In vista del seminario del Centro studi Ac a Spello

Vivere Per. Avvio di una semplice grande rivoluzione

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di Valentina Soncini* - Ci stiamo preparando a celebrare la Pasqua l’evento più sconvolgente e rivoluzionario della storia che ci ha rivelato che Dio ama tanto l’uomo da non essere teocentrico per far essere un uomo che sia così realizzato dall’andare oltre ogni tentazione di antropocentrismo. Questo Dio si rivela nella Pasqua di Gesù, la quale apre una storia nuova che abilita a vera e radicale rivoluzione per la piena umanizzazione.

Questo processo sicuramente  è il fondamento di altri processi che spingono a cambiamenti e uno di questo è stato innescato con la Laudato sì: scoprirsi parte dell’unico cosmo.  Con l’enciclica Laudato Sì Papa Francesco, come afferma il Direttore di Aggiornamenti sociali, Giacomo Costa SJ, ci sfida  infatti a un ulteriore salto rispetto a quelli indicati dal magistero sociale dei suoi predecessori, autori di Pacem in Terris, Populorum Progressio e di Centesimus Annus. Si legge infatti nell’editoriale della Rivista (Agosto Settembre 2015): “Oggi papa Francesco ci sfida a un nuovo salto: non siamo solo membri della stessa società o della stessa famiglia umana, ma «essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile» (LS n. 89)”. Con un’ espressione sintetica questo significa “tutto è in relazione” e la categoria che esprime questa visione della realtà è l’ecologia integrale[1]

Il primo aspetto da evidenziare di queste affermazioni è la obiettiva centralità delle relazioni nel vissuto antropologico. Il tema delle relazioni breve o lunghe investe tutti gli ambiti di vita privata e pubblica. E’ un tema ineludibile se si vuole affrontare un tema politico o sociale o educativo o formativo. La centralità delle relazioni ha attirato via via negli ultimi decenni anche l’attenzioni di mondi impostati ideologicamente sull’individuo e sul solo interesse del singolo, mi riferisco alla crescita di attenzioni del pensiero economico per i cosiddetti beni relazionali e per l’attenzione al tema della felicità non riducibile alla sola disponibilità di  ricchezza materiale. La linea di riflessione espressa da Luigino Bruni, Stefano Zamagni, Leonardo Becchetti, solo per indicare alcuni nomi italiani, ha precorso questa linea di ricerca.

Ma anche le riflessioni in ambito naturalistico e scientifico, come indica Giannino Piana in un suo recente articolo, Oltre l’individualismo, (Rocca 2016) si stanno orientando a studiare fenomeni tradizionalmente riferiti al singolo, in una prospettiva relazionale e sociale. Egli cita il caso di un saggio del genetista americano David Sloan Wilson che reca il titolo significativo L’altruismo. La cultura, la genetica e il benessere degli altri (Bollati Boringhieri, 2015) nel quale l’autore “critica la concezione più diffusa di ordine genocentrico, la quale sostiene che tale processo si verifica a livello puramente individuale, mettendo invece l’accento sulla presenza di un multilivello che include il gruppo sociale”.

I due esempi di studio tratti dall’ambito economico e da quello biologico richiamano l’esigenza di considerare l’uomo dentro una trama di relazioni e sollevano perplessità e dubbi circa il perseguimento di una realizzazione dell’io inteso come individuo. E' questo un campanello d’allarme che non si può trascurare, e che rende molto attuale e profetica l’affermazione del Pontefice di una ecologia integrale come chiave di lettura più veritiera della nostra realtà antropologica, anzi per attuare un capovolgimento culturale rispetto all’ovvio “antropocentrismo” che si sta ormai  coniugando in un radicale narcisismo.

L’abbondanza di letteratura a proposito è direttamente proporzionale alla pervasività del tema e alla sua problematicità, oggi giunta a una fase acuta: l’individuo rischia di morire di individualismo e questo rischio non è denunciato da qualche teologo o moralista ma da naturalisti, economisti, politologi. In queste affermazioni si scorge il compiersi di una linea di pensiero che dalla modernità ad oggi è andata consolidandosi e allargandosi fino a ridurre a una chiave di lettura antropocentrica tutti gli ambiti di vita, quelli che collegano il soggetto al mondo, agli altri, alle cose ma anche quelli che connettono interiormente  il soggetto, inteso così radicalmente come in-dividuum da farne  paradossalmente il suo contrario: un soggetto scisso, frammentato, estraneo anche a se stesso.

