Una sfida per i futuri amministratori

Le città del ben vivere

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di Fabio Cucculelli* - In alcune importati città, come Cagliari, Cosenza e Salerno sappiamo chi ha vinto. In molte altre - tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna -  dovremmo attendere il 19 giugno. Ma un dato già lo sappiamo e di certo ci fornisce un indicazione chiara e non molto rassicurane: l’affluenza definitiva registrata dal Ministero dell’Interno per il primo turno delle elezioni amministrative 2016 è stata del 62,14% con un calo di cinque punti rispetto alla precedente consultazione quando era stata del 67,42%. Una rilevante quota di cittadini è delusa dalla politica non solo a livello nazionale ma anche locale.
Le ragioni sono comprensibili: la corruzione degli uomini e dei partiti, l’incapacità di gestire e amministrare il bene pubblico, il degrado di diverse città italiane sono fattori che possono spingere le persone a non votare. Siamo di fronte a segnali sempre più forti di sfiducia verso le istituzioni, di fronte ad un carestia di speranza che è crisi di visione di futuro. E questa percezione è suffragata anche dai dati.
Lo scorso 16 marzo è stato presentato il quarto Rapporto mondiale sulla felicità, alla cui stesura hanno contribuito anche le due università romane di Tor Vergata e della Lumsa, che ha mostrato come i cittadini italiani si sentano più infelici. E l’Italia si conferma al cinquantesimo posto, dietro Nicaragua e Uzbekistan.
Quest’anno, per la prima volta, il Rapporto affida un ruolo speciale alla misurazione delle conseguenze della disuguaglianza nella distribuzione del benessere tra i paesi. Emerge che la disuguaglianza nella felicità fornisce una misura più ampia della disuguaglianza in senso stretto. Risulta che le persone sono più felici vivendo in società in cui c’è meno disuguaglianza in rapporto alla felicità. Si evidenzia anche che la disuguaglianza di felicità è aumentata in modo significativo (confrontando il periodo 2012-2015 rispetto al 2005-2011) nella maggior parte dei paesi e in quasi tutte le regioni del mondo.
Come ha avuto modo di sostenere Leonardo Becchetti, uno dei promotori del rapporto e della sua presentazione in Italia, «la felicità, la soddisfazione di vita è una misura sintetica molto importante a cui la politica e i media dovrebbero fare particolare attenzione perché in grado di catturare tutti i fattori che incidono sulla soddisfazione dei cittadini».
La partecipazione alla vita politica tramite il voto ci dice che c’è ancora una maggioranza di cittadini che vuole esprimere la propria voce, che vuole cambiare le cose. Ma questa voglia di cambiamento non può essere limitata al momento del voto ma va fatta esprimere anche in altro modo. Bisogna quindi ripartire da questi cittadini per renderli partecipi della vita delle loro città, delle decisioni che riguardano la gestione dei beni privati e pubblici.
La politica, i partiti sono in grado di dare ascolto a queste istanze di cambiamento? Sono in grado di far aumentare la felicità dei cittadini, il loro grado di soddisfazione? Istintivamente siamo portati a rispondere in modo negativo. Quello che è certo è che oggi non possiamo più dare una delega in bianco né tanto meno scaricare la responsabilità di tutto su chi amministra le nostre città. Non possiamo più limitarci alla lamentela ma è necessario che ognuno si assuma la propria responsabilità per costruire un futuro diverso, denunciando, controllando l’operato degli amministratori ma anche e soprattutto collaborando con loro. Uscendo dalla logica partitica, dello scambio clientelare, del “favore” e cercando insieme il bene comune.
L’infelicità e la povertà di senso della vita sono dovute spesso alla mancanza di fantasia, di idee in grado di mettere in moto i nostri desideri, le nostre energie, la nostra volontà.
Mosso da queste convinzioni e dalla voglia di dare un contributo al cambiamento delle nostre città, il professor Becchetti, coadiuvato dalla redazione di Benecomune.net, ha messo insieme alcune delle migliori idee di addetti ai lavori, studiosi, professionisti con l’intento di offrire un servizio ai nuovi amministratori locali che tra pochi giorni inizieranno il loro mandato. Piuttosto che ragionare in astratto sul cambiamento si è pensato di concentrare lo sforzo su proposte concrete e innovative. Emerge un collage ricchissimo che mette assieme cooperative di comunità, amministrazione di beni comuni condivisi, fiscalità premiale, tavoli di cooperazione partecipata, acceleratori di capitale sociale per il sud, smart working, finanza etica, soluzioni per il contrasto all’azzardo, per la sostenibilità ambientale, per le politiche sociali, sanitarie e familiari e molto altro ancora.
Le sintesi dei vari contributi vengono presentate in una apposita sezione sul sito Benecomune.net a cominciare dalla presentazione dello stesso Becchetti, dove si afferma significativamente: «Il libro è un dono che vogliamo fare ai nuovi eletti consapevoli della difficoltà del loro compito, nella disponibilità a cooperare e collaborare sulle soluzioni indicate. La sua ambizione è quella di promuovere e sostenere la rivoluzione della sussidiarietà e dell’economia civile. Ovvero l’idea che dobbiamo passare da un’economia a due mani (dove i cittadini sono passivi e aspettano da mercato e istituzioni la soluzione dei loro problemi) ad un’economia a quattro mani dove le idee ed iniziative della cittadinanza attiva della società civile e dei corpi intermedi, aiutano il buon mercato e le buone istituzioni a costruire una società del ben-vivere orientate al bene comune».
Al di là dei programmi, delle promesse, dei vincitori e dei vinti delle elezioni ammnistrative, crediamo che le idee creative, le buone pratiche e le proposte dell’economia civile possono rendere ricche, felici e generative le nostre città. Possono farle rifiorire di nuovo, dal basso, valorizzando la capacità della società civile, delle imprese e dei cittadini di collaborare con le amministrazioni locali verso un unico obiettivo: la costruzione di città dove si vive bene. Utopia o realtà? Dipenderà anche da ciascuno di noi. Dalla nostra voglia di cambiare il nostro comportamento, il nostro modo di pensare il rapporto con la polis e la cosa pubblica.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana