Welfare e legami intergenerazionali

Bambini e anziani, risorse da riscoprire

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di Fabio Cucculelli* - Nell’ambito del recente Convegno rivolto agli Amministratori locali sul tema: “Dal benessere al buon vivere. Progettare il nuovo welfare municipale”, l’Azione cattolica italiana, ha deciso di dedicare una attenzione specifica al tema: bimbi e anziani: la vulnerabilità delle famiglie. Una scelta importante, in controtendenza, che segnala un’attenzione antica e nuova dell’associazione verso la cura dei legami intergenerazionali, del valore della memoria e della storia di cui sono protagoniste le persone.
Papa Francesco il 25 ottobre del 2013, in occasione della XXI Assemblea Plenaria del Pontifico Consiglio per la famiglia, ha pronunciato un discorso molto importante che ci aiuta ad inquadrare questa problematica dandoci dei criteri di discernimento e di azione: «Bambini e anziani rappresentano i due poli della vita e anche i più vulnerabili, spesso i più dimenticati. (…) Una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani recide le sue radici e oscura il suo futuro. (…) Ogni volta che un bambino è abbandonato e un anziano emarginato, si compie non solo un atto di ingiustizia, ma si sancisce anche il fallimento di quella società. Prendersi cura dei piccoli e degli anziani è una scelta di civiltà. Ed è anche il futuro, perché i piccoli, i bambini, i giovani porteranno avanti quella società con la loro forza, la loro giovinezza, e gli anziani la porteranno avanti con la loro saggezza, la loro memoria, che devono dare a tutti noi».
Su questa prospettiva, indicata da Francesco, ha lavorato il tavolo tematico che ha cercato da un lato di comprendere perché il nostro Paese sia caduto in una situazione di così grave degrado e abbandono dei bambini e degli anziani; dall’altro di immaginare possibili piste di azione personale, associativa e comunitaria. A partire da una fotografia della realtà italiana - crollo delle nascite, aumento della povertà minorile soprattutto al Sud, scarsità e inefficacia degli investimenti per l’infanzia, costante aumento della popolazione anziana e degli anziani non autosufficienti - si è cercato di analizzare le cause, per andare oltre, per comprendere come agire da cittadini, laici di Ac e amministratori locali.
Sono emerse alcune piste di lavoro e, soprattutto, la chiara consapevolezza che i bambini e gli anziani possono diventare risorse del presente e del futuro. La chiave di volta sul piano sociale ed ecclesiale è quella della cura delle relazioni che, qualora nasca, si sviluppi nella famiglia, va sostenuta a livello associativo ma anche in altri ambiti: la scuola, lo sport, il lavoro, il tempo libero, gli spazi urbani. Su questo la politica può e deve fare la sua parte stimolata da una cittadinanza più attiva.
In questa prospettiva è stato osservato come la famiglia oggi faccia molta fatica ad esprimere la sua soggettività sociale e politica (ma anche ecclesiale), come abbia bisogno di sostegno proprio nel lavorio di cura dei bambini. Insomma, una famiglia in difficoltà, che si scopre sempre più fragile, e che, forse per paura e senso di isolamento, fa anche fatica a fidarsi, ad essere al centro della trama delle relazioni come era in un tempo non proprio recente.
Ecco allora che la comunità ecclesiale, e in essa l’Azione Cattolica, possono e devono tornare a giocare un ruolo centrale per costruire e ri-costruire relazioni sociali e familiari nuove, per dare e generare fiducia nell’altro, per far comprendere alle famiglie che non sono sole. Un ruolo centrale perché l’Ac, nel suo Dna è intergenerazionale, è abituata da sempre a tenere insieme bambini, genitori, adulti e adultissimi.
Papa Francesco in occasione di un’udienza organizzata dall’Associazione Nazionale Lavoratori Anziani (Anla) e dalla federazione Senior Italia FederAnziani (tenutasi lo scorso 15 ottobre) ha detto in modo significativo: «No alla cultura dello scarto che emargina gli anziani ritenendoli improduttivi. Proprio in quanto persone della cosiddetta terza età voi, o meglio noi - perché anch’io ne faccio parte -, siamo chiamati a operare per lo sviluppo della cultura della vita, testimoniando che ogni stagione dell’esistenza è un dono di Dio e ha una sua bellezza e una sua importanza, anche se segnate da fragilità».
Ed è proprio questa l’azione culturale e politica che va fatta: far comprendere a tutti che gli anziani e i bambini oggi sono una grandissima risorsa sociale e politica capace di favorire la crescita del ben-essere relazionale, ma che invece viene sprecata, sfruttata e più spesso scartata. Insomma gli anziani non sono da rottamare, anzi possono essere una risorsa preziosa per la famiglia e per la società se attiviamo relazioni personali e sociali.

Piste di lavoro
Una città a misura di bambino
Le politiche di welfare, sociali, sanitarie, del lavoro, dell’istruzione devono essere ripensate a misura dei bambini. Solo in questo modo si potrebbe realizzare quel cambiamento culturale e sociale che pone finalmente al centro i bambini come investimento per il futuro. Si dovrebbe partire da un sostegno migliore ai genitori che lavorano, aumentando l’offerta di asili nido sia pubblici che privati e valorizzando il ruolo del terzo settore; si dovrebbe migliorare la scuola sia in termini di proposta formativa che di edifici scolastici; si dovrebbe aumentare l’offerta pediatrica dei medici e degli ospedali.
Le nostre città devono diventare a misura di bambino, nel senso che i bambini devono avere stesse opportunità e diritti, in qualsiasi luogo vivono. Le città devono essere riprogettate tenendo conto delle loro esigenze e quindi dotate di maggiori spazi per il gioco, lo sport e il tempo libero.

Sviluppare relazioni di cura reciproca tra bambini e anziani
I bambini devono essere messi nelle condizioni di instaurare relazioni ricorrenti con gli anziani per favorire la possibilità di tramandare una storia, una memoria personale e collettiva. Viceversa i bambini possono portare agli anziani la loro vitalità, la loro voglia di giocare, di sorridere della vita. Vanno sicuramente valorizzate le esperienze, presenti in alcune città, che vedono “i nonni” svolgere un ruolo di “angeli custodi” dei bambini; ad esempio quando, all’uscita della scuola, vigilano sugli attraversamenti pedonali. Ma non ci si può limitare a questo.
A livello ecclesiale e associativo si può e si deve fare di più. In modo particolare pensiamo all’esperienza dell’Acr che potrebbe organizzare delle scuole per “essere e diventare nonni super”, dei momenti di festa che coinvolgano insieme bambini e anziani; incontri con “testimoni” anziani, fino ad andare nelle case degli anziani che vivono soli. Ma conoscendo la creatività e la “fantasia della carità” dell’Acr sicuramente riusciremo a realizzare iniziative ancora più belle.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana