In Libia si arrivi presto ad un cessate il fuoco

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La Presidenza nazionale AC

Il conflitto che da diversi giorni insanguina la Libia, con il relativo coinvolgimento delle nazioni occidentali, pone una serie di interrogativi che non possiamo ignorare. In primo luogo la questione delle rivoluzioni in atto nel Nord Africa e in altri paesi arabi, dove i popoli si ribellano a regimi che hanno governato per anni ignorando le istanze di libertà della propria gente. Accadimenti che devono essere interpretati, ma soprattutto ci devono trovare attenti: questi cambiamenti sono segni dei tempi e come cristiani, chiamati anche a dialogare con i credenti nelle altre fedi, dobbiamo essere pronti a trovare un terreno comune per costruire un futuro migliore per i nostri figli.
In particolare ciò vale per la crisi libica, che per noi italiani ha anche altri risvolti che non possiamo ignorare: risvolti legati al nostro passato, alla vicinanza geografica e, per quanto attiene all’attualità, il dramma dei profughi che arrivano nel nostro paese in cerca di un domani più sicuro, e, poi, la questione energetica e le sue ricadute sulla nostra economia.
Vogliamo sperare che l’intervento internazionale in terra libica riesca nell’obiettivo immediato di far cessare il fuoco e impedire al regime libico atrocità contro la popolazione.
È necessario che tale intervento sia depurato da motivazioni di ordine esclusivamente economico-commerciale, e che le azioni militari, sempre foriere di povertà e sofferenza per l’inerme popolazione civile, siano subordinate all’iniziativa diplomatica e politica delle Nazioni Unite. In ogni caso, le azioni militari abbiano a cuore, come sottolineato da papa Benedetto XVI, “anzitutto l’incolumità e la sicurezza dei cittadini” e “l’accesso ai soccorsi umanitari“.
Chiediamo infine che un’autentica unione d’intenti in sede internazionale, unita al pieno riconoscimento della libertà del popolo libico, sia la strada maestra per una soluzione democratica e positiva per il futuro del paese.
Come cristiani non possiamo che affidare alla preghiera questo nostro auspicio, nella certezza che il Signore della pace saprà guidare le menti e i cuori dei responsabili perché siano soprattutto operatori di giustizia e di solidarietà, vicini al popolo libico che soffre e spera. Allo stesso tempo, la nostra preghiera è per i tanti popoli sofferenti nel mondo, coinvolti in conflitti dimenticati o oscurati nei media.