Agire gli uni gli altri, in uno spirito di fratellanza

L’impegno delle Ong, patrimonio di tutti

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di Michele D’Avino* - Viviamo oggi un’epoca di forti contraddizioni ma anche di grandi possibilità. Il mondo “villaggio globale” è in crisi. Quelle distanze che sembrano così piccole quando si parte per un safari in Kenia, si accende la tv per assistere all’apertura dei mercati alla borsa di New York o si va a cena al ristorante indiano, diventano improvvisamente incolmabili sul piano dei diritti e della giustizia sociale. Eppure quel codice di civiltà che garantisce a ogni essere umano la propria dignità, la Dichiarazione universale dei diritti umani, risale ormai al 1948, ben prima dell’avvento di Facebook o delle agenzie di volo low cost.
Ogni giorno i diritti umani vengono violati in ogni parte del mondo. E ciò avviene molto spesso anche da parte degli organi degli Stati più democratici. Il ruolo svolto dalle Organizzazioni non governative è su questo fronte insostituibile. Prive dai condizionamenti politici ed economici propri degli organismi governativi e intergovernativi, esse fungono da pungolo a tutti gli attori statali ed economici per il rispetto dei diritti umani, accertando e denunciando tempestivamente ogni violazione. Al contempo le Ong riescono a sensibilizzare l’opinione pubblica e, attraverso di essa, a fare pressione sugli Stati affinché intervengano in maniera seria a tutela dei diritti. Si pensi ad esempio alla diffusione dei rapporti di Human right watch o di Amensty international che hanno gettato luce su situazioni di grave criticità in contesti spesso ignorati dai media.  Infine le Ong sono impegnate direttamente in attività di carattere umanitario, in contesti di guerra o di estrema povertà, sostituendo o integrando l’azione delle Organizzazioni internazionali e degli Stati.

L’Azione cattolica sostiene le Ong
L’Azione cattolica sostiene attivamente e ha dato voce in più occasioni all’impegno per la salvaguardia dei diritti umani e la promozione della dignità della persona che le Ong conducono in ogni angolo del mondo. Si tratta di un impegno che ogni socio di Ac condivide e sente proprio. Un impegno che trova fondamento non solo in un principio di natura morale ma che si connota anche di una precisa valenza civica. Il desiderio di pace e l’impegno per il bene di tutti, infatti, trovano corrispondenza in un preciso “diritto-dovere di uno sviluppo integrale, sociale, comunitario” che ispira l’intera Dottrina sociale della Chiesa e il magistero pontificio.
Quello della solidarietà è un imperativo etico troppo spesso disatteso. Eppure basterebbe interrogare la nostra coscienza di esseri umani, prima ancora che di credenti in Cristo, per riconoscere ogni essere umano come il proprio “prossimo”, componente di diritto dell’unica famiglia umana, titolari dei medesimi diritti e doveri.
È ancora valido l’appello rivolto da papa Giovanni XXIII, nella Pacem in Terris, a tutti gli uomini di buona volontà. A ciascuno è affidato il compito di far progredire la causa della giustizia e del rispetto della dignità umana, le ragioni della convivenza democratica e della pace tra i popoli e le nazioni. Si tratta di «ricomporre […] i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani, fra i cittadini e le rispettive comunità politiche, fra le stesse comunità politiche, fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra della comunità mondiale».
In una società sempre più pronta a emarginare l’altro, il diverso, è necessario riscoprire ciò che ci tiene insieme, ciò che ci rende fratelli. Si tratta, in buona sostanza, di recuperare la categoria – al contempo etica e civile – della cittadinanza mondiale, superando il concetto tradizionale di cittadinanza quale tratto distintivo puramente artificiale.
Ogni volta che la dignità di un essere umano viene calpestata e negata è l’umanità intera a risultarne ferita e lacerata. È per questo che la dignità della persona umana è alla base dei Global goals individuati dalle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile entro i prossimi 15 anni, a partire dall’eliminazione della povertà e della fame di intere popolazioni fino alla salvaguardia degli ecosistemi e alla promozione della pace.
Si tratta di uno sforzo congiunto che governi, società e attori economici possono mettere in campo, con ricadute di portata globale, i cui effetti hanno una portata universale in termini di prosperità, equità e giustizia.

Lampedusa, con i migranti
Il sostegno ideale e materiale che l’Azione cattolica ha garantito e continua a garantire all’opera svolta dalle Ong per la promozione della dignità della persona umana, pur conoscendo molte forme e diverse esperienze nelle realtà locali, può forse trovare un riscontro immediato nell’attenzione e nella cura profusa dall’associazione per le sfide poste dalle migrazioni  in questi ultimi anni.
Oggi vivere in Italia da straniero è e resta difficile per la maggior parte degli immigrati. Di fronte alle condizioni di precarietà e di emarginazione in cui troppo spesso gli immigrati sono stati relegati, l’Ac si è impegnata in prima linea per incontrare i bisogni degli stranieri sui territori e dare risposte concrete alla loro domanda di umanità, rendendo testimonianza della tradizione dell’umanesimo cristiano di cui è intrisa la nostra Penisola.
Come a Lampedusa, divenuta simbolo di un paese solidale e accogliente che, attraverso il volto umano della sua comunità, è stata capace di straordinari gesti di solidarietà e condivisione. Un’attenzione costante da parte della Presidenza nazionale di Ac, tradotta in gesti concreti di vicinanza e supporto. Proprio da Lampedusa si può e si deve ripartire, forti di una lezione di umanità da re-imparare ogni giorno, rispettosi di quell’unico dovere che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo pone all’articolo 1 a fronte della lista dei diritti: Agire gli uni gli altri in uno spirito di fratellanza.

*direttore dell'Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo. Articolo pubblicato sul mensile "Segno" n.7 - luglio 2017