Ucciso per aver obbedito a Cristo e non a Hitler

Sugli altari Josef Mayr-Nusser

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Oggi nel Duomo di Bolzano, durante la Messa celebrata dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, è stato beatificato Josef Mayr-Nusser, dirigente dell’Azione Cattolica in quella che era la parte tedesca dell’arcidiocesi di Trento prima della seconda guerra mondiale. Rifiutato il giuramento di fedeltà ad Hitler, Josef viene imprigionato e spedito a Dachau. Morirà di stenti e torture durante il viaggio. Aveva 34 anni. La sua testimonianza di opposizione al nazismo è resa più significativa dal fatto che non siamo di fronte a un leader politico o sindacale, a un esponente della Chiesa o a un intellettuale, bensì a un semplice impiegato e padre di famiglia.

di Anselmo Palini* -  Il 4 ottobre 1944 in una stanza del manicomio criminale di Konitz, dismesso e trasformato in centro militare, nella Prussia occidentale, un maresciallo stava spiegando a un gruppo di giovani militari arruolati nelle SS il significato del giuramento, di fedeltà al Führer, che avrebbero dovuto prestare pochi giorni dopo. Improvvisamente una mano si alzò e dal silenzio che regnava nella stanza una voce disse:«Signor maresciallo maggiore, io non posso prestare il giuramento!». Quella voce era di Josef Mayr-Nusser, il quale pagherà poi con la morte questo proprio coraggioso atto di resistenza al nazionalsocialismo.
Per tanti anni la vicenda di questo giovane altoatesino è stata messa da parte, rimossa, dimenticata. Il suo gesto suonava come forte e inequivocabile richiamo ai tanti che, anche in Alto Adige, con il nazionalsocialismo avevano collaborato. Oggi la testimonianza di Josef Mayr-Nusser è maggiormente compresa nella sua limpida grandezza e il 24 febbraio 2006 è iniziata ufficialmente la fase diocesana del processo di beatificazione. La sua vicenda di opposizione al nazismo è resa più significativa dal fatto che non siamo di fronte a un leader politico o sindacale, a un esponente della Chiesa o a un intellettuale, bensì ad un semplice impiegato e padre di famiglia.
Josef Mayr-Nusser nasce il 27 dicembre 1910 al maso Nusserhof presso i Piani di Bolzano. A quei tempi la zona di Bolzano era un piccolo centro del Tirolo austroungarico. I genitori di Josef svolgono l’attività di viticoltori. Josef è il quarto di sette figli. La famiglia è profondamente religiosa, ancorata alle tradizioni e attenta a chi è nel bisogno. Nel 1915 il padre Jakob, arruolato nell’esercito austroungarico, muore di colera nei pressi di Gorizia. Il maggiore dei figli diverrà sacerdote. Dopo la scuola media superiore, Josef inizia a lavorare come cassiere in una ditta di Bolzano. Nel maggio del 1942 si sposa con Hildegard, nella chiesa di S. Nicolò, che sorgeva accanto al Duomo, a Bolzano. Il 1 agosto 1943 nasce il figlio Albert, che oggi vive a Firenze. Josef Mayr e la moglie Hildegard condividono una profonda fede e una grande preoccupazione per la situazione politica del tempo.
Nel 1933 a Bolzano viene costituito da don Friedrich Pfister un gruppo giovanile di Azione cattolica. Per non attirare troppo l’attenzione delle autorità fasciste, gli incontri si tengono di solito nel convento dell’Ordine Teutonico di Lana presso Merano, un luogo tranquillo e non sospetto, oppure presso i monasteri benedettini, come a Gries. Josef aderisce subito con entusiasmo a questa iniziativa. Josef Mayr si era da tempo dedicato con interesse alla lettura e alla meditazione delle Sacre Scritture, al punto che i membri dell’associazione lo eleggono presidente diocesano della sezione maschile dei giovani di Azione cattolica, in quella che era la parte tedesca dell’arcidiocesi di Trento. Questo gruppo si interessava in particolare alle tematiche relative al rinnovamento della liturgia, secondo quanto proponeva il filosofo e teologo Romano Guardini, che in Germania operava in tal senso con la sua riflessione. Ad assistente spirituale della federazione della gioventù maschile di Azione cattolica viene nominato nel 1934 don Josef Ferrari. Questo sacerdote diviene per Mayr-Nusser e per i componenti del suo gruppo una guida autorevole e lungimirante. Don Ferrari sa interpretare il desiderio, dei giovani di Azione cattolica che gli sono stati affidati, di un cristianesimo più vivo e più attento alle esigenze della gente. Con i propri ragazzi don Ferrari discute apertamente anche della situazione politica e sociale del tempo, non mancando di far presente i propri timori per quanto si andava realizzando in Europa. Assieme leggono il Mein Kampf di Hitler e Il mito del XX secolo di Alfred Rosenberg, restando impressionati in particolare dalla violenza che ne scaturisce e dall’idea che vi sia una razza superiore a tutte, quella ariana, cui spetta il compito di guidare il mondo. Don Ferrari e i suoi ragazzi respingono anche l’ideologia fascista, che sta diventando sempre più totalitaria e nazionalista e che nel Sudtirolo, tra l’altro, si mostra sprezzante e crudele verso la minoranza tedesca.
