Concluse le celebrazioni per i 500 anni della Riforma Luterana

«Andare, camminare insieme!»

Versione stampabileVersione stampabile

di Matteo De Matteis e Valentina Soncini* - Il 31 ottobre 2017 si sono concluse le celebrazioni per i 500 anni della Riforma Luterana, le prime nella storia non contrassegnate da scontri o muri. Quali acquisizioni si possono evidenziare per continuare ad alimentare il gusto e l’attenzione al dialogo ecumenico tra fratelli nella fede? Partiamo da alcune domande che nascono nel cuore del credente. Perché ricordare il quinto centenario della Riforma Luterana? Perché il nostro papa Francesco ha partecipato alla celebrazione di un evento che ha “spaccato” la Chiesa?
Un primo motivo forse è questo: ci troviamo in un momento storico propizio per tentare di guarire le ferite[1]. Ci si presenta, cioè, un’occasione per porre fine ad atteggiamenti apologetici (meglio “polemici”?), sempre presenti da una parte e dall’altra, e per provare a gettare a quel momento della storia uno sguardo obiettivo, al fine di scoprire che alcune incomprensioni di allora sono già superate, alcune fratture possono essere ricomposte e che alcune questioni sollevate dai riformatori possono offrire spunti utili anche per la nostra fede cattolica oggi.

Quali sono stati finora i guadagni obiettivi del dialogo per un riavvicinamento tra luterani e cattolici?
Il primo grande passo è già avvenuto con la Dichiarazione congiunta tra la Federazione luterana mondiale e il vertice della Chiesa cattolica. Essa è stata non casualmente firmata ad Augusta (1999) dove circa 500 anni prima era stata promulgata la Confessione augustea con i principi del luteranesimo, falliti i tentativi di mediazione. Con questa dichiarazione sono state superate le condanne dottrinali che ci hanno divisi per quasi 500 anni, riguardo il punto delicatissimo della giustificazione per fede: ormai siamo tutti d’accordo che siamo salvi per fede e non grazie alle nostre opere.

In occasione del 500° anniversario è stato fatto anche un secondo passo con la firma nel 2016 di un’altra Dichiarazione Congiunta, ispirata a Gv 15,4: «Rimanete in me e io in voi». Al centro di questo testo si coglie la gratitudine per il cammino insieme che si sta delineando e il desiderio di essere segno dell’amore di Dio per ogni uomo, dal quale nasce l’intento di continuare anche a livello teologico un dialogo che superi ostacoli e ferite che ancora permangono. Si legge proprio al cuore del messaggio: «Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, invitando l’umanità ad ascoltare e accogliere la buona notizia dell’azione redentrice di Dio»[2].
Il primato della misericordia diventa ciò che unisce e manda insieme, questo è segno univoco dell’amore di Dio, è amore che nasce dalla stessa fede: l’amore testimoniato insieme rende credibili.
Questa seconda dichiarazione aggiunge nuovi passi alla prima, quella teologica. Il cammino avanza e diventa motivo di maggiore fraternità.

Il venir meno delle precomprensioni permette di accostarsi ora a Lutero con maggiore obiettività per trarne importanti insegnamenti teologici e spirituali. Innanzitutto, Martin Lutero ci ricorda di vigilare sul rapporto tra la fede e le opere, per non dimenticarci che la salvezza è un dono che non riusciremmo mai a meritare o a raggiungere da soli. È sempre ricorrente infatti la tentazione di mercanteggiare con Dio, cercando di ottenere credito ai suoi occhi attraverso le opere che compiamo (per esempio quando la nostra fede assume connotati superstiziosi o magici, quando adempiamo ai precetti solo per “ingraziarci” Dio, …).

Martin Lutero fu un uomo “sottomesso” alla Parola di Dio: è per noi uno stimolo a riflettere quanto la struttura ecclesiale, le scelte pastorali e lo stile comunitario siano coerenti con il Vangelo e scoprire invece cosa è stato contaminato da mondanità (come lo era la gestione delle indulgenze: lo scandalo che fece attivare la reazione di Lutero). Ebbe inoltre il merito di mettere la Bibbia nelle mani del Popolo, 500 anni prima che lo dicesse a tutti i cattolici il Concilio Vaticano II.

Tra le questioni inaugurate dai riformatori e aperte tuttora nel dibattito ecumenico, troviamo punti irrisolti relativi al legame con la tradizione apostolica e con i sacramenti. Un punto riguarda anche il sacerdozio non riconosciuto come sacramento dai luterani che invece riconoscono solo il sacerdozio comune. Dalla posizione dei luterani traiamo spunto noi cattolici per riflettere sui presbiteri. Sentiamo infatti il grande bisogno che i preti siano disponibili a consegnarsi al discernimento della Chiesa intera, per essere aiutati a ripensarsi, a recuperare uno stile più sinodale, a riconoscere il primato del sacerdozio comune del Popolo di Dio di cui essere ministri, a riconoscersi membri di un “corpo” che ha senso solo se in comunione al proprio vescovo… insomma, a ripensare l’esercizio del proprio ministero in obbedienza alle indicazioni dell’ultimo Concilio.

Infine, la rilettura della storia ci insegna che bisogna saper distinguere le intenzioni iniziali del monaco teologo Martin Lutero, dagli esiti finali del processo da lui innescato: egli intendeva proporre una riforma nella Chiesa, a causa dagli evidenti abusi nella pratica delle indulgenze, e anche una riflessione teologica sulle varie questioni che abbiamo sopra ricordato e che già altri avevano invocato. Gli eventi che ne seguirono furono influenzati anche dall’incapacità della Santa Sede di mettersi in dialogo, dall’irrigidimento dello stesso Lutero e dei suoi seguaci e dalla strumentalizzazione della vicenda ad opera dei politici del tempo. Dobbiamo riconoscere perciò a questo monaco agostiniano il merito di aver costretto la Chiesa a ricordarsi di essere semper reformanda, sempre bisognosa di riforma. Come ha dichiarato papa Francesco in un intervista a “La Civiltà Cattolica” prima del suo viaggio in Svezia nel 2016: «Quello che mi viene spontaneo da aggiungere adesso è semplice: andare, camminare insieme! Non restare chiusi in prospettive rigide, perché in queste non c’è possibilità di riforma».

*Componente del Centro studi dell’Azione Cattolica Italiana

[1] Conferenza Episcopale Tedesca - Chiesa Evangelica in Germania, “Guarire le memorie, testimoniare Gesù Cristo. Una parola comune per il 2017”, Il Regno [5-2017]

[2] Dichiarazione Congiunta in occasione della Commemorazione Congiunta cattolico-luterana della Riforma (Lund, 31 ottobre 2016), https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2016/documents/papa-francesco_20161031_omelia-svezia-lund.html