8 marzo festa della donna

Non sole mimose… tra dignità, impegno e responsabilità nella vita privata e pubblica

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di Donatella Pagliacci* - Come ogni anno, in tutto il mondo, l’8 marzo è il giorno dedicato alla memoria delle lotte per l’affermazione e il riconoscimento dei diritti delle donne. Un giorno che dovrebbe aiutarci a non dimenticare le storie delle molte donne che hanno vissuto e lottato per consegnarci un mondo più giusto, un mondo capace di non discriminare degli esseri umani, solo perché donne. Un giorno nel quale dovremmo ricordarci di milioni di donne che, quotidianamente, credono e vivono per affermare la loro dignità e libertà, ma che purtroppo ancora oggi subiscono violenze fisiche e psicologiche; delle donne che continuano a vivere storie d’amore malate e distruttive, in cerca di comprensione e tenerezza; delle donne che lottano per difendere i diritti dei più deboli e che riescono, nonostante tutto, a trovare la forza di reagire; delle donne che conoscono ed apprezzano il valore del loro corpo e non temono la sua naturale trasformazione.

Vorrei che in questa giornata di festa ci fosse anche spazio per momento di riflessione e di preghiera per donne come Anselm, Reginette, Judith e Margarita, trucidate un anno fa ad Aden, in Yemen, da un commando terrorista. Missionarie che, come tante altre nel mondo, con fede, coraggio e speranza portano il sorriso e uno spiraglio di luce in paesi dilaniati dalla violenza e dall’odio. Ma vorrei che non si dimenticasse nemmeno il pianto e il dolore di Chinyery da Boko Haram il cui sogno di una vita diversa e felice nel nostro paese è stato interrotto e violentemente infranto a Fermo da un’assurda, quanto violenta giornata, nella quale una passeggiata si è trasformata nell’ultimo istante di serenità prima che la follia razzista le portasse via suo marito Emmanuel Chidi Namdi.

Dovremmo educare i giovani maschi a capire che una donna non è un oggetto da possedere e la fine di un rapporto non è una sconfitta personale, che l’amore è desiderare reciprocamente il bene l’uno dell’altra. Vorrei non si dovesse insegnare alle giovani donne, che ogni giorno si affacciano alla vita con fiducia, ad avere paura dell’altro, paura a legarsi ad un altro essere umano, perché lui, l’uomo che hanno scelto di amare e con il quale desiderano condividere tutto, oggi o domani può diventare il loro carnefice.

Vorrei, come tutti, non dover più leggere storie di giovani donne come Sara Pietrantonio, studentessa di 22 anni trovata morta con il corpo semicarbonizzato, o di Gessica Notaro, 27 anni, sfigurata dall’acido, solo per citarne alcune. Storie di giovani donne vittime di una violenza omicida assurda e incomprensibile, simboli di una cultura che fatica a vivere nel segno del rispetto e della condivisione, della fiducia e del riconoscimento reciproco.

Sarebbe importante riascoltare ed attuare in tutti i contesti, anche ecclesiale, le parole di Papa Francesco che ci ricorda il senso e la bellezza dell’essere femminile, un essere creato non per servire o essere oggetto di attenzioni morbose e volgari, non un possedimento, ma un altro essere libero e bello nella sua luminosa armonia.

In un messaggio rivolto alle donne nella giornata dell’8 marzo il Pontefice ci ricorda che questa giornata deve essere per tutti “l'occasione per ribadire l'impegno delle donne e l'importanza della presenza delle donne nella nostra vita. Senza le donne, il mondo sarebbe sterile: portano la vita e ci trasmettono la capacità di vedere oltre, capire il mondo con occhi diversi, un cuore più creativo, paziente e tenero”.

Al valore delle donne che ci hanno dato la vita, a volte mettendo a repentaglio la loro, che hanno lottato per il loro e nostro rispetto e dignità, che hanno affrontato con fiducia le sfide e le difficoltà, che hanno sostenuto e incoraggiato le donne più giovani a non mollare mai. Alle nostre madri ai loro sorrisi e alle loro lacrime va il nostro pensiero e il nostro augurio per questo giorno di memoria e di festa, perché desideriamo rassicurarle che nessun gesto e nessuna carezza è andata perduta, nessun incoraggiamento e consiglio è stato dimenticato, che la loro forza è divenuta il nostro coraggio, che la loro speranza ha fecondato e feconda la nostra fiducia. Alle giovani donne di ieri e a quelle di oggi che, ovunque, sono capaci di spendersi per un mondo più giusto e per questo migliore va il nostro augurio e la nostra gratitudine.

*Componente del Centro studi dell'Azione Cattolica Italiana