Intitolata ad Aldo Moro una sala dell’Europarlamento

Quel coraggio che manca all’Europa di oggi

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Intitolata ad Aldo Moro una sala della sede di Bruxelles del Parlamento europeo. Nell’anno del centenario dalla nascita, l’Europa dei 28 rende omaggio allo statista italiano rapito e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. Padre costituente e giurista, politico di caratura internazionale, si adoperò per la costruzione dell’Unione europea e il rafforzamento della sua istituzione parlamentare. Uomo di straordinaria cultura, prima dell’impegno nella Democrazia Cristiana, la formazione nelle organizzazioni del laicato cattolico, che lo vedrà presidente nazionale della Fuci dal 1939 al 1941, mentre nel 1945 lo sarà del Movimento dei laureati cattolici di Ac.

«Oggi più che mai abbiamo bisogno dell’integrità, dei valori e del coraggio di Moro per portare l’Unione fuori dal guado in cui si trova», è il messaggio lanciato da Martin Schulz con il discorso commemorativo che di seguito vi proponiamo. Il presidente dell’Europarlamento ricorda come per Moro l’azione politica fosse costantemente «il tentativo di costruire regole che fossero allo stesso tempo riflesso e ambizione per il Paese», e per ciò stesso esercizio di «capacità di sintesi e compromesso» mirante sempre ad «conventio ad includendum più che ad excludendum».

Una condizione che stride con il presente del dibattito politico europeo. Il presidente Schulz con amarezza denuncia la deriva del Consiglio europeo, un tempo organo di integrazione dell’Unione, oggi «cellula di crisi permanente per affrontare l’emergenza dei rifugiati, Grexit, Brexit e per salvare l’eurozona».

All’Europa di oggi manca il coraggio. Il coraggio che ebbe Aldo Moro e che ne accompagno e caratterizzo l’impegno politico. «L’unica cosa di cui gli euroscettici hanno bisogno per distruggere l’Unione, è che gli europeisti non facciano nulla», sottolinea Martin Schulz. «Non abbiamo certezze assolute sull’effetto delle nostre decisioni future, ma posso assicurarvi che continuare attraverso questa strada, ci porterà verso il baratro».

 

Discorso del presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz

Cari amici, (…) era più che mai necessario dare un riconoscimento forte a uno dei grandi statisti del ventesimo secolo, che ha rafforzato Italia ed Europa in un’epoca di grandi turbolenze e grandi sfide e che ha pagato con la vita la follia del terrorismo omicida delle Brigate Rosse.

Celebrare anniversari può sembrare per alcuni un esercizio sterile o simbolico, un rito stanco. Ma in questo caso non sono d’accordo. A cento anni dalla nascita di Aldo Moro, a quarant’anni dal Consiglio europeo di Roma, questa iniziativa ci spinge a riflettere sulla dimensione europea della politica di Aldo Moro. È una coincidenza significativa che la Giornata della memoria per Aldo Moro e la Giornata dell’Europa abbiano luogo il nove maggio, ma non è una coincidenza l’eredità europea di Aldo Moro.

Gli anniversari sono anche uno strumento utile per misurare il cambiamento. Pensiamo alla distanza, non temporale, ma politica, divide il Consiglio europeo del dicembre del 1965 presieduto da Aldo Moro con il Summit della settimana scorsa! Il Consiglio europeo era un tempo un’istituzione tesa ad approfondire l’integrazione. Ora è diventata una sorta di cellula di crisi permanente per affrontare l’emergenza dei rifugiati, Grexit, Brexit e per salvare l’eurozona. Mentre i Summit europei servivano a rilanciare il progetto europeo, a mettere in cantiere per esempio le elezioni dirette del Parlamento europeo, ora servono a scongiurare il disastro.

Ma la situazione attuale non è sostenibile. L’Unione europea deve ritrovare visione, energia e strategia come quella che ha ispirato i nostri padri fondatori e chi dopo di loro, come Moro, ha continuato a rafforzare le istituzioni e la loro legittimità. In Europa c’è ora un disperato bisogno di riscoprire non solo lo stile, ma anche il metodo e i contenuti del contributo di Aldo Moro.

Prima di essere un politico, Aldo Moro è stato un filosofo della politica. Moro non accettava che fossero le circostanze, o considerazioni tattiche, a dettare la sua agenda politica. Moro ha vissuto la politica come il tentativo di rafforzare valori, di ampliare diritti e di assicurarsi che lo Stato, la Costituzione e le istituzioni fossero il cuore della vita politica del Paese in cui tutti gli italiani potessero davvero sentirsi rappresentanti.

Per Moro l’azione politica era il tentativo di costruire regole che fossero allo stesso tempo riflesso e ambizione per il Paese. Moro ha accompagnato il suo operato con rigore accademico nella ricerca e nella riflessione politica. Non dico che dobbiamo qui abbandonare i nuovi e utili mezzi di comunicazione politica, ma certo dovremmo in Europa riscoprire il senso più alto della politica, il fine della politica su cui Moro si è sempre misurato.

Un’altra caratteristica centrale di Moro è stata la sua capacità di sintesi e compromesso. Non parlo semplicemente del compromesso storico, ma del tentativo da parte di Moro di una politica che si adoperasse secondo una conventio ad includendum più che ad excludendum. E questa politica dimostrava anche la grandissima indipendenza e autonomia di Moro nonostante l’ostilità di Mosca e Washington. Moro dimostrò con la sua azione politica, più coraggio e più audacia di tanti che si trovavano alla sua destra e alla sua sinistra. Aiutò il fatto che di fronte potesse confrontarsi, tra gli altri, con un interlocutore del calibro di Enrico Berlinguer, un altro grande politico del ventesimo secolo.

Non è un caso che Moro abbia promosso la centralità del parlamento in Italia e in Europa. Nel suo confronto con il Partito Comunista, Moro e Berlinguer scelsero il parlamento per costruire il loro schema di solidarietà politica. E Moro si adoperò per la legittimità del nostro Parlamento europeo attraverso le conclusioni del Consiglio europeo che portarono all’elezione diretta. Se il Parlamento europeo ha oggi potere, legittimità e rappresentanza, lo dobbiamo anche ad Aldo Moro. Ed è nostra responsabilità rendere sempre più forte, visibile e chiaro il progetto di Unione politica che Moro sosteneva.

Cari amici, di Moro dobbiamo riscoprire soprattutto il coraggio. L’Unione vive a mio avviso la fase più difficile e incerta della sua storia. L’unica cosa di cui gli euroscettici hanno bisogno per distruggere l’Unione, è che gli europeisti non facciano nulla. Non abbiamo certezze assolute sull’effetto delle nostre decisioni future, ma posso assicurarvi che continuare attraverso questa strada, ci porterà verso il baratro.

Il fatto che l’iniziativa di oggi sia stata promossa da socialisti e popolari dimostra la capacità di unire che Moro, a trentotto anni dalla morte, continua a esercitare. Ma questa unione, questa intesa, è uno strumento efficace solo attraverso il coraggio e i valori dei politici che la compongono. Oggi più che mai abbiamo bisogno dell’integrità, dei valori e del coraggio di Moro per portare l’Unione fuori dal guado in cui si trova. Da oggi il Parlamento europeo avrà un richiamo visibile e permanente all’insegnamento di Moro e del suo coraggio.

Bruxelles, 24 febbraio 2016