La linea di riflessione a cui mi riferisco da sola non sarebbe stata condizioni sufficiente per motivare l’attuale scenario, ma sicuramente ha avuto una sua forza e responsabilità rispetto al diffondersi di un soggettivismo malato di narcisismo. Mi riferisco alle riflessioni diffuse dai, pochi, seguaci  del quasi sconosciuto Max Stirner che tra il 1844 e il 1845 ha pubblicato il suo testo l’Unico e la sua proprietà, il cui assioma  era “Io ho fondato la mia causa su nulla” come condizioni necessaria per affermare l’io senza snaturarlo e senza renderlo relativo a nient’altro se non a se stesso. Stirner diffuse queste idee in pieno contrasto con la sinistra hegeliana, alla quale sembrava appartenere, e con la cultura liberale e conservatrice del suo tempo e si può considerare il precursore dell’individualismo radicale contemporaneo fino nei suoi esiti estremi. Il suo pensiero è continuato in coloro che hanno seguito la via anarchica o per altro verso nel nichilismo nietzschiano. Se nell’800 è stato un pensiero trasgressivo, ma solo un pensiero, via via nel XX secolo e ora all’inizio del XXI secolo questo “io fondato su nulla” è divenuto realtà condivisa nella normalità da chi certamente neppure conosce Stirner. Oggi non bisogna sforzarsi  intellettualmente per pensarsi come individuo, detentore di diritti, padrone di sé stesso, impegnato per motivi sia atei che religiosi ad raggiungere la propria autorealizzazione a prescindere da qualsiasi dato di realtà. Il punto d’approdo è un io malato di narcisismo come ben si evidenzia nel recente testo del teologo Sequeri , La cruna dell’ego. Pensarsi come esseri in relazione è invece  il vero filone controcorrente, trasgressivo, inusuale.

Questa linea controcorrente sta prendendo corpo in modo ampio e assai interessante e critico. Molti contributi di filosofi, antropologi infatti contengono la denuncia del modello  individualista e dei suoi effetti, cioè la frammentazione, o la scissione dell’io  fino alle sue espressioni patologiche. Molti autori e non  ultimo sempre il pontefice in LS[2], rilanciano i “legami buoni”, le pratiche di dialogo, la cultura dell’incontro come vie di vita, felicità, umanizzazione contro processi di implosione e autodistruzione.  Una vera rivoluzione rispetto al trend sarebbe già data da una semplice filosofia di vita che riaffermi l’esistenza di una realtà fuori dall’idea di sé e il desiderio di anteporre alla domanda inesauribile “chi sono io?” quella “ per chi vivere?”.

Semplice, ma non banale… La sofferenza legata ai fenomeni famigliari , affettivi in senso lato, e sociali di decomposizione è tema delicato da affrontare, mette in gioco storie faticose, percorsi lunghi e vie di risalita non scontate nei tempi e negli esiti. La loro trattazione chiede capacità di ascolto, di accoglienza, di rielaborazione, pratiche di cura dei legami quali anche un vissuto associativo oggi può di nuovo offrire con grande freschezza. Ma tale snodo chiede anche luoghi e tempi di approfondimento culturale , di consapevolezza matura dello scenario dentro il quale ci muoviamo e che non è determinato esclusivamente da fattori personali, ma ha radici profonde

Senza esaurire il complesso quadro richiamato, il prossimo seminario del centro Studi Tutto è un in-relazione (Ls70). Per una rilettura dei rapporti interpersonali (a Spello il prossimo mese di luglio), con l’intervento esperto del prof. Roberto Mancini, affronterà proprio questo tema: un piccolo contributo per una grande sfida.

*Coordinatore del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana

[1] Si legge nella prima pagina dell’editoriale di Aggiornamenti Sociali già citato: “Da un punto di vista concettuale, papa Francesco assume il termine “ecologia” non nel significato generico e spesso superficiale di una qualche preoccupazione “verde”, ma in quello ben più profondo di approccio a tutti i sistemi complessi la cui comprensione richiede di mettere in primo piano la relazione delle singole parti tra loro e con il tutto. Il riferimento è all’immagine di ecosistema. L’ecologia integrale diventa così il paradigma capace di tenere insieme fenomeni e problemi ambientali (riscaldamento globale, inquinamento, esaurimento delle risorse, deforestazione, ecc.) con questioni che normalmente non sono associate all’agenda ecologica in senso stretto, come la vivibilità e la bellezza degli spazi urbani o il sovraffollamento dei trasporti pubblici.”

[2] Si legge nell’articolo di Costa, op. cit., : 544: “Se la degradazione dell’ambiente e della società sono causate dal- la mancanza di una visione integrale, allora la terapia per uscire «dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo sprofondando» (n. 163) non può essere che il dialogo. Come papa Francesco stesso dice, la Chiesa non ha un catalogo di soluzioni da offrire o ancora meno da imporre. Piuttosto offre un metodo per elaborarle insieme, tanto a livello di politica internazionale, in vista di una governance dei beni comuni globali; quanto a livello nazionale e locale, nei processi decisionali ad esempio in merito a nuove iniziative e progetti di sviluppo.”