Vicini a tutti: i presidenti parrocchiali di Azione Cattolica

Per un’Ac tra le case

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di Maurizio Semiglia* - Se la parrocchia è il luogo privilegiato per l’ordinarietà della vita associativa, l’Azione cattolica non può che avere grande considerazione per l’impegno di quanti, anche in mezzo alle fatiche del nostro tempo, con tenacia e speranza, sostengono le esperienze e le attività sul territorio. In questo triennio, sulla scia dell’incontro con Papa Francesco del 3 maggio 2014, la Presidenza nazionale ha scelto di valorizzare in modo speciale proprio il presidente parrocchiale, fulcro della vita associativa nelle nostre città e nei piccoli centri del Paese. A lui, fin d’ora, dobbiamo dire grazie per la passione associativa che mette in tutto ciò che fa.

Cura le relazioni, conosce, incontra e accompagna. Il presidente parrocchiale conosce tutti gli aderenti, anzi li conosce ad uno ad uno. Ha scelto di accompagnarli per un tratto di strada attraverso l’esperienza associativa, facendosi prossimo di ognuno nei momenti diversi della vita. È il segno autentico della vicinanza dell’associazione alla quotidianità delle persone e della capacità di armonizzare i ritmi della vita associativa ai tempi di ciascuno. Desidera l’incontro autentico con tutti, per questo cerca costantemente occasione per stare assieme agli aderenti (perché no, anche con qualche buon invito a cena…). Il presidente parrocchiale in Ac promuove l’accoglienza e il dialogo, in tutte le circostanze, e custodisce la fedeltà degli aderenti all’associazione anche attraverso la cura che dedica in prima persona alle adesioni. Per lui i soci non sono tessere e le tessere non sono numeri sui tabulati. Quando le adesioni calano il presidente, con il consiglio parrocchiale e il parroco, si interroga e cerca soluzioni perché l’esperienza di fede e di umanità che l’Ac porta con sé possa raggiungere anche chi si è allontanato; quando i numeri lo confortano non si adagia sugli allori, ma sa che la fiducia che gli aderenti hanno risposto nell’associazione chiede un surplus di impegno e di testimonianza.

Promuove la vita associativa, favorisce l’unitarietà. In Ac le cose si fanno bene! Lo sa di certo il presidente parrocchiale, primo promotore della vita associativa sul territorio. Ce lo mostra la cura con cui, insieme ai responsabili e agli educatori, programma, definisce, organizza, ritocca e verifica i cammini dei gruppi e le iniziative proposte, in modo che incontrino le domande di senso dei partecipanti. Favorisce il dialogo tra le generazioni e il protagonismo delle parti che compongono l’associazione. Si preoccupa dei ragazzi e delle loro famiglie che spesso trovano in lui (e nell’Ac…) uno dei principali interlocutori della comunità cristiana, prova a mettersi in gioco con i giovanissimi e i giovani portando loro la propria testimonianza di vita e di fede, cammina con gli adulti, mettendosi in ascolto delle esperienze ricche che ciascuno porta con sé. Coltiva relazioni fraterne con il centro diocesano, aprendo così la vita associativa, oltre i confini della parrocchia, all’incontro con le altre esperienze della Chiesa locale. Nel consiglio parrocchiale, il presidente ascolta tutti, favorisce l’individuazione delle priorità, aiuta a fare scelte, talvolta, complesse.

È amico del parroco. Tra i numeri di telefono più usati dal presidente parrocchiale c’è senza dubbio quello del parroco. È un amico, non semplicemente un collaboratore o un interlocutore. Con lui si ritaglia momenti di incontro privilegiato, dialoga fraternamente, collabora senza indugio, anche quando le condizioni potrebbero non essere favorevoli. Fa sentire la propria voce quando serve, lo stimola, a volte lo incalza… ma nel contempo si mette in ascolto (e nei suoi panni…), lo capisce e sa mettersi in discussione quando viene sollecitato. Sa che l’associazione ha bisogno della parola buona dell’Assistente e che, senza di lui, all’Ac manca qualcosa.

Vive la comunità, sa fare rete. Il presidente parrocchiale non è un self made man. Sa di essere parte di un’associazione che cammina nella corresponsabilità e di una comunità cristiana che mette insieme esperienze di vita e di impegno differenti. Non fa mancare la sua presenza in tutte le occasioni in cui può portare il suo contributo personale e quello dell’associazione intera: non cerca “poltrone” da occupare, ma tavoli di confronto e progettazione comune. Dialoga con le altre associazioni presenti nella comunità parrocchiale e nel contesto civile, si relaziona con le istituzioni locali consapevole che l’Ac ha molto da dire e da dare al bene delle nostre piccole e grandi città.

Insomma, il presidente parrocchiale è anzitutto un innamorato dell’Ac, al di là delle sue forze e di ciò che fa. Per questo l’associazione non può che mostrargli la sua gratitudine! In quest’ottica allora va letta la scelta della Presidenza nazionale di realizzare gli incontri pubblici con i presidenti parrocchiali in ogni regione d’Italia, nel corso della consueta visita ai Consigli regionali. Alcuni sono stati fatti in questi mesi, altri sono in programma da qui all’estate: tutti sono (e saranno) occasioni preziosissime per mettere al centro il lavoro del presidente parrocchiale per la vita dell’Azione cattolica, nel segno di quella popolarità che da sempre contraddistingue l’associazione. Nel contempo non si può non ricordare la scelta di inviare direttamente ai presidenti parrocchiali la newsletter What’s up, che compie un anno proprio in queste settimane, segno del desiderio del Centro nazionale di mettere in rete tra le parrocchie le esperienze belle della vita associativa (a questo proposito, ricordate di inserire gli indirizzi mail dei presidenti parrocchiali nel database per la gestione delle adesioni…). Insomma, su fronti diversi l’Azione cattolica sta cercando di mettere al centro l’operato dei presidenti parrocchiali, consapevoli che la loro vicinanza alla vita della gente è quanto di più significativo l’Ac può dire agli uomini e alle donne di oggi.

 

*Responsabile nazionale Area Promozione Associativa