All’inizio degli anni Trenta, Josef Mayr, che in famiglia aveva imparato a essere attento ai bisogni dei più poveri, legge gli scritti del fondatore delle Conferenze di san Vincenzo, Federico Ozanam, e ne rimane affascinato. Le parole di Gesù Cristo, che invitava a mettere al primo posto gli ultimi, a soccorrere gli afflitti, a combattere l’ingiustizia nel mondo, cominciano a interpellare Josef Mayr, lo chiamano all’azione concreta. Ecco allora che Mayr-Nusser a 22 anni entra nella san Vincenzo, nella Conferenza di Bolzano Centro. Nel 1937 viene fondata la san Vincenzo ai Piani di Bolzano e Josef Mayr viene nominato presidente. Mentre negli stessi anni il nazismo aveva avviato il piano T4 che intendeva eliminare proprio i poveri e i sofferenti, Mayr-Nusser indicava in queste stesse persone le figure privilegiate per scoprire nella storia il volto di Cristo.
In questi stessi anni Josef Nusser legge con interesse e passione i testi di Tommaso Moro, in particolare le sue lettere dal carcere e rimane affascinato dalla figura di questo Cancelliere di Enrico VIII che, pur di non scendere a compromessi con la propria coscienza, accetta serenamente la morte. La sua lettura preferita sono tuttavia gli scritti di San Tommaso: il grande pensatore medioevale dà a JosefMayr una profonda conoscenza della concezione cristiana delmondo.Non a caso il giovane altoatesino dà al proprio figlio il nome del grande maestro di San Tommaso, Sant’Alberto.
Il 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia Mussolini e lo fa arrestare. L’8 settembre 1943 il nuovo governo, affidato al generale Badoglio, annuncia la firma dell’armistizio con gli alleati e il ritiro dalla guerra. I soldati tedeschi a questo punto occupano l’Italia centro-settentrionale. Il 10 settembre Hitler istituisce la zona d’operazione delle Prealpi, che racchiude il Sudtirolo, il Trentino. Gran parte della popolazione, soprattutto quella di madrelingua tedesca, guarda con favore a questo evolversi della situazione: sogna una sorta di liberazione dal dominio italiano, aspira ad entrare a far parte del disegno della  “Grande Germania” (Großdeutschland). Mayr-Nusser non poteva accettare un tale stato di cose. Per lui il nazismo ed i piani di Hitler sono assolutamente incompatibili con il messaggio evangelico.
All’esercito di Hitler servivano sempre più uomini, pertanto, in spregio alle convenzioni internazionali che vietavano alle potenze occupanti di arruolare nel proprio esercito uomini di un paese occupato, scatta l’arruolamento forzato per tutti coloro che in precedenza in Trentino Alto Adige non avevano optato per il trasferimento in Germania. Josef Mayr-Nusser si trova così arruolato a forza nelle SS, nonostante sia cittadino italiano. È il 5 settembre del 1944.
Ammucchiati su tre vagoni bestiame, le nuove reclute delle SS, tra cui Josef, la sera del 7 settembre partono da Bolzano e dopo un viaggio di quattro giorni giungono a Könitz, nella Prussia occidentale. L’alloggio è in un vecchio manicomio dismesso. Qui si svolgono tre settimane di addestramento, al temine delle quali è previsto il giuramento.  Josef Mayr-Nusser si rende conto che non può giurare fedeltà a Hitler e che dunque per lui si prospettano tempi tristi e difficili. È arrivato il momento decisivo, quello in cui deve testimoniare la propria contrarietà all’ideologia nazista. Il 4 ottobre 1944 il gruppo di reclute altoatesine viene riunito per la spiegazione del significato del giuramento di fedeltà a Hitler e al regime nazista.
