Considerazioni sulla seconda settimana di lavori del Sinodo dedicato ai giovani

Accompagnare nella fede, per la vità

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di Luisa Alfarano, Michele Tridente, Don Tony Drazza* - Seconda settimana di Sinodo dedicata alla seconda parte dell’Instrumentum Laboris, con l’attenzione focalizzata sul verbo interpretare, il secondo dei tre verbi che scandiscono il processo del discernimento vocazionale e comunitario. Cos’è la fede per un giovane? Come la vive? In che modo si fa l’esperienza del discernimento? Sono alcune delle tante domande che ci hanno accompagnato in questo tempo di preparazione al Sinodo, alle quali proviamo giorno dopo giorno a dare delle risposte a partire dalle sollecitazioni che ci giungono dalla vita concreta di tanti giovani di Ac nostri coetanei, per provare a costruire una proposta associativa che possa accompagnare a crescere nella fede e a far riscoprire la fede, specialmente nel momenti più bui, e che allena nel discernimento, “che conduce a riconoscere e a sintonizzarsi con l’azione dello Spirito” (IL 2).

In questa settimana di riflessione, si è riconosciuta la bellezza della giovinezza, come le fatiche, le paure, le debolezze che caratterizzano questa particolare fase della vita di ogni donna e uomo: anche l’esperienza della fragilità è luogo di incontro con la grazia e la misericordia del Signore. Ma per vivere questo incontro è necessario che i giovani vengano accompagnati a vivere la propria fragilità non come fallimento, ma come momento della vita che aiuta a crescere e da cui si può ripartire.

I padri sinodali hanno riconosciuto che per scoprire la propria vocazione è necessario affrontare la fatica del discernimento e la responsabilità delle proprie scelte: a questa vocazione, che non è solo la scelta del matrimonio o della vita consacrata, si risponde con la vita di tutti i giorni, una risposta che allo stesso tempo è, inseparabilmente, felicità e rischio (Circulus Italicus B). Affinché un giovane possa compiere questi passi, è fondamentale essere accompagnati: un accompagnamento, che è al servizio della vocazione, e quindi non può che essere un processo che dura tutta la vita, poiché la vocazione non è mai stata ascoltata una volta per sempre e tante possono essere le risposte.

Dunque, accompagnare oggi significa prima di tutto aiutare ciascuno a “generare” la propria fede, cioè a riappropriarsene in un percorso personale e, nello stesso tempo, condiviso nella comunità parrocchiale, come in associazione. L’esperienza di tante delle nostre comunità ci dice con grande chiarezza che, anche per chi ha vissuto fin da piccolo un cammino di iniziazione cristiana, la fede non può essere data per scontata, ma è qualcosa che si rigenera, soprattutto a seguito di eventuali esperienze negative vissute o, magari, perché visioni bigotte e riduttive ci hanno condotti al rifiuto e all’allontanamento.

Nell’arte dell’accompagnamento, assume un grande valore la figura dell’accompagnatore che sia il genitore, l’educatore, il sacerdote assistente. La formazione di coloro che svolgono il servizio dell’accompagnamento è avvertita costantemente dalla comunità cristiana come una questione di grande rilevanza, proprio per la delicatezza del ruolo che le figure educative ricoprono nella vita ecclesiale. Anche in Associazione, l’attenzione verso la formazione delle figure educative è sempre stata forte: non ci può essere impegno educativo senza essere persone mature nella fede che possano accompagnare i ragazzi e i giovani a crescere a loro volta nella propria vita di fede.

Dalle sintesi dei circoli minori, emerge quasi un identikit del vero accompagnatore: non è un guru, né un manipolatore; non spiega solo cosa fare e come fare, ma si sforza di camminare accanto a chi è accompagnato e lo aiuta a comprendere liberamente e personalmente cosa può farlo felice ed essere risposta piena alla vocazione che il Signore ha riservato per ciascuno di noi.

In Ac, dire accompagnamento significa andare al cuore del proprio essere Associazione. Accompagnare significa, potremmo dire, adempiere al senso più profondo della propria vocazione educativa. L’Ac esiste proprio per accompagnare i giovani a crescere nel loro percorso di maturazione della fede, vivendo fin da piccoli la dimensione fondamentale della laicità, cioè di quell’unità tra fede e vita che rende credibili nella testimonianza e saldi nella fede.

Continuiamo a seguire ed accompagnare il lavoro dei padri sinodali, fiduciosi di quest’ultimo step, che li sta vedendo impegnati nell’affrontare la parte finale dell’Instrumentum Laboris dedicata al verbo scegliere: confidiamo in proposte pastorali che riescano a delineare cammini di conversione pastorale e missionaria per una Chiesa pronta ad immergersi nella vita quotidiana del popolo di Dio ed essere compagna di strada autentica di tanti giovani desiderosi di mettersi in cammino ed essere felici.

*Vicepresidenti nazionali e assistente del Settore giovani di Ac