Parte peggiore? Nient’affatto

Versione stampabileVersione stampabile

Marco Iasevoli
Una gran parte dei precari sono collaboratori a progetto, i famosi co.co.pro. Per definizione, a loro vengono affidati progetti specifici, finalizzati a gestire emergenze, sovraccarichi di lavoro, sperimentazioni, ricerche di grande importanza sociale, scientifica, tecnologica…

Sono inoltre ampiamente utilizzati nella delicata sfera socio-educativa e sanitaria, sia nell’insegnamento tout court sia nel settore dei servizi alle fasce deboli.

Nonostante il malcostume di utilizzare tali contratti in modo difforme dagli obblighi di legge (malcostume cui ha posto in parte rimedio la magistratura, non certo la politica né gli organi di controllo istituzionale), è evidente come i precari siano, in molti casi, lavoratori estremamente competenti cui vengono affidate mansioni delicate, malpagate e non sostenute da un’adeguata rete di diritti.

Girando la moneta, troviamo poi l’altra faccia dei precari. Lavoratori manuali, operai, persone di tutte le età destinati a mansioni più umili, richiamati nel mercato del lavoro per periodi estremamente ridotti e attraverso contratti ancora meno rassicuranti (somministrazione, interinali eccetera). Sono essenziali per tenere alto il livello di produzione senza impattare i costi. In poche parole, hanno consentito alle imprese, con il loro lavoro senza futuro, di sostenere la crisi.

Per il ministro della Repubblica Renato Brunetta questa è la parte peggiore. Speriamo che per parte migliore non intenda un migliaio di iperstipendiati pubblici da oltre un anno impegnati in una baruffa politica senza contenuti. E, al momento, senza via di soluzione.