Improvvisamente dal gruppo di reclute una mano si alza. È quella di Josef Mayr- Nusser, che dice ad alta voce: «Signor maresciallo, io non posso giurare fedeltà a Hitler».
Ai compagni che, preoccupati per le gravi conseguenze che un tale atto sicuramente avrebbe avuto, gli chiedono il motivo del suo gesto, Josef Mayr risponde: «Se mai nessuno trova il coraggio di dire loro che non è d’accordo con la loro ideologia nazista, allora le cose non cambieranno mai».
«Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace», aveva scritto Josef Mayr nel 1938 ed ora a questo era chiamato. Si fece trovare pronto.
Dopo inutili e forti pressioni da parte dei superiori e dei suoi stessi compagni, che non si erano mai trovati di fronte a una situazione del genere, Josef Mayr viene arrestato e rinchiuso in una piccola cella. Il 14 novembre Mayr-Nusser viene trasferito nel carcere di Danzica in attesa del processo. Qui le condizioni di vita sono ancora più dure: poco cibo e freddo pungente accompagnano la detenzione del giovane altoatesino.
Gennaio 1945: il giudizio del tribunale di Danzica parla chiaro. Josef Mayr-Nusser viene condannato per “disfattismo militare” (Wehrmachtszersetzung), ossia per avere tentato di sovvertire l’ordine imposto dal regime. Assieme ad altri condannati, ai primi di febbraio del 1945, viene messo su un treno nel carro bestiame con destinazione Dachau. Il viaggio sarà lungo e difficile, al freddo pungente e con poco cibo. Josef è debilitato e febbricitante. In pochi mesi di carcere è ridotto ormai a uno scheletro, lui che era stato di corporatura robusta. Il 20 febbraio il treno giunge a Erlangen: la dissenteria lo ha quasi completamente disidratato. È debole, non riesce nemmeno a sollevarsi in piedi. I suoi compagni di viaggio sono preoccupati. Chiamano una guardia, che si consulta con gli altri soldati. Decidono di portarlo al più vicino ospedale, che era situato a tre ore di strada. Qui un medico nazista lo visita, poi lo rimanda indietro, non ravvisando una situazione di gravità. È sera quando ritorna sul carro bestiame tra i suoi compagni. La stessa notte muore. Le guardie lo trovano esanime al mattino presto. Fra le mani ha il Vangelo, il messale e un rosario. Aveva solo 35 anni.
Il 5 aprile 1945 giunge alla moglie, Hildegard, la comunicazione del decesso di Josef; per broncopolmonite, è scritto nella comunicazione. Sul referto dell’autopsia si parla di decesso dovuto ad «edema da fame, dimagrimento avanzato e debolezza generale, focolai di broncopolmonite, gastrite catarrale cronica». Josef Mayr viene sepolto nel cimitero di Erlangen, con una cerimonia officiata dal parroco del luogo, Andreas Kleiner. Il corpo del giovane altoatesino rimane in questo cimitero fino al 10 febbraio 1958, giorno in cui avviene il trasferimento delle spoglie in Sudtirolo. La salma arriva a Bolzano l’11 febbraio. La prima sosta è al maso di famiglia, il Nusserhof; poi viene portata alla clinica Santa Maria, ove è in fin di vita il grande amico di Mayr-Nusser, don Josef Ferrari. Il giorno successivo la bara viene portata al duomo di Bolzano per l’omaggio della popolazione. Infine è trasferita nel paesino di Stella di Renon, nel comune di Collalbo. In questa località vi era un centro di formazione della Gioventù cattolica. Qui nella chiesetta di san Giuseppe sono tumulate le spoglie di colui che, secondo il giornalista Paolo Giuntella, «è stato il primo obiettore di coscienza cattolico del nostro paese. Il suo gesto, come quello di Tommaso Moro, che aveva letto e amava, come quello di Franz Jägerstätter, rappresenta il riscatto dalla paura di tanti cristiani, anche buoni, ma rassegnati di fronte al fascismo e al nazismo».

*Docente di Materie Letterarie nella scuola superiore, vive e lavora in provincia di Brescia. Nei suoi studi ha approfondito in particolare i temi della pace, dell'obiezione di coscienza, dei diritti umani e, più recentemente, le problematiche connesse con i totalitarismi del XX secolo. http://www.anselmopalini.it/. Questo “profilo” di Josef Mayr-Nusser è stato pubblicato sulla rivista «Dialoghi» n.1-2007