Quaresima 2016. Anno della Misericordia

Un viaggio di “solo ritorno”

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don Marco Ghiazza* - Se ci presentassimo in una biglietteria o in un’agenzia di viaggi per prenotare un viaggio di “solo ritorno” ci prenderebbero per matti. Neppure on-line avremmo una possibilità diversa. Eppure oggi iniziamo un viaggio di “solo ritorno”.

Perché chiamare così la Quaresima nella quale entriamo con il gesto dell’imposizione delle Ceneri? Perché questo tempo ci invita a ritornare. A chi, a che cosa? Tre possibili direzioni: a Dio; agli altri; a lottare.

 “Ritornate a me con tutto il cuore” saranno le prime parole che ci sentiremo rivolgere, ascoltando il profeta Gioele. Se è vero che verso Dio si cammina, è altrettanto vero che a lui si ritorna. La memoria è una dimensione della nostra fede che potremmo chiamare “deuteronomica”, in analogia con la memoria di Israele. […] La gioia evangelizzatrice brilla sempre sullo sfondo della memoria grata: è una grazia che abbiamo bisogno di chiedere. Gli Apostoli mai dimenticarono il momento in cui Gesù toccò loro il cuore: «Erano circa le quattro del pomeriggio» […] Il credente è fondamentalmente “uno che fa memoria” (EG, 13).

Ricordiamo quanto Dio ha già ha già compiuto per noi nella vita, nella morte e nella risurrezione di Gesù.

Se abbiamo motivo (e bisogno) di sperare in Dio è perché egli ha già agito; è perché egli ci ha già offerto i segni del suo amore e della sua forza liberatrice. Non viviamo più nell’incertezza delle ipotesi, ma nella pace del cuore di chi ha già conosciuto - nella sua esperienza personale e nella vicenda del popolo a cui appartiene – l’amore di Dio che si spinge al perdono.

 “Siate santi” è scritto nel libro del Levitico (19, 2). Gesù spiega quelle parole antiche e le rilancia: “Siate misericordiosi” (Lc 6, 36). La santità, spesso descritta come separazione, trova in Gesù di Nazareth una nuova prospettiva: di incarnazione, di compassione, di coinvolgimento nelle vicende e soprattutto nei bisogni degli altri.

Il Vangelo che ascolteremo (Mt 6) ci invita sì a chiudere la porta della nostra stanza; ma si tratta di ricordare che il cuore è il punto di partenza di ogni scelta e di ogni azione ed è dunque da lì che parte ogni iniziativa di rinnovamento della nostra vita.

In questo Anno giubilare siamo invitati piuttosto ad aprire delle porte. Il messaggio per la Quaresima 2016 indica nelle Opere di Misericordia l’itinerario da privilegiare.

Siamo chiamati a ritornare verso gli altri: il nostro essere popolo, la nostra identità più vera è nelle relazioni. Siamo così dal principio, da quando Dio ci creò nella somiglianza della Trinità: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” (Gn 1, 26). Il pensare la nostra libertà come autonomia, l’attaccare il cuore al possesso delle cose che genera il bisogno di difenderle… hanno creato il pretesto per allontanare gli altri dal nostro orizzonte. Ritorniamo al progetto delle origini che ci vede custodi della “casa comune”, di quel giardino dove la sobrietà e la giustizia consentono a tutti una vita dignitosa.

Ritornare, infine, a non escludere la lotta dallo sguardo della fede. Gesù si fermò nel deserto per quaranta giorni. Chi è studioso di Scrittura dice che questo numero che tante volte evoca un tempo completo potrebbe essere un modo per dirci che tutta la vita di Gesù è stata caratterizzata da questo “agonismo spirituale”. Come lui e – non dimentichiamolo! – con lui possiamo “primerear”, prendere l’iniziativa. Non temere l’impegno a riprendere seriamente in mano il timone della nostra esistenza spesso occupato dall’avidità di possesso ben al di là del bisogno, dalla frenesia e dall’efficientismo che inquinano la nostra gestione del tempo, dall’affermazione di noi stessi che ci illude di poter dominare gli altri, dalla presunzione di noi stessi che lascia Dio tra gli optional.

La lotta non è la descrizione del tempo della crisi. La lotta è l’atteggiamento costante del discepolo che ogni giorno ritorna alla voce che gli dice: “Convertiti e credi al Vangelo”. Proprio perché ci è difficile tenere sempre alta la tensione interiore ogni anno la saggezza della Chiesa ci chiede di rivivere il tempo della Quaresima. Non però come un gesto isolato, ma come il richiamo a ciò dovrebbe caratterizzare l’intera esperienza cristiana.

Buon viaggio, che sia un’andata o – soprattutto – un ritorno: a Dio, agli altri, al dono delle nostre vite.

*Assistente centrale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi

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