Rapporto cittadini e istituzioni (e i nodi del paese)

Cambiare rotta, si può e si deve

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di Paolo Rametta*- Ci avviciniamo alle prossime elezioni con alcuni nodi nazionali ed internazionali da risolvere. Il filo-rosso, che attraversa tutte le questioni fondamentali che tengono imbrigliate molte potenzialità del Paese, è la mancanza di coesione dell’opinione pubblica (e specularmente, delle forze politiche) intorno a grandi temi-pilastro.
L’incertezza dell’attuale situazione politica scaturisce dalla mancata riforma istituzionale, visto l’esito del referendum del 4 dicembre 2016. Si è persa una grande occasione di realizzare una riforma condivisa[1], sia per il metodo troppo incentrato sul perno Governativo (causa o effetto della rottura del c.d. Patto del Nazareno? In ogni caso, fine della stagione delle riforme) sia la volontà tutta politica di arrivare ad una bocciatura/approvazione forte e netta, e non una più intelligente e pacata modulazione dei quesiti (il c.d. scorporo, da attuarsi però in fase di predisposizione della legge costituzionale).
Ecco che è andata in fumo, in un colpo solo, l’ultimo tentativo di riformare il sistema parlamentare e i rapporti centro-periferie, oggetto di tentativi di riforma dalla fine degli anni ’90.
La forte polarizzazione in occasione del referendum e i tentativi di scaricare le politiche della crisi sull’Unione Europea hanno comportato però conseguenze profonde sull’opinione pubblica, che si trova quanto mai lacerata, divisa, arrabbiata, sfiduciata nei confronti di un sistema politico-istituzionale sia interno che europeo non più in grado di dare risposte concrete alle loro vite.
I dati allarmanti dei rapporti Istat[2] e Demos[3] sulla (s)fiducia nelle istituzioni dipingono un quadro a tinte fosche sulle conseguenze dilanianti del dibattito pubblico degli ultimi anni. La sfiducia totale nei partiti, nella magistratura, nei sindacati, nella politica; il calo del 10% in 7 anni della fiducia nell’Ue. Sarà possibile rimarginare le ferite?
Si pensi anche alla forte “spallata” data alla credibilità di una istituzione fondamentale, indipendente e autorevole come la Banca d’Italia[4].
L’avvio di campagna elettorale dimostra quanto siamo lontani da un dibattito politico attento alla concretezza dei provvedimenti da adottare, alla loro effettiva realizzabilità: al di là di molte frasi ad effetto, e spot, è lontana la scrittura di quello che nei dibattiti europei è solitamente l’oggetto del contendere: il programma di governo. Perfino nella Germania delle grandi coalizioni, scenario verso il quale ci volgiamo, esistono dei rigidi patti di coalizione con programmi ben definiti da attuare. In Italia sembra davvero si “navighi a vista”; ma siamo ancora in tempo per stupirci. Peraltro, nonostante una legge elettorale che torna a valorizzare il rapporto tra elettore ed eletto in sede di collegio, non si può dire che si sia ancora arrivati ad un sistema partitico maturo in Italia: anzi, le tendenze alla personalizzazione dei partiti, l’emersione di movimenti di “protesta” sembrano aver contagiato anche tradizioni politiche che ne sembravano immuni, con una mutua rincorsa a chi insegue maggiormente le paure dell’elettorato.

Dum Romae consulitur…
La crisi economica si è fatta sentire duramente in questi anni. Permangono, come sottolinea il rapporto Eurispes, forti divergenze nord-sud. La crisi è andata a colpire anche bisogni primari degli italiani, come le cure mediche.
«Il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 44,9% per arrivarvi sono costrette a utilizzare i propri risparmi. Solo una famiglia su quattro risparmia. Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto lo è pagare il canone. Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche. Molti hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%).»[5]
L’impoverimento e la forte insicurezza (criminalità percepita) ha portato a momenti di forte tensione, nell’opinione pubblica, di fronte al problema immigrati. Il ministro Minniti è arrivato a parlare di “rischio per la tenuta democratica del Paese”. Frasi esagerate?
L’Italia rimane un paese con molte potenzialità. Tra i più importanti tentativi della legislatura c’è l’industria 4.0, il tentativo di incentivare lo sviluppo economico puntando alle sinergie tra università-ricerca-innovazione-impresa. Il tentativo è oggettivamente meritevole. Certo, permangono fortissime difficoltà nel tessuto economico, «la grande impresa attraversa una crisi gravissima mentre le piccole e le medie imprese mostrano una buona performance, soprattutto le seconde, ma soffrono di un deficit di imprenditorialità non indifferente»[6]. Anche a livello culturale forse può essere fatto molto (si veda gasdotto in Puglia). Interessante il comunicato congiunto Calenda-Bentivogli (dal quale per affidabilità e pacatezza si può attingere a piene mani)[7]
Il fenomeno della emigrazione all’estero delle fasce tra le più attive e dinamiche del paese (giovani formati, laureati), il calo di immatricolazioni[8] e il permanente basso numero di laureati nel nostro paese (Ocse[9]) costituiscono delle chiavi di volta sulle quali incidere urgentemente per cercare di cambiare la rotta.

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana

[1] http://www.amministrazioneincammino.luiss.it/app/uploads/2016/04/De-Martin.pdf ; pag.1-2-3
[2] http://www.istat.it/it/files/2017/12/cap06.pdf
[3] http://www.demos.it/a01341.php
[4] http://www.corriere.it/politica/17_ottobre_18/mattarella-frena-l-attacco-bankitalia-52862e02-b373-11e7-9cef-7c546dada489.shtml
[5] http://www.eurispes.eu/content/eurispes-rapporto-italia-2017-comunicato-stampa
[6] https://www.pandorarivista.it/articoli/ridare-efficienza-al-sistema-produttivo/; si cita G. Berta, Che fine ha fatto il capitalismo italiano?, Il Mulino, Bologna 2016.
[7] http://www.mise.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2037620-un-piano-industriale-per-l-italia-delle-competenze
[8] http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/03/la-vera-fuga-dei-cervelli-il-grande-esodo-dalle-universita-del-mezzogi/35107/
[9] http://www.repubblica.it/scuola/2017/09/12/news/pochi_laureati_in_italia_la_meta_della_media_ocse-175261786/