Ad un anno dalla scomparsa di mons Bianchi

Versione stampabileVersione stampabile
mons. Mansueto Bianchi

La Chiesa va amata più di quello che merita.

Non è questa un’eccezione, è una legge della vita: tu cresci, diventi uomo se i tuoi genitori ti amano più di quello che meriti; tu diventi il “noi” della amicizia, della famiglia, se incontri qualcuno che ti ama “di più” e perciò ti fa diventare “di più”: bisogna incontrare l’esperienza del regalo, del dono, della gratuità, perché le dimensioni della nostra umanità si possano dilatare fino alla loro piena misura. 

Anche nella Chiesa accade così: se tu partecipi a misura di quello che ricevi, presto te ne andrai. Se tu misuri il valore della tua comunità a partire da quanto ti dà, ti sentirai sempre un creditore, esigente e rabbioso. Se pensi di essere tu un dono per la parrocchia, il gruppo, la Chiesa, e non la Chiesa un dono per te, non riuscirai mai a viverla come uno slargo di amore nella tua vita. 

La Chiesa va amata di più: più di quello che appare, più di quello che merita; più di quello 
che dice o decide il giudizio comune. Il Signore ci ha amato fino al dono del sangue, fino al sacrificio della vita, mentre noi eravamo ancora lontani, disinteressati e distratti. 

La chiesa va amata più di quello che merita, con la stessa larghezza, con la stessa gratuità con cui la ama Dio, e questo la spinge e quasi la costringe a diventare migliore, ad essere una Chiesa più degna di Dio e delle persone a cui si rivolge. 

(da un’omelia di mons. Mansueto Bianchi)

Un anno fa mons. Mansueto Bianchi, dopo più di quattro mesi di lotta contro la malattia, chiudeva gli occhi alla scena di questo mondo per poter partecipare pienamente alla “vittoria dell’Agnello” che fu oggetto del suo studio biblico e della sua preghiera.

Lo ricordiamo con riconoscenza, ripercorrendo con la memoria del cuore i momenti condivisi e, in essi, la bontà discreta, l’ironia, l’acutezza delle analisi, la passione per la Chiesa e il desiderio di servirla, nel tempo della conversione missionaria auspicata dall’ “Evangelii Gaudium”.

Ascoltando in circostanze diverse tanti soci di varie diocesi d’Italia, siamo rimasti colpiti dall’eredità che mons. Bianchi ha donato alla vita associativa soprattutto attraverso la sua predicazione competente, coinvolgente, appassionata. L’amore per la Parola che ci ha testimoniato costituisce, più che un ricordo, un impegno; è una ricerca che continua.

Ripensiamo con evangelica gratitudine anche al tempo della malattia, che ci ha permesso di essere testimoni di un grande esempio di pazienza, di offerta, di mitezza, di fede. Indebolito nel corpo, mons. Bianchi ha manifestato con ancor maggiore trasparenza la sua forza d’animo, la fraternità e l’amicizia di cui era sinceramente capace.

Insieme alle diocesi di Volterra e di Pistoia che lo hanno avuto come Pastore e alla comunità cristiana di Lucca che lo generò alla fede, l’Azione Cattolica Italiana invoca la pace di Dio per mons. Mansueto Bianchi e lo sente, nella comunione dei Santi, ancora maestro ed intercessore.

All’inizio di un anno associativo ispirato dall’amore manifestato da una vedova al Tempio di Gerusalemme, sentiamo la parola di mons. Bianchi come un puntuale invito, un amabile comando ad “amare la Chiesa con la stessa gratuità con cui la ama Dio”: sia anche questa la nostra passione cattolica.

La Presidenza Nazionale