Giorgio La Pira, Segni di accelerazione storica (1971)

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Segni di accelerazione storica
di Giorgio La Pira
(tratto dal discorso al Congresso del Consiglio Mondiale della pace, Budapest, 1971)

Ci rivediamo a Budapest dopo l’incontro per il significativo Symposium su Gandhi di fine settembre 1969: quanti eventi e quali da quella data! La domanda che tutti oggi ci facciamo è inevitabilmente questa: gli eventi di questi 18 mesi che sono trascorsi da allora sono in contraddizione con la tesi allora sostenuta o sono, invece, nonostante tutto, nonostante venti e maree, segni in certo senso inequivocabili della validità della tesi storica e politica allora sostenuta?

La tesi storica e politica allora sostenuta – proprio con riferimento essenziale a Gandhi, ed alla prospettiva profetica, storica, politica da lui indicata ai popoli dell’India, dell’Asia e del mondo intero (la prospettiva cioè delle frontiere storiche e politiche nuove della non violenza attiva quale inevitabile metodo nuovo per la soluzione di tutti i conflitti politici dei popoli) era, come si disse, “la tesi di Isaia”. La tesi cioè che sostiene che la storia è entrata – in questa età atomica, spaziale, ecologica, demografica – nella sua fase in certo senso finale: la fase, cioè, radicalmente nuova della storia nella quale il genere umano è posto ogni giorno più davanti alla scelta apocalittica finale: o la pace millenaria, con la conseguenza del disarmo generale e completo e della liberazione dei popoli da ogni tipo di oppressione e di alienazione che essa inevitabilmente comporta, o la distruzione non solo del genere umano, ma dello stesso pianeta.
Cioè: o la scelta di Isaia (II, 1 sgg.) della convergenza de popoli verso il monte di Dio, della loro unità, della eliminazione della guerra e del mutamento delle armi in aratri e delle spade in falci (è la scelta di Nazareth, Lc 4; è la scelta del “millennio” dell’Apocalisse 20,1 sgg.), o la distruzione apocalittica della terra ed in certo senso del cosmo.

La storia ha un senso, dicemmo allora e ripetiamo oggi: essa ha una direzione; essa va, come un fiume, verso una foce, va, come una nave, verso una terra promessa; c’è una stella polare – un punto omega – che orienta in certo senso in modo irresistibile ed irreversibile, nonostante venti e maree, nonostante le anse del fiume, la navigazione storica dei popoli: questa foce, questo porto, questo traguardo, questa frontiera, questa stella orientatrice, questo punto omega, sono costituiti appunto dalla nostra età storica finale (della pace universale, dell’unità e della promozione dei popoli) verso la quale inevitabilmente (in certo senso) sono in movimento, convergono i popoli di tutta la terra…
I popoli sono in movimento, convergono, verso il “monte di Isaia” ove si unificano, si pacificano, si elevano: verso l’edificazione di un’Ara Pacis nuova destinata a definire, a specificare, questa età finale della storia del mondo. …

Si sa, questo processo di convergenza suppone – per essere davvero totale – la soluzione, almeno prospettica, dei grandi problemi umani: lo sradicamento del razzismo (si pensi al Sud Africa); lo sradicamento del colonialismo (si pensi all’Angola ed al Monzambico); lo sradicamento del sottosviluppo (la fame, l’ignoranza, le malattie); lo sradicamento di ogni forma di oppressione e di alienazione dei popoli (oppressione ed alienazione politica, economica, sociale, culturale): è, appunto, la grande opera di liberazione che sta davanti, per essere compiuta, alle nuove generazioni.
Ma questa liberazione – questa trama tanto complessa, profonda e vasta di conflitti che devono essere risolti – non avverrà più inevitabilmente, come sino ad ora è accaduto, mediante la guerra: la guerra, come strumento per la soluzione di questi conflitti, sta per essere sradicata (questo sradicamento definisce l’età atomica). Al suo posto si collocano i grandi strumenti civili e umani – cristiani! – che la non violenza attiva mette sempre più, per la soluzione dei conflitti, a disposizione degli uomini e dei popoli!
Convergere verso il “Monte Sion”; non fare più la guerra e “trasformare le armi in aratri e le spade in falci”: questa è coesistenza pacifica! …
Far convergere gli Stati – le città, i popoli – di tutti i continenti per raggiungere rapidamente la coesistenza pacifica e per trasformare, perciò, in modo qualitativo, la civiltà del mondo!
Spes contra spem!

(Il testo è pubblicato integralmente in: Giorgio La Pira, Il sentiero di Isaia. Scritti e discorsi, 1965 – 1977, Firenze, Cultura nuova editrice, 1996,p. 225-234)