Francesco ai giovani riuniti per il pre-Sinodo

Andate avanti, non abbiate paura di cambiare

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di Lorenzo Zardi* - Cari giovani abbiamo bisogno di voi, abbiamo bisogno della vostra capacità di essere profeti per il mondo e per la Chiesa. Così Francesco nel suo discorso di apertura della riunione pre-sinodale in preparazione alla XV Assemblea generale del sinodo dei vescovi dedicato ai giovani. Ciò che il papa chiede ai giovani e di essere tali: parlate in modo franco, aperto, senza vergogna o timore di scandalizzare. Sono proprio i giovani a rendere efficace il messaggio del Vangelo e l’azione profetica della Chiesa, quando sanno cogliere l’invito del Signore a fare comunque dei passi in avanti, in un vero spirito di abbandono alla Sua volontà.

di Lorenzo Zardi* - Quando papa Francesco annunciò l’argomento del Sinodo dei vescovi 2018, ricordo ancora il cuore di noi giovani riempirsi di gioia, attese e curiosità. Un Papa che dice «tutti abbiamo bisogno di sentire voi [giovani]» scalda i cuori e li riempie di gratitudine. Ma Papa Francesco, nei suoi 5 anni di pontificato, ci ha abituato a stravolgere ogni abitudine, ogni aspettativa, anche se sono in partenza aspettative molto alte. E così siamo stati ancora più entusiasti quando abbiamo saputo che la Segreteria generale del Sinodo aveva l’intenzione di convocare una riunione pre-sinodale in cui la parola sarebbe stata data proprio a noi giovani in prima persona. Così, oltre alle consultazioni tramite i questionari online, si è aperta una specie di tradizione nella storia della Chiesa, quella di pensare agli appuntamenti sinodali in due momenti: il primo lo definirei il Sinodo dell’ascolto, il momento in cui Chiesa fa esercizio di ascolto; il secondo invece è il Sinodo del confronto, quello vero e proprio che avviene tra i vescovi, ma alla luce del frutto del confronto.

Del discorso di apertura che il Papa ha rivolto ai 300 giovani giunti a Roma da tutto il mondo ci ha colpito sopratutto il linguaggio chiaro, diretto, «senza anestesia». Come al momento in cui è stato annunciato, di nuovo le intenzioni sono state chiare: cari giovani, ci ha detto il Papa, «abbiamo bisogno di voi», abbiamo bisogno della vostra capacità di essere profeti per il mondo e per la Chiesa. Ciò che ci è stato chiesto è di parlare in modo franco, aperto, senza vergogna o timore di scandalizzare: ci è stato chiesto di portare la nostra vita, insomma. Ci è sembrato particolarmente chiaro Papa Francesco nel volerci dire - con queste parole - che la Chiesa ha un cuore giovane, perché il messaggio del Vangelo è capace sempre di interpellare i cuori in ogni tempo, ma ha bisogno di rinnovare la forma delle proprie prassi pastorali per arrivare alla vita di tutti e di ciascuno nel mondo di oggi.

Non dobbiamo avere paura di avere «la faccia tosta», ci ha detto schiaffeggiandosi il volto. Papa Francesco ci colpisce sempre per i suoi gesti e le sue parole spontanee, genuine, e anche ieri quando ha abbandonato la traccia scritta e si è lasciato guidare da ciò che aveva nel cuore, ha lasciato il segno in modo particolare. Specie quando si è soffermato su tre esempi biblici: Samuele, Davide e Daniele. E sull’esempio di questi tre giovani, con fare paterno, ci ha quasi spinto a riflettere sul fatto che «quando Dio ha bisogno di far andare avanti la storia dai momenti difficili chiama dei giovani». Ma questi tre giovani, ci ha ricordato, non erano dei santi ma dei peccatori, proprio come ognuno di noi, anche se ci vergogniamo ad ammetterlo.

Sono proprio i giovani a rendere efficace il messaggio profetico del Vangelo e l’azione profetica della Chiesa quando sanno cogliere l’invito del Signore a fare comunque dei passi in avanti, senza però sradicarsi dalla propria cultura, nonostante i propri limiti e le proprie mancanze, in un vero spirito di abbandono alla Sua volontà.

Non importa se siamo imperfetti, non importa se siamo dubbiosi, incostanti. Importa solo che siamo noi stessi, veramente noi stessi, con le nostre imperfezioni, i nostri dubbi e le nostre infedeltà: oggi al pre-sinodo e domani nei nostri ambienti di vita e nelle vite delle nostre comunità per essere davvero prossimi. Francesco ci chiede di aiutare tutta la Chiesa a comprendere meglio come farsi prossimi a tutti e ciascuno. E per farlo il Papa ci invita a sognare e tracciare modalità per aprire percorsi e sentieri nuovi. Senza paura, ma affidandoci, perché «l’amore sa rischiare», perché ogni amore comporta necessariamente dei rischi.

*Vicesegretario nazionale del Msac