione dei due flussi vitali della Chiesa. Il Risorto viene fra i suoi, dona loro la pace, cioè la pienezza dei beni messianici, si fa riconoscere come il Crocifisso, cena con loro e dà loro la chiave per l’interpretazione delle Scritture, e finalmente li invia a predicare la conversione e la remissione dei peccati a tutte le genti, dopo che avranno ricevuto lo Spirito Santo.

E il c. 2 degli Atti (vv.44-47) metterà in luce tutto questo nella pratica della Chiesa nascente, mostrando la comunità riunita per lo spezzare il pane e a un tempo aperta a gesti concreti di condivisione e servizio autentico, specialmente verso gli ultimi.

L’invio è insito nell’Eucaristia stessa, tanto che l’urgenza del suo adempimento d’amore rappresenta – ut in pluribus – una garanzia dell’autenticità stessa del celebrare l’Eucaristia. Non ne è un’eventualità, ma un costitutivo necessario.

Dall’Amore trinitario discendente ed assumente l’uomo nel circuito eterno dell’Amore divino, all’amore trinitario generato nell’uomo verso Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, si passa – e necessariamente – all’amore ancora trinitario traboccante nell’uomo verso ogni fratello e verso ogni uomo e verso la creazione intera (Mc 16,15).

La missione della Chiesa e del cristiano verso gli uomini ed elettivamente i più piccoli, i più bisognosi e i più peccatori non è un fatto organizzativo: deve scaturire dal pasto sacramentale e sacrificale con il crocifisso-Risorto.

Anche se un invio fosse ufficialmente legittimato, razionalmente organizzato e perfettamente efficiente, non sarebbe ancora nulla, sarebbe solo “un bronzo che risuona” (1Cor13,1), non sarebbe invio di Cristo, non ne avrebbe il fondamento, i caratteri e l’efficacia creatrice e risanatrice.

L’invio autentico e solo efficace è:

  • lode e ringraziamento al Padre in nome degli altri che non lodano o non vogliono lodare;
  • servizio nel Figlio e con Figlio con amore preferenziale per chi ne ha bisogno (Mt 25,40) e anche in supplenza di chi dovrebbe ma non sa o non vuole servire;
  • intercessione e invocazione allo Spirito perchè l’amore irraggiante venga e, con la sua energia liberante e dinamicizzante, renda efficace l’annunzio o l’opera di consolazione: “muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente e dia a tutti la dolcezza nel consentire e nel credere alla verità” (Dei verbum, 5) e così, al posto delle gioie fallaci o perverse, riempia tutti della “gioia indicibile e gloriosa” (1Pt1,8).

Come la Chiesa riunita nell’assemblea eucaristica è l’epifania anticipata del Regno, così la Chiesa inviata dall’Eucaristia è un’epifania se volete della polis salvata: “politicità” tutta sui generis, che non governa e non ha potere, che non muove verso gli altri per quello che hanno di appetibile, ma unicamente per quello che sono in mysterio (anche se poveri, deformi, incoscienti, in tutto inappetibili): cioè non incontra l’uomo dall’esterno e in superficie, ma lo incontra nel suo “sè” più intimo, più invisibile, più pneumatico, creando e divulgando ovunque – nel seno di ogni società grande o piccola, soprattutto nei micromodelli di comunità nuove che alcuni sociologi laici ora raccomandano – un’atmosfera di rispetto, di comprensione, di fiducia, di valorizzazione degli esclusi, di amore-oblativo indipendente da ogni condizione esterna mutevole che “non avrà mai fine” (1Cor13,8).

Così la Chiesa nell’Eucaristia diventa non solo la vittima del mondo in quanto mondo ostile, per la vita dello stesso mondo avverso, ma inviata dall’Eucaristia al mondo, in quanto disponibile alla salvezza, può divenire seminatrice di ogni seme “che poi cresce da sè” (Mc 4,24) e a un tempo umile e stupita spigolatrice di quel che nel mondo lo Spirito, anche al di fuori della Chiesa visibile, semina e suscita di palpiti “di tutto quello che è vero, nobile, giusto, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode” (Fil4,8): per ricapitolare tutto e di nuovo, con azione di grazie, offrirlo al Padre nella sinassi eucaristica.

(La Lectio magistralis è pubblicata in: Giuseppe Dossetti, Eucaristia e città, Roma, AVE, 